Kirghizistan-Tagikistan: completato il ritiro delle truppe dal confine conteso

Pubblicato il 3 maggio 2021 alle 10:33 in Kirghizistan Tajikistan

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L’ufficio stampa del servizio di frontiera kirghiso ha riferito, lunedì 3 maggio, che sia il Kirghizistan sia il Tagikistan hanno completato il ritiro delle truppe lungo la linea di confine che divide i due Paesi.

La situazione nell’area si è stabilizzata e ciò è confermato dal fatto che durante la notte tra il 2 e il 3 maggio non sono state registrate violazione del cessate il fuoco. Inoltre, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa RIA, i negoziati presso la Commissione interstatale, composta da ufficiali dei dipartimenti della Difesa del Kirghizistan e del Tagikistan, sono ancora in corso per comprendere come prevenire che una tale situazione si possa verificare nel prossimo futuro.

In precedenza, il primo maggio, i direttori dei Comitati di Stato per la Sicurezza Nazionale del Kirghizistan e del Tagikistan, rispettivamente Kamchybek Tashiyev e Saymumin Yatimov, hanno sottoscritto un secondo accordo per il cessate il fuoco e per il ritiro delle truppe schierate lungo il confine conteso poiché quello concordato il 29 aprile non era stato rispettato pienamente.

La disputa è iniziata il 28 aprile e le due parti hanno rilasciato versioni differenti in relazione all’iniziatore del conflitto. Secondo quanto riferito dai media del Kirghizistan, tutto sarebbe iniziato il 28 aprile intorno alle 11.00 ora locale, quando le autorità del Tagikistan hanno deciso di installare telecamere a circuito chiuso nella zona dell’impianto di distribuzione dell’acqua di Golovnoy. I lavori sono poi stati ostacolati da residenti locali kirghisi e le due parti avrebbero iniziato a scagliarsi pietre a vicenda.

Il Tagikistan, dal canto suo, ha presentato una versione più complessa di quanto accaduto. Secondo Dushanbe, il Kirghizistan, avrebbe tentato di impadronirsi dell’impianto idrico di Golovnoy. Pertanto, dietro agli scontri vi sarebbe una disputa sulla distribuzione delle risorse idriche circostanti e, in particolare, sulla sovranità dell’area in cui è situato il suddetto l’impianto idrico. 

La situazione già tesa si poi è intensificata la mattina del giorno successivo, quando, il 29 aprile, alle 5:45 ora locale, sono iniziate le sparatorie, come ha riferito la polizia distrettuale di Batken. A quel punto sarebbero state coinvolte unità militari, con le autorità del Kirghizistan che hanno accusato il Tagikistan di aver allestito una posizione per il lancio di mortai. Di conseguenza, le autorità kirghise hanno dichiarato lo stato di emergenza in tre città, quali Ak-Tatyr, Ak-Sai e Samarkandek, e hanno iniziato a evacuare i residenti. Più di 800 persone sono state allontanate dall’area di conflitto.

Il confine tra Kirghizistan e Tagikistan diventa periodicamente stato più volte teatro di disordini, sin dallo scioglimento dell’ex Unione Sovietica, avvenuto nel 1991. I due Paesi Centro-asiatici condividono 976 chilometri di confine, di cui 451 chilometri non sono chiaramente definiti e, pertanto, spesso diventano oggetto di contesa tra Bishkek e Dushanbe. Il contenzioso si complica in riferimento alle enclave. Ce ne sono otto in Asia centrale e, una di queste è Vorukh. Appartenente al territorio del Tagikistan, l’enclave è collocata nella regione di Batken, in Kirghizistan. Vorukh, che si estende su 130 km quadrati, ospita 35.000 residenti. La suddetta enclave è considerata il luogo più critico dell’Asia centrale. In particolare, sono in corso controversie per il controllo della strada che collega Vorukh al Tagikistan e per il bacino idrico locale.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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