Afghanistan: gli USA potrebbero completare il ritiro entro luglio

Pubblicato il 3 maggio 2021 alle 20:00 in Afghanistan USA e Canada

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A seguito delle minacce contro le forze armate straniere in Afghanistan, circolano notizie di un possibile ritiro totale degli Stati Uniti entro luglio. Intanto, continuano le violenze e i talebani sono ritenuti responsabili di oltre 140 attacchi nelle ultime 48 ore. 

Gli USA e i talebani starebbero discutendo della possibilità di completare il ritiro dal Paese entro l’inizio di luglio, secondo quanto hanno riferito fonti che hanno familiarità con la questione, citate dal quotidiano afghano ToloNews. Intanto, l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, è arrivato a Kabul il 3 marzo, per tenere incontri con i funzionari afgani e fare il punto sul suo recente viaggio nella regione, sulla conferenza di Istanbul e sul processo di pace afghano. Secondo alcune fonti, i talebani sarebbero disposti a partecipare ai colloqui di pace e alla conferenza ospitata dalla Turchia e sarebbero pronti a ridurre la violenza, ma solo “se ci sarà un accordo sulla questione”. Tuttavia, la situazione sul campo rimane complessa e un attacco è stato lanciato anche contro una base statunitense. 

Il primo maggio, gli USA hanno neutralizzato una serie di razzi che avevano preso di mira l’aerodromo di Kandahar. Si è trattato di un attacco indiretto contro una base statunitense, secondo quanto ha riferito in un post su Twitter il colonnello Sonny Leggett, portavoce delle forze statunitensi in Afghanistan. Il fuoco indiretto non ha causato feriti o danni, ma i leader militari statunitensi hanno promesso di rispondere con forza a qualsiasi assalto. Sempre il primo maggio, il campo Antonik del distretto di Washir, nella provincia meridionale di Helmand, è stato ufficialmente consegnato ai soldati afghani. Questi sviluppi arrivano lo stesso giorno in cui le truppe statunitensi hanno iniziato le procedure per lasciare il Paese. Tuttavia, secondo l’accordo tra Stati Uniti e talebani firmato a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020, il ritiro doveva essere completato entro il primo maggio. A seguito di mesi di consultazioni, il 14 aprile, il presidente Joe Biden aveva posticipato la scadenza al mese di settembre. La NATO aveva aggiunto che tutte le truppe straniere si sarebbero ritirate, insieme a quelle statunitensi. Ciononostante, l’annuncio era stato immediatamente criticato dai talebani come una violazione all’accordo di Doha. I militanti hanno risposto ritirando la proprio partecipazione da qualsiasi iniziativa o conferenza per la pace.  

Inoltre, secondo la stampa afghana, tra il primo e il 2 maggio, i talebani avrebbero condotto 141 attacchi, principalmente nelle province di Uruzgan, Zabul, Kandahar, Nangarhar, Badakhshan e Takhar. Le vittime in 24 ore sarebbero state almeno 20, tra cui un comandante delle forze di rivolta pubblica, gruppi di civili armati che sostengono l’esercito, a Takhar. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Kabul ha riferito che oltre 100 talebani sarebbero deceduti nelle offensive governative. Tuttavia, i militanti islamisti hanno risposto affermando che la cifra era falsa. Infine, la notte tra il 2 e il 3 maggio, almeno dieci membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi e un altro è rimasto ferito in attacchi separati nelle province di Farah, nel Sud del Paese, e Baghlan, a Nord. Secondo il governatore della provincia meridionale, i talebani hanno attaccato un avamposto di sicurezza nel distretto di Bala Bolok e 6 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi, mentre altri 5 sono riusciti a fuggire. Un altro assalto nella stessa provincia è stato invece respinto, secondo quanto riportato dalla stessa fonte. Invece, nel distretto di Nahrin, situato nella provincia settentrionale di Baghlan, la stessa notte, i talebani hanno attaccato un’unità militare, ucciso 4 soldati e catturato altri 4 membri delle forze armate, oltre ad aver rubato armi e munizioni. Il gruppo militante afghano ha poi rivendicato l’assalto. 

Nonostante la situazione particolarmente instabile in Afghanistan, gli USA hanno comunque deciso di completare il ritiro delle proprie truppe, sebbene le alte sfere militari statunitensi abbiano affermato che le forze armate straniere potrebbero utilizzare altre basi militari nella regione, per condurre operazioni aeree e di intelligence nel Paese, in caso di necessità. Gli Stati dai quali questo potrebbe essere fattibile sono Tagikistan, Kazakistan e Uzbekistan. Tuttavia, il 27 aprile, il Dipartimento di Stato degli USA ha pubblicato un avviso nel quale comunica un livello di allerta alto per l’Afghanistan e ha chiesto ai cittadini statunitensi di lasciare il Paese il prima possibile. Tra le minacce rilevate si legge: “Gruppi terroristici e ribelli continuano a pianificare ed eseguire attacchi in Afghanistan”. Ross Wilson, l’ambasciatore ad interim degli Stati Uniti a Kabul, ha commentato la questione affermando che la decisione arriva “alla luce della crescente violenza e delle notizie di minacce a Kabul”.

L’Afghanistan ha vissuto decenni di conflitti e violenze, prima con l’invasione sovietica, poi con le lotte interne e la presa del potere dei talebani e successivamente con una sanguinosa guerra civile e l’aumento della minaccia terroristica. Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, l’intesa non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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