Elezioni di Madrid: vincono i popolari ma cresce l’estrema destra

Pubblicato il 5 maggio 2021 alle 14:42 in Europa Spagna

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Alle elezioni amministrative nella regione autonoma di Madrid, il Partito popolare (Pp) ha ottenuto la vittoria con il 43,7% delle preferenze e un totale di 65 seggi. Si tratta però di numeri che non saranno sufficienti a farlo governare e che lo costringono a guardare ad un’alleanza con il gruppo di estrema destra Vox, che ha totalizzato 13 seggi.

A scrutini praticamente conclusi, la candidata del Pp, Isabel Diaz Ayuso, ha confermato il successo alle urne portando il partito di centrodestra ad oltre il doppio dei 30 seggi ottenuti nel 2019. Tuttavia, si ferma a meno 4 seggi dalla maggioranza assoluta di 69 necessaria per continuare a governare. Distante la sinistra, dove si registra il crollo del Partito Socialista, che scende di 13 seggi rispetto al 2019, passando da 37 a 24. Lo stesso numero di seggi ottiene Más Madrid, formazione progressista in crescita, mentre esce di scena Ciudadanos, che non supera la barriera del 5% rimanendo fuori dal consiglio regionale della Comunità. Nel 2019, la formazione arancione, guidata dal candidato Edmundo Bal, aveva guadagnato 26 seggi. Una scossa importante l’ha ricevuta anche il partito Podemos, passato da 7 a 10 rappresentanti nell’assemblea madrilena. Dopo l’annuncio dei risultati, Pablo Iglesias, candidato leader del partito ed ex vicepremier, ha annunciato la sua uscita dalla politica attiva.

Le elezioni sono state caratterizzate da una partecipazione al voto che ha superato di circa 11 punti percentuali il numero di votanti dell’ultima tornata elettorale. In particolare, alle 19:00 di martedì 4 maggio, la percentuale di persone che si era recata alle urne a votare aveva oltrepassato il 69%. 

“La libertà ha trionfato di nuovo a Madrid”, sono state le parole di Ayuso, durante il suo discorso celebrativo di fronte a centinaia di sostenitori riuniti davanti alla sede centrale del suo partito. “Continueremo a governare per tutti”, ha aggiunto la presidente uscente. “Il Partito popolare è pronto per le elezioni generali”, ha detto alla stazione radio EITB il parlamentare del Pp Pablo Montesinos, specificando: “Questo è l’inizio della fine di Pedro Sanchez, che è stato il principale perdente”. Un altro parlamentare del Pp, Teodoro Garcia Egea, ha affermato che la sconfitta del Partito socialista nella regione di Madrid è il segnale evidente che gli elettori giudicano male la gestione di Sanchez della pandemia di COVID-19.

Il Pp controlla la regione autonoma della capitale da circa 26 anni, ma, nonostante la sua vittoria possa dargli un certo impulso a livello nazionale, non possiede abbastanza legislatori nel Parlamento spagnolo tali da costringere Sanchez a indire elezioni anticipate. “Escludo totalmente le elezioni a livello nazionale”, ha detto Pablo Simon, professore di scienze politiche all’università Carlos III di Madrid. “Che incentivo ha il premier per indire subito le elezioni? Nessuno. Il bilancio è stato votato, deve aspettare che si vedano gli effetti della campagna di vaccinazione e che arrivino i fondi Ue per rilanciare l’economia”, ha aggiunto.

Tuttavia, fonti interne ritengono che non si possano escludere elezioni anticipate prima del 2023 e la domanda che circola nel Partito socialista è quando ciò potrà funzionare a suo favore. I socialisti gestiscono attualmente, a livello nazionale, un governo di coalizione con Podemos, il cui leader ha appena dichiarato di voler lasciare la politica dopo la cattiva performance alle elezioni regionali di Madrid. Il Pp ha tenuto il potere in Spagna tra il 2011 e la metà del 2018, quando è subentrato il Partito socialista in un governo di minoranza. Dopo due elezioni inconcludenti, Sanchez è riuscito a mettere insieme una coalizione di minoranza con Pablo Iglesias e a formare un governo nel gennaio 2020.

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Chiara Gentili

di Redazione

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