Filippine: tensioni con la Cina, assistenza militare dal Giappone

Pubblicato il 5 maggio 2021 alle 11:06 in Cina Filippine Giappone

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Le tensioni diplomatiche tra Cina e Filippine riguardo alle rispettive rivendicazioni di sovranità concorrenti nel Mar Cinese Meridionale sono continuate il 4 maggio e Manila si è rifiutata di rispettare il divieto di Pesca imposto da Pechino nel Mar cinese Meridionale. Intanto, il 5 maggio, Tokyo ha iniziato a fornire all’Esercito filippino equipaggiamenti di salvataggio utilizzati dalle Forze di autodifesa del Giappone tramite il meccanismo official development assistance (ODA).

Il Ministero della difesa del Giappone ha affermato che Manila e Tokyo hanno concluso un accordo da 1,1 milioni di dollari per la consegna di strumenti di soccorso per calamità quali, ad esempio, martelli pneumatici, sonar e frese motore. Una volta completata la consegna, membri del personale delle forze di autodifesa di terra giapponesi saranno inviati nelle Filippine dove istruiranno le unità militari locali all’uso di tale strumentazione. Il Ministero degli Esteri del Giappone ha affermato di sperare che la fornitura degli aiuti in questione consentirà al proprio Paese di approfondire le relazioni bilaterali con “un importante partner regionale”.

L’annuncio giapponese è arrivato ad un giorno di distanza dalle ultime tensioni diplomatiche tra Cina e Filippine. Il 4 maggio, le Filippine hanno affermato che il bando sulla pesca nel Mar cinese Meridionale imposto unilateralmente dalla Cina non si estende al proprio Paese. La Task force nazionale per il Mar Filippino Occidentale, nome con il quale Manila si riferisce alla parte orientale del Mar cinese Meridionale, ha dichiarato opposizione al bando cinese in aree che rientrerebbero nel territorio e nella giurisdizione del proprio Paese. Per tanto, Manila ha incoraggiato i propri pescatori a continuare a pescare nelle acque in questione. Dal 1999, la Cina impone un bando alla pesca dal primo maggio al 16 agosto.

Lo stesso 4 maggio, il portavoce del Ministero affari esteri della Cina, Wang Wenbin, ha invitato le Filippine a rispettare la sovranità e la giurisdizione della Cina e ad interrompere azioni che potrebbero complicare la situazione. Wang ha poi affermato che la “diplomazia da microfono” non serva a cambiare la situazione ma, anzi, possa solamente rovinare la fiducia reciproca. Quest’ultima affermazione è stata indirizzata al ministro degli esteri filippino, Teodoro Locsin, il quale aveva utilizzato parole scurrili sul proprio account Twitter per chiedere alla Cina di allontanare le proprie imbarcazioni da isole contese tra Manila e Pechino. A tal proposito la Cina ha chiesto alle Filippine di attenersi all’etichetta e alla propria posizione di base. Locsin si è poi scusato con la Cina, dopo che anche il presidente filippino, Rodrigo Duterte, è intervenuto sulla vicenda per placare i toni.

La Cina e le Filippine hanno rivendicazioni concorrenti nel Mar Cinese Meridionale che spesso causano tensioni tra le parti e che sono state oggetto di una sentenza della Corte di giustizia internazionale, il 12 luglio 2016. In tal caso, nel 2013, Manila aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi e, tre anni dopo, la corte di giustizia internazionale si era espressa in favore delle Filippine invalidando le rivendicazioni cinesi. La Cina si era rifiutata di partecipare al processo e non ha mai preso in considerazione e rispettato il suo esito. Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici, nello specifico da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi coinvolti nelle dispute. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

Anche il Giappone, come le Filippine, ha dispute di sovranità aperte con la Cina ma nel Mar cinese Orientale, rispetto al possesso delle isole Senkaku, che la Cina chiama Diaoyu. Queste sono, al momento, amministrate dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. Di fronte alla crescente presenza militare cinese nell’area e nella regione dell’Indo-Pacifico in generale, il Giappone sta rafforzando i propri legami di difesa con vari attori regionali e non, quali le Filippine.

Rispetto alla fornitura di armi questa è stata resa possibile dal fatto che, dal 2014, il Giappone ha rimosso una legge che gli impediva di vendere armi all’estero. Tra il 2016 e il 2018, le Filippine hanno messo in servizio dieci navi da pattuglia di fabbricazione giapponese per potenziare la propria Guardia costiera e Tokyo ha assistito Manila per il prestito necessario al finanziamento del loro acquisto.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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