Niger: un nuovo attacco letale al confine con il Mali

Pubblicato il 3 maggio 2021 alle 20:32 in Africa Niger

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Almeno 16 soldati del Niger sono stati uccisi e un altro risulta disperso, a seguito di un attacco effettuato il primo maggio contro una pattuglia militare nella regione di Tahoua, vicino al confine con il Mali. 

Secondo quanto riferito da Ibrahim Miko, funzionario di Tahoua, altri 6 soldati sono rimasti feriti nell’assalto, effettuato da un gruppo di “banditi”. Il quotidiano Al-Jazeera English ha aggiunto che, il 2 maggio, il governo del Niger ha reso noto che le forze armate del Paese hanno ucciso 24 “sospetti terroristi” catturati nella regione occidentale e che avevano tentato di fuggire. I sospetti stavano progettando un attacco nella città di Banibangou, anche questa situata nei pressi del confine con il Mali. Tuttavia, l’esercito era stato allertato e, dopo uno scontro armato, 26 individui sono stati arrestati, il 28 aprile. Uno dei “sospetti terroristi” era poi morto a causa delle ferite riportate nel combattimento. Mentre stavano aspettando il trasferimento nella vicina Chinegodar, dove si trova una base militare nigerina, i prigionieri hanno cercato di scappare, durante la notte tra il 29 e il 30 aprile, dopo essere riusciti a disarmare una guardia. “Ignorati i colpi di avvertimento, i 24 prigionieri sono stati feriti a morte e uno di loro è riuscito a scappare”, ha riferito il Ministero della Difesa, aggiungendo che era stata avviata un’inchiesta sull’accaduto. 

La regione occidentale del Niger, al confine con il Mali ed il Burkina Faso, è un’area particolarmente instabile della regione desertica del Sahel. La stessa Tahoua era stata teatro di un altro attacco, effettuato il 21 marzo, che aveva causato la morte di 141 persone. Secondo i funzionari locali, la responsabilità era da attribuire a militanti affiliati allo Stato Islamico. Secondo un rapporto di organizzazioni umanitarie coordinate dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), le violenze del 21 marzo potrebbero essere state una vendetta per una serie di arresti di persone sospettate di appartenere a gruppi armati nella zona. Inoltre, il 17 aprile, almeno 19 civili sono stati uccisi da un gruppo di uomini armati nel villaggio di Gaigorou, nella regione di Tillaberi, sempre nel Niger occidentale. Nella stessa area, il 15 marzo, un altro attacco aveva causato la morte di 58 persone. Nella stessa Tillaberi, il 21 febbraio, 7 membri della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente del Niger (CENI) erano stati uccisi durante il ballottaggio delle elezioni presidenziali, quando il loro veicolo aveva colpito una mina posizionata sulla strada. Nella medesima regione, il 2 gennaio, un gruppo di militanti islamisti aveva fatto incursione in due villaggi uccidendo almeno 100 civili. Episodi come questi evidenziano l’instabilità del Paese e le sfide di sicurezza davanti alle quali si trova il nuovo presidente del Niger, Mohamed Bazoum, che ha vinto le elezioni del 21 febbraio per succedere al leader uscente, Mahamadou Issoufou. 

In tale contesto, anche la situazione politica è particolarmente instabile. Il rivale del presidente eletto, Mahamane Ousmane, ha rifiutato di accettare i risultati del voto di febbraio e ha denunciato una serie di brogli. Secondo la Commissione Elettorale del Niger, Bazoum avrebbe ottenuto  il 55,75% dei voti, mentre Ousmane il 44,25%. Tuttavia, quest’ultimo ha insistito sul fatto che la sua fetta di consensi ammontava almeno al 50,3% del totale. I suoi sostenitori, a partire dal 22 febbraio, hanno quindi organizzato una serie di manifestazioni in tutto il Paese. Ousmane aveva chiesto “marce pacifiche”, ma alcune violenze sono state registrate. Il 25 febbraio, il ministro dell’Interno nigerino, Alkache Alhada, aveva riferito che, nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione dei risultati elettorali, almeno 2 persone erano rimaste uccise nei disordini e circa 468 arresti erano stati effettuati. Una nuova protesta dell’opposizione nella capitale, pianificata per mercoledì 31 marzo, era stata vietata il giorno prima dalle autorità.

Inoltre, il 29 aprile, si è diffusa la notizia che il presunto autore di un tentato colpo di Stato in Niger, lanciato e represso il 31 marzo, era stato arrestato dalla polizia. Le autorità del Niger hanno accusato un gruppo di militanti, guidati dal capitano Sani Gourouza, di aver provato a rovesciare il governo nella notte tra il 30 e il 31 marzo. Verso le 3 del mattino, i media locali avevano riferito che c’erano stati degli spari nei pressi del Palazzo presidenziale. Tuttavia, entro la giornata del 31 marzo, le autorità avevano dichiarato di aver arrestato i responsabili di un tentato colpo di Stato e ristabilito l’ordine. Gourouza, il leader militare accusato, prestava servizio in una base aerea nella capitale, Niamey. A seguito del presunto golpe, Bazoum ha esortato i vicini regionali a intensificare gli sforzi per combattere il terrorismo.

La tensione nella regione desertica del Sahel è aumentata a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, i gruppi armati attivi nella regione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti, causando migliaia di decessi e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. Nello specifico, gli attacchi nel Niger occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi 4 mesi del 2021, causando la morte di oltre 300 persone dall’inizio dell’anno. Le iniziative militari regionali sono numerose, ma a partire da marzo del 2020, è stata lanciata la “Task Force Takuba”, istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei e finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione è composta dalle forze speciali di: Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Il primo invio di truppe italiane era previsto nel mese di marzo del 2021. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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