Italia-Libia: nuove collaborazioni, ma ancora timori per i pescherecci italiani

Pubblicato il 5 maggio 2021 alle 13:14 in Italia Libia

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L’Italia e la Libia hanno deciso di riattivare il Comitato Economico Congiunto, al fine di stimolare gli scambi commerciali. Tuttavia, Roma ribadisce la necessità di garantire la sicurezza dei pescatori italiani nelle acque internazionali tra i due Paesi. 

Il 3 maggio, il ministro di Stato per l’Economia, Salama Al-Ghwail, e l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino, si sono incontrati per discutere della cooperazione economica tra i due Paesi in vari settori, tra cui l’energia rinnovabile. Inoltre, il colloquio è stato incentrato sull’attrazione di investimenti da parte di aziende italiane, sul completamento di progetti in fase di stallo e sull’attivazione dell’accordo di amicizia congiunta. Inoltre, i due rappresentanti hanno affrontato il tema dell’immigrazione illegale e l’ambasciatore italiano ha ribadito il sostegno dell’Italia alla Libia per combattere la pandemia di coronavirus. Da parte sua, Al-Ghwail ha sottolineato l’importanza di lavorare con l’Italia e l’Unione Europea per migliorare la situazione della sicurezza in Libia, invitando tutti i Paesi a investire in Africa, in modo da contribuire alla crescita e diminuire i flussi migratori.

Lo stesso giorno dell’incontro, la sottosegretaria italiana al Ministero della Difesa, Stefania Pucciarelli, ha reso noto che una fregata della Marina Militare italiana è intervenuta per soccorrere 7 pescherecci italiani minacciati da un gommone ad alta velocità proveniente dalla costa orientale della Libia. Secondo la stampa locale, la Pucciarelli ha affermato che le barche italiane, che stavano svolgendo attività di pesca in acque internazionali, sono al sicuro e si sono dirette verso il Mediterraneo centrale. “Non possiamo più permettere che i pescherecci italiani, che operano legalmente in acque internazionali, vengano minacciati o sequestrati dalle autorità libiche, come accaduto il primo settembre 2020”, ha dichiarato la sottosegretaria alla Difesa. “Grazie alla visita a Tripoli del presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha promosso il dialogo con le autorità esecutive neoelette in Libia, credo che oggi ci siano le condizioni per lavorare ad un possibile accordo per definire il perimetro delle acque internazionali al largo della costa della Cirenaica”, ha aggiunto la Pucciarelli. 

La sottosegretaria alla Difesa italiana, nella sua dichiarazione, fa riferimento ad un episodio che si era verificato il primo settembre 2020. In tale data, le motovedette libiche dei miliziani fedeli al generale libico Khalifa Haftar, “uomo forte” della Cirenaica, avevano fermato due pescherecci siciliani, Antartide e Medinea, a circa 80 miglia al largo di Bengasi e avevano trasferito i membri degli equipaggi in una prigione controllata dalle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). I 18 marinai erano stati accusati di essere entrati illegalmente nelle acque economiche della Libia, fatto contestato dall’Italia. Dopo 108 giorni, i pescatori italiani sono stati liberati. Lo aveva annunciato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il 17 dicembre, mentre si recava verso Bengasi con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per andare a riprenderli. Tra i 18 membri dell’equipaggio trattenuti nella roccaforte del generale Khalifa Haftar, 8 erano italiani, 6 tunisini, 2 indonesiani e 2 senegalesi. La loro liberazione ha messo fine ad una situazione di stallo politico tra i due Paesi sulla sorte dei marinai. Molti avevano criticato la difficoltà del governo italiano, guidato dall’allora premier Giuseppe Conte, nelle trattative con la controparte libica e gli oppositori politici avevano accusato Di Maio e gli altri ministri di non riuscire a tenere testa al generale Haftar.  

Tuttavia, gli sviluppi politici e i negoziati avviati dall’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020 hanno portato ad una distensione politica e diplomatica. La fase di transizione in Libia ha avuto ufficialmente inizio con le elezioni del 5 febbraio scorso, svoltesi, sotto l’egida dell’Onu, all’interno del Forum di Dialogo Politico. Queste hanno portato alla nomina di nuove autorità esecutive, Abdul Hamid Dbeibah alla guida del nuovo esecutivo e Mohamed al-Menfi a capo del Consiglio presidenziale. Parallelamente, è stato formato un nuovo governo “di tutti i libici” che ha formalmente posto fine alla separazione tra il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), riconosciuto a livello internazionale, e il governo parallelo con sede a Tobruk. In tale contesto, ci sono state una serie di incontri bilaterali tra le autorità libiche e quelle italiane. Un esempio è che il nuovo primo ministro italiano, Mario Draghi, il cui incarico è iniziato il 13 febbraio, si è recato a Tripoli il 6 aprile, per la sua prima visita di Stato all’estero, che l’ha visto impegnato in colloqui con le nuove autorità esecutive della Libia. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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