Algeria: il presidente chiede il dialogo per frenare le proteste

Pubblicato il 4 maggio 2021 alle 6:36 in Africa Algeria

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Il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha esortato il governo ad aprire “un dialogo” con le parti sociali per placare la crescente rabbia dell’opinione pubblica. La disoccupazione al 15%, l’aumento dei prezzi e la carenza di prodotti alimentari di base sono solo alcuni dei problemi che si sono sommati, da un lato, alla crisi economica provocata dal calo delle entrate petrolifere e, dall’altro, alla situazione di stallo politico seguita alle rivolte democratiche di due anni fa.

Durante una riunione di gabinetto, svoltasi domenica 2 maggio, Tebboune ha ordinato l’apertura di “un dialogo con diverse parti sociali per migliorare la situazione socio-professionale” dei dipendenti nei settori dell’istruzione e della salute, si legge in un comunicato. Nel frattempo, decine di vigili del fuoco e membri del personale della protezione civile hanno marciato in divisa, non lontano dalla sede della presidenza, per rivendicare migliori condizioni di lavoro. Gli attivisti hanno poi dichiarato sui social media di essere stati interrotti dai gas lacrimogenti degli agenti di polizia. 

Il 29 aprile, uno dei principali attivisti dell’opposizione algerina, Karim Tabbou, è stato rilasciato, il giorno dopo il suo arresto, e posto sotto libertà vigilata. L’uomo, che lo scorso anno era stato condannato a un anno di carcere, con sospensione della pena, per “aver minato la sicurezza dello Stato”, è stato accusato di otto crimini, inclusa la “calunnia”. Tabbou e altri manifestanti anti-governativi si stanno impegnando a boicottare le prossime elezioni. 

Il capo dell’Autorità nazionale indipendente delle elezioni (ANIE), Mohamed Charfi, ha riferito, questa settimana, che 1.730 liste, ovvero 818 liste di partito e 912 “liste indipendenti”, si sono registrate per le elezioni legislative programmate a giugno. Tuttavia, Charfi ha specifato che solo 19 dei 39 partiti che hanno presentato la documentazione “soddisfano i requisiti legali”.

Il movimento pro-democrazia “Hirak”, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, ha avuto inizio il 22 febbraio 2019, quando la popolazione algerina ha cominciato a chiedere, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione ha assunto toni più accesi dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. Le manifestazioni hanno poi portato alla nomina di un nuovo presidente, Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019, sin da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica.

Nonostante le promesse del nuovo capo di Stato per una maggiore libertà e democrazia, molti oppositori e attivisti sono stati arrestati, processati e condannati, in un clima di repressione contro attivisti, giornalisti, media indipendenti e blogger. A tal proposito, il 4 gennaio scorso, un giovane algerino, Walid Kechida, è stato condannato a tre anni di reclusione, dopo aver pubblicato post satirici sul presidente algerino e la religione islamica.

Secondo il Comitato Nazionale per la Liberazione del Detenuti (CNLD), gli arresti di “attivisti anti-regime” sono all’ordine del giorno, nonostante l’interruzione delle manifestazioni settimanali dalla metà di marzo 2020, a causa della pandemia di Covid-19. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che la sorveglianza statale sui social media è aumentata e le azioni legali contro gli utenti di Internet sono in aumento. 

In uno degli episodi più recenti, il 22 marzo, la magistratura algerina ha richiesto l’arresto di alcuni partecipanti al movimento Hirak, accusandoli di aver provato a rendere violente delle proteste pacifiche e di essere coinvolti in complotti a sfondo terroristico. Gli individui interessati dal mandato di cattura sono un ex diplomatico, Mohamed Larbi Zeitout, un blogger, Amir Boukhors, che si firma con il nome di “Amir Dz”, e un giornalista, Hichem Aboud. Il primo è un uomo di 57 anni che nel 2007 ha fondato il movimento politico “Rachad”, ritenuto fuorilegge, e che attualmente vive in esilio nel Regno Unito. Il gruppo includerebbe tra i suoi membri ex attivisti del Fronte Islamico di Salvezza (FIS), un partito politico islamista algerino, i quali sono stati accusati di essersi infiltrati tra i manifestanti algerini spargendo violenza nel corso delle proteste scoppiate a febbraio 2019. Zeitout, nello specifico, è ricercato con l’accusa di “gestione e finanziamento di un gruppo terroristico”, nonché di falsificazione e riciclaggio di denaro. Il movimento Rachad, da parte sua, ha smentito le accuse, affermando che il suo obiettivo è istituire uno Stato civile in cui vengano rispettate le norme democratiche. Parallelamente, Boukhors, 38 anni, ha pubblicato diversi video critici nei confronti del governo di Algeri, mentre Aboud, giornalista di 65 anni, presunto agente dei servizi segreti algerini, è stato condannato in contumacia, nel 2020, a sette anni di prigione. Sia Boukhors sia Aboud, al momento in Francia, sono accusati di riciclaggio di denaro e di appartenenza a un “gruppo terroristico che prende di mira la sicurezza dello Stato”, di cui, però, non è stata specificata la denominazione. Oltre ai tre algerini in esilio, è stato emesso un mandato di cattura anche per Mohamed Abdellah, fuggito a Madrid, mentre un quarto individuo, Ahmed Mansouri, un ex attivista ed ex membro di FIS è stato arrestato nel mese di febbraio scorso e condannato alla reclusione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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