Colombia: cosa sta succedendo

Pubblicato il 5 maggio 2021 alle 13:09 in America Latina Colombia

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Da oltre una settimana, la Colombia è diventata teatro di accese proteste contro il presidente Iván Duque e la sua proposta di riforma fiscale. Le manifestazioni, che si sono trasformate in aperti scontri con la polizia, stanno mettendo in discussione l’intero operato del governo. 

Nel frattempo, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha accusato le forze di sicurezza della Colombia di “uso eccessivo della violenza” contro i manifestanti. Il difensore civico del Paese ha riferito, dal canto suo, che almeno 19 persone sono morte da quando sono iniziati i disordini per le riforme fiscali proposte dal Governo colombiano, il 28 aprile. Marta Hurtado, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha affermato che l’Onu ha ricevuto segnalazioni di attivisti molestati e minacciati, nonché di manifestanti feriti e persino uccisi in diverse città della Colombia. Secondo quanto riferito, più di 800 persone sono rimaste ferite negli scontri avvenuti tra la polizia e i manifestanti.

Il disegno di legge del presidente Duque, noto come Legge di Solidarietà Sostenibile, era stato presentato il 5 aprile. Il progetto consisteva in una serie di riforme allo statuto fiscale per ampliare la base di contribuenti, riducendo l’importo minimo a partire dal quale i cittadini sono tenuti a pagare le tasse. L’iniziativa prevedeva che, dal 2022, chi guadagnasse più di 2,4 milioni di pesos al mese (circa 663 dollari), avrebbe dovuto dichiarare l’imposta sul reddito, provvedimento che era stato già respinto dai sindacati in un Paese in cui il salario minimo equivale a 248 pesos, ovvero circa 12 dollari. Il presidente colombiano aveva assicurato che la riforma fiscale avrebbe portato diversi vantaggi e che i suoi effetti sociali sarebbero stati immediati. “Non stiamo facendo riforme per il Governo ma per la nazione, per le nuove generazioni”, aveva insistito Duque.

A partire dal 28 aprile, il progetto di riforma fiscale promosso dal presidente colombiano aveva generato ampie manifestazioni nel Paese. Gran parte dei lavoratori, degli studenti e dei membri della comunità indigena avevano ritenuto che l’iniziativa legale andasse a svantaggio della classe media e fosse inappropriata nel mezzo di una crisi economica scatenata dalla pandemia di coronavirus. “Il Governo non vuole ascoltare né i cittadini né i partiti politici che si battono per ritirare la riforma che farà morire di fame milioni di colombiani”, aveva dichiarato in Blu Radio Francisco Maltés, presidente della Central Unitaria de Trabajadores (CUT). Secondo quanto riferito da Alejandro Useche, professore alla scuola di management dell’Università del Rosario di Bogotà, la riforma, per quanto fosse necessaria per sostenere la spesa pubblica in un Paese indebitato, avrebbe generato un danno maggiore ai contribuenti a basso reddito anziché a quelli con alti livelli di reddito e patrimonio.

Nonostante il presidente Duque abbia annunciato, domenica 2 maggio, che avrebbe ritirato la riforma fiscale, le proteste sono continuate nelle principali città della Colombia. Gran parte dei manifestanti hanno evidenziato che il ritiro della riforma fiscale non è sufficiente e che sono necessari anche miglioramenti ai sistemi sanitari e scolastici del Paese latino-americano. Nella sua dichiarazione, l’ONU ha esortato il Governo della Colombia a proteggere i diritti dei manifestanti, sottolineando che “le forze dell’ordine dovrebbero attenersi ai principi di legalità, precauzione e necessità di proporzionalità”. Anche l’amministrazione del presidente USA Joe Biden ha rilasciato una dichiarazione in cui “chiede la massima moderazione da parte delle forze pubbliche per prevenire ulteriori perdite di vite umane”. Da parte sua, Duque ha segnalato, martedì 4 maggio, che il suo Governo agirà con “determinazione” per gestire le proteste e ha assicurato che creerà “spazi” per i gruppi della società civile, i partiti politici e il settore privato affinché possano incontrare i rappresentanti del Governo.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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