Myanmar: milizie etniche affermano di aver abbattuto un elicottero militare, un’esplosione causa 5 morti

Pubblicato il 4 maggio 2021 alle 13:06 in Asia Myanmar

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Un gruppo armato ribelle di etnia kachin, il Kachin Independence Army (KIA), ha affermato di aver abbattuto un elicottero d’assalto dell’Esercito birmano il 3 maggio, nella cittadina settentrionale di Momauk, nello stato di Kachin. Nella stessa giornata, l’esplosione di un pacco bomba ha causato la morte di 5 persone, mentre, nella notte tra il 3 e il 4 maggio, una milizia formatasi da poco dello stato di Chin, la Chinland Defence Force, ha dichiarato di aver ucciso almeno 4 militari e di averne feriti altri 10.

Il portavoce del KIA, il colonnello Naw Bu, ha affermato che dalle 08:00, ora locale del 3 maggio le forze armate avevano iniziato ad impiegare aerei da caccia ed elicotteri per attaccare i propri soldati. Le truppe del KIA hanno quindi risposto al fuoco colpendo e abbattendo l’elicottero. Naw Bu non ha però rivelato quali armi abbia utilizzato il KIA nel corso del combattimento e l’esercito non ha rilasciato commenti in merito.

Dalla presa del potere da parte dell’Esercito birmano il primo febbraio scorso, sono ripresi gli scontri tra l’Esercito e diverse milizie etniche in varie aree del Paese quali gli Stati di Kachin, Shan e Kayin, dove l’Esercito ha eseguito raid aerei.  In Myanmar, sono presenti da decenni gruppi di ribelli appartenenti a diverse etnie che, per anni, hanno lottato contro il governo centrale per ottenere maggiore autonomia.  Per quanto riguarda la Chinland Defence Force, invece, secondo media locali, quest’ultima si sarebbe formata  il 4 aprile scorso per proteggere i manifestanti pacifici e i civili dagli arresti e dalle uccisioni dell’Esercito.

Parallelamente agli scontri tra milizie etniche ed Esercito, in un villaggio nella parte centro-meridionale del Myanmar, a Bago Occidentale, durante le proteste pro-democrazia l’esplosione di un pacco bomba ha ucciso 5 persone. Tra questi vi sarebbero stati un politico deposto della Lega Nazionale per la Democrazia (NDL) e tre poliziotti che si erano uniti al movimento di disobbedienza civile contro la giunta militare al potere.

L’Esercito del Myanmar ha preso il potere e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, il primo febbraio scorso. Nella stessa giornata, la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint, sono stati arrestati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni dello scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo con a capo Aung San Suu Kyi.

Dal 6 febbraio successivo sono nate proteste della popolazione che l’Esercito ha represso con la violenza e che, ad oggi, avrebbero causato 766 morti, secondo quanto riferito dall’associazione locale nota come Assistance Association for Political Prisoners. Le stime fornite dalla giunta militare al potere sarebbero inferiori e, al 15 aprile, erano di 248 morti. Al momento, per molti media stranieri sarebbe impossibile verificare tali dati, così come molte altre informazioni, visto che la giunta militare al potere ha chiuso gran parte dei canali mediatici indipendenti, ha revocato loro le licenze, ha arrestato giornalisti locali e stranieri e ha ristretto l’utilizzo di internet nel Paese.

Oltre alle proteste, il 5 febbraio, alcuni membri della NDL avevano istituito il Comitato di rappresentanza dell’Assemblea dell’Unione, ovvero del Parlamento bicamerale del Myanmar, che, il successivo 21 marzo, era stato dichiarato illegale. Il 16 aprile, membri del Comitato di Rappresentanza dell’Assemblea dell’Unione hanno annunciato di aver istituito un governo di unità nazionale, formato da membri del Parlamento deposti il primo febbraio scorso, alcuni leader delle proteste contro la giunta militare al potere e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese, compresi i karen. Il nuovo esecutivo ha a capo, come presidente, Win Myint e Aung San Suu Kyi, come consigliere di Stato. Il 20 aprile, tale governo è stato dichiarato “illegale” dalla giunta militare.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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