UNHCR: 30.000 sfollati a causa dell’offensiva dei militanti islamisti a Palma

Pubblicato il 3 maggio 2021 alle 12:41 in Africa Mozambico

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Secondo le stime dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’UNHCR, circa 30.000 persone sono fuggite da Palma, nel Nord del Mozambico, dopo l’assalto dei militanti affiliati allo Stato Islamico avvenuto il 24 marzo.

Secondo le stime dell’Armed Conflict Location and Event Data (ACLED), il conflitto ha causato la morte di almeno 2.600 persone, mentre l’UNHCR sostiene che più di 700.000 siano stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, tra cui 30.000 soltanto dal 24 marzo.  Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, il 30 aprile, il portavoce dell’UNHCR, Babar Baloch, ha dichiarato che l’agenzia era “profondamente preoccupata per le conseguenze umanitarie della rapida escalation di violenza” nel Nord del Mozambico, esprimendo particolare preoccupazione per “la sicurezza e il benessere dei più vulnerabili tra gli sfollati, tra cui donne e bambini”. Rivolgendosi ai giornalisti, la portavoce ha riferito che gli sfollati sono stati costretti ad affrontare grandi ostacoli nel tentativo di attraversare il confine.

Nondimeno, Baloch ha sottolineato la gravità del conflitto dal punto di vista del rispetto dei diritti umani, affermando che la violenza ha portato ala violazione di questi ultimi, all’interruzione dei servizi di base per la popolazione, creando una situazione di disagio che ha colpito soprattutto i bambini. Secondo il portavoce, altrettanto preoccupante è la separazione delle famiglie. Di conseguenza, centinaia di bambini arrivano alle loro destinazioni traumatizzati ed esausti, spesso senza effetti personali e con problemi di salute, tra cui ferite e grave malnutrizione.

Secondo un comunicato di Save The Children, pubblicata il 16 marzo, l’organizzazione ha dichiarato di aver parlato con le famiglie sfollate che hanno descritto “scene orribili” di omicidio. Una donna ha raccontato di essersi nascosta, “impotente”, con i suoi altri tre figli mentre il quarto, dodicenne, veniva ucciso a pochi metri di distanza. “Abbiamo cercato di scappare nei boschi, ma hanno preso mio figlio maggiore e lo hanno decapitato”, ha dichiarato la testimone, 28enne. Un’altra madre, una 29enne, ha raccontato a Save The Children che suo figlio aveva solo 11 anni quando è stato ucciso da uomini armati.

In base a quanto emerso da un documento, pubblicato il 2 marzo da Amnesty International, centinaia di civili sono stati uccisi durante la crisi a Cabo Delgado. Tra i responsabili ci sono il gruppo armato affiliato allo Stato Islamico noto localmente come “al-Shabaab”, il quale non ha legami con l’omonima milizia in Somalia, le forze di sicurezza governative e una società militare privata assunta dal Governo, Dyck Advisory Group.

In diversi attacchi documentati da Amnesty International, i combattenti di al-Shabaab hanno deliberatamente ucciso civili, bruciato villaggi e città e commesso atroci atti di violenza con i machete, comprese numerose decapitazioni e vilipendi di cadaveri. Oltre al gruppo armato, anche le forze governative hanno condotto attacchi disumani contro i civili accusati di collaborare o sostenere Al-Shabaab. Stando a quanto riferito dal rapporto, militari e poliziotti hanno commesso, tra le altre cose, esecuzioni extragiudiziali, atti di tortura e mutilazioni di corpi. 

Dopo una serie di sconfitte, alle forze nazionali è subentrato il Dyck Advisory Group (DAG), una società militare privata sudafricana, per combattere i militanti di Al-Shabaab utilizzando elicotteri armati. Secondo 53 testimoni intervistati daAmnesty International, gli operatori del DAG hanno sparato con mitragliatrici dai velivoli e lanciato indiscriminatamente granate a mano su folle di persone, oltre a sparare ripetutamente contro infrastrutture civili, compresi ospedali, scuole e case. 

L’incursione del 24 marzo ha segnato una significativa intensificazione della violenza di matrice islamista che sta colpendo la provincia di Cabo Delgado, dove è situata la città costiera di Palma, dal 2017. Il quadro di insicurezza attuale ha fatto sì che l’azienda petrolifera francese Total sospendesse un importante progetto di estrazione di gas naturale liquido (GNL) nei pressi di Palma. Di fatto, l’assalto è avvenuto pochi giorni dopo che Total aveva annunciato l’intenzione di riprendere la costruzione del sito nella zona dal valore di 20 miliardi di dollari.

Le cause dell’insurrezione sono riconducibili all’estrema povertà della provincia di Cabo Delgado e soprattutto al fatto che la popolazione locale non ha accesso alle grandi quantità di risorse naturali che sono presenti nella zona. La provincia di Cabo Delgado è  caratterizzata da carenza di opportunità economiche, malnutrizione e scarso accesso ad acqua pulita, elettricità e servizi igienici. Nel 2015, il tasso di povertà a Cabo Delgado era superiore al 50%. Quando il ciclone Kenneth ha colpito nell’aprile 2019, il Governo mozambicano è stato incapace di risollevare la regione, già colpita da enorme disagi, creando creando un terreno fertile per un’insurrezione violenta.

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Julie Dickman

di Redazione

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