Donbass: Ucraina annuncia vertice con Russia

Pubblicato il 3 maggio 2021 alle 9:15 in Russia Ucraina

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Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, sta programmando il prossimo incontro con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per discutere del Donbass, della Crimea e dell’applicazione degli accordi di Minsk al fine di regolamentare la situazione nelle suddette zone di crisi.

Il vertice Mosca-Kiev è stato annunciato, domenica 2 maggio, dal ministro degli Affari Esteri dell’Ucraina, Dmytro Kuleba, durante un’intervista rilasciata a Radio Free Europe. Kuleba ha affermato che lo scopo ultimo dell’incontro di alto livello è trovare un punto d’incontro tra le parti per terminare il conflitto in Ucraina e per “liberare i territori del Paese che sono stati occupati”, facendo riferimento sia al Donbass sia alla Crimea.

Nel frattempo, il leader dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (DPR), Denis Pushilin, ha sottolineato, lunedì 3 maggio, l’importanza di attenersi agli accordi di Minsk. Pushilin si è detto contrario ad apportare modifiche al suddetto pacchetto di misure, affermando che tale azione potrebbe avere gravi conseguenze per il Donbass. Nonostante ciò, il capo della DPR ha reso noto che le autorità di Donetsk e di Lugansk sono pronte ad avviare i negoziati con l’Ucraina che, però, non ha ancora intavolato un dialogo con i leader del Donbass.

In precedenza, il 26 aprile, Zelensky aveva proposto di modificare o annullare le disposizioni degli accordi di Minsk. Questi ultimi sono stati istituiti nel 2014 per la risoluzione del conflitto nell’Ucraina Orientale. Mosca, inoltre, non ha accolto positivamente la suddetta proposta di Kiev, definendo la richiesta di “allarmante”.

È importante ricordare che gli Accordi di Minsk sono composti dal protocollo di Minsk e gli accordi di Minsk II. Il primo piano di pace era stato firmato il 5 settembre 2014 dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Repubblica Popolare di Donetsk e dalla Repubblica Popolare di Lugansk, sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza Economica (OCSE). Tuttavia, l’obbligo per il cessate il fuoco non venne rispettato e i combattimenti proseguirono ulteriormente. Pertanto, un anno dopo, il 12 febbraio 2015, i leader del “quartetto Normandia” concordarono un nuovo cessate il fuoco e sottoscrissero un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi del 2014, gli accordi di Minsk II.

È rilevante sottolineare che, il 22 aprile, anche il leader dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LPR), Leonid Pasechnik, ha annunciato la sua disponibilità a tenere un vertice con il presidente dell’Ucraina, suggerendo come punto d’incontro qualsiasi area lungo la linea di contatto del Donbass. Pasechnik ha concluso il suo discorso diretto al leader di Kiev affermando di aspettarsi una risposta tempestiva da Kiev.

 L’incontro, tuttavia, non era stato proposto dall’Ucraina, bensì dalla Russia. Nello specifico, il 20 aprile, Zelensky aveva invitato Putin ad incontrarsi nel Donbass, dove “si sta consumando la guerra”, per trovare un punto d’incontro in merito alla crisi.  Due giorni dopo, il 22 aprile, Putin aveva accolto positivamente la proposta di tenere un vertice Russia-Ucraina sottolineando, però, che avrebbe accettato l’incontro solo sarebbe stato focalizzato sul ripristino delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Dall’altra parte, se l’intenzione ucraina era quella di discutere della situazione nel Donbass, Putin ha invitato Zelensky ad incontrare i leader delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, aggiungendo che i colloqui con i Paesi terzi, ovvero la Russia, dovrebbero tenersi solo in un secondo momento.

È importante sottolineare che, nell’ultimo periodo, le relazioni bilaterali russo-ucraine si sono aggravate notevolmente a causa della crisi nel Donbass. Nel dettaglio, a partire dall’ultima settimana di marzo, la Federazione ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione