Naufragio al largo della Libia: 50 morti, ma la Guardia Costiera smentisce

Pubblicato il 3 maggio 2021 alle 12:33 in Immigrazione Libia

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Almeno 50 migranti, tra cui diversi egiziani, sono morti dopo che la loro imbarcazione è affondata al largo delle coste libiche, in prossimità della città di al Zawiya. Lo ha riferito l’agenzia di stampa italiana Ansa, lunedì 3 maggio, citando un tweet del quotidiano arabo Al Arabiya. Il portavoce della Guardia Costiera libica, l’ammiraglio Masoud Ibrahim, ha tuttavia smentito la notizia, comunicando all’Ansa di non avere alcuna informazione riguardo al naufragio libico. Secondo Ibrahim, potrebbe trattarsi di un’informazione errata.

Poche ore prima, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) aveva riferito che circa 11 persone avevano perso la vita dopo il naufragio del loro gommone, nei pressi di al Zawiya. A bordo dell’imbarcazione, diretta verso l’Europa, vi erano, secondo l’IOM, 24 migranti. Dodici di loro sarebbero stati salvati dalla Guardia Costiera libica.

Precedentemente, il servizio Alarm Phone aveva reso noto che un barcone con 95 persone a bordo si trovava in acque internazionali con il motore in avaria. “95 persone ancora in mare! Sono in panico, piangono al telefono. Alcuni vogliono nuotare verso le due navi vicine, che si rifiutano di intervenire, piuttosto che essere costretti a tornare in Libia. Situazione tesa, l’Italia rifiuta ancora la responsabilità. DontLetThemDrown!”, ha scritto l’Ong sul suo account Twitter, riportando, in un altro post, le parole dei migranti: “Il mare è tanto, le onde altissime, la barca è piccola. Moriamo tutti, tra poco, se non mandate aiuto. Per favore, mandate qualcuno, c’è tanta acqua nella barca”. L’ultimo aggiornamento è arrivato nella mattinata di oggi, lunedì 3 maggio. I migranti, rimasti in attesa di aiuto per ore al largo di Zwara, sarebbero stati riportati indietro da una motovedetta libica, a detta di Alarm Phone. 

Nel frattempo, la Sea Watch 4, la nave dell’omonima Ong tedesca, ha effettuato il suo sesto salvataggio in 72 ore. “Abbiamo soccorso 51 persone su una barca di legno con doppio ponte. Dopo i due rescue delle ultime ore, a bordo della Sea-Watch 4 ci sono 455 persone che hanno bisogno e diritto di sbarcare il prima possibile in un porto sicuro”, ha scritto l’organizzazione su Twitter. L’imbarcazione della Ong, dopo gli altri 5 interventi effettuati nelle scorse ore, si trova in questo momento a 46 miglia nautiche a Sud-Ovest di Lampedusa e chiede di sbarcare immediatamente.

Solo poco tempo fa, in uno degli ultimi naufragi al largo della Libia, un gommone si è capovolto nelle acque a Nord-Est di Tripoli, il 21 aprile, facendo perdere le tracce di tutte le 130 persone che si ritiene fossero a bordo. Diverse organizzazioni che si occupano di diritti umani hanno accusato le autorità di non aver fatto abbastanza per salvare le vite. Anche il Papa e l’Onu hanno condannato l’incidente. Tuttavia, la Guardia Costiera libica e l’Agenzia di frontiera europea, Frontex, hanno respinto le critiche.

La Libia rimane una delle aree di transito più utilizzate dai migranti che intendono raggiungere l’Europa. I trafficanti di esseri umani, la maggior parte operanti nel Paese nordafricano, lanciano in mare gommoni o barche da pesca affollate che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni migranti scappano da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà. Il Paese, teatro per anni di una lunga guerra civile, rappresenta un punto di transito fondamentale per diversi migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana. 

Quest’anno, nel tentativo di attraversare le acque del Mediterraneo, in rotta verso l’Europa, sono morti finora oltre 559 migranti, di cui 490 solo nel Mediterraneo centrale. Dal 2014, più di 20.000 persone hanno perso la vita in mare mentre cercavano di raggiungere il continente europeo dall’Africa. Più di 17.000 di questi decessi si sono verificati nel Mediterraneo centrale, descritto dalle Nazioni Unite come il percorso più pericoloso al mondo per migranti e richiedenti asilo.

Su questa rotta, il numero di persone che si imbarcano verso l’Europa è aumentato di quasi quattro volte a marzo, rispetto allo stesso mese di un anno fa, raggiungendo quota 1.800 persone. Tunisia e Costa d’Avorio sono i Paesi da cui è partito il maggior numero di migranti. Nel Mediterraneo occidentale, invece, nel mese di marzo, sono stati rilevati circa 1050 attraversamenti illegali, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2020. Il totale per i primi tre mesi del 2021, per quanto rigurada la rotta occidentale del Mediterraneo, si è attestato a circa 2700, ovvero l’8% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli algerini hanno rappresentato i tre quinti degli arrivi quest’anno, mentre i marocchini hanno costituito il secondo gruppo più consistente. Nel Mediterraneo orientale, secondo i dati di Frontex, sono stati segnalati nel mese di marzo, circa 1850 rilevamenti di attraversamenti illegali, il 43% in meno rispetto a un anno fa. Sempre su questa rotta, nel periodo gennaio-marzo, il numero totale di rilevamenti è sceso del 71%, arrivando a circa 3300. Siriani e turchi rappresentano le nazionalità più numerose.

di Redazione

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