Etiopia: il TPLF potrebbe essere dichiarato un’organizzazione terroristica

Pubblicato il 2 maggio 2021 alle 12:33 in Africa Etiopia

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L’Etiopia potrebbe aggiungere il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) e Il Fronte di liberazione Oromo (OLF-Shene) alla lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute dal Paese.

Il primo maggio, il Consiglio dei ministri dell’Etiopia ha approvato una risoluzione, con l’appoggio dal premier Abiy Ahmed, per la designazione dei due gruppi come organizzazioni terroristiche che dovrà essere sottoposta al Parlamento per l’approvazione definitiva. Il Consiglio dei Ministri ha affermato di essere giunto a tale decisione dopo aver registrato, negli ultimi due anni, vari attacchi in diverse aree del Paese contro i civili e le infrastrutture pubbliche. Secondo alcuni media locali, il Consiglio dei ministri avrebbe inserito nella liste le due organizzazioni anche a causa delle loro attività per armare, addestrare e finanziare altri “elementi violenti”, oltre che per gli attacchi perpetrati in prima persona. Questi ultimi, in particolare,  è stato specificato che sarebbero stati lanciati per raggiungere obiettivi politici.

L’ufficio del primo ministro etiope ha rilasciato una dichiarazione in cui è stato affermato che i due gruppi hanno operato come terroristi e che la loro gestione e i loro leader hanno riconosciuto o stanno guidando attività distruttive nel Paese. Nella dichiarazione è stato poi specificato che tale decisione sarà applicata anche contro organizzazioni e individui che collaboreranno, avranno legami o che si relazioneranno alle idee e alle azioni di tali organizzazioni terroristiche.

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera English, la mossa del primo maggio potrebbe determinare ulteriori persecuzioni e arresti nei confronti dei membri delle organizzazioni e dei loro sostenitori.

Da un lato, il governo di Addis Abeba ha condotto una guerra contro il TPLF nella regione del Tigray dal 4 novembre al 28 novembre 2020. In particolare, il primo ministro etiope, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva lanciato una campagna militare contro il TPLF, che, al tempo, era a capo della regione e che aveva contestato per mesi il governo centrale di Addis Abeba.  L’operazione dell’Esercito federale etiope in Tigray era iniziata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze etiopi a Dansha per rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione che aveva poi dichiarato conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche nella parte centrale e meridionale del Tigray. Il conflitto ha causato migliaia di morti e ha costretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni per spostarsi o all’interno della regione o nel confinante Sudan.

Il conflitto tra il governo di Addis Abeba e il TPLF è scoppiato a seguito di più anni di tensioni tra le parti. Dal 1991, il Fronte di liberazione popolare del Tigray era stato la forza dominante nell’allora coalizione di governo, il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF) che era un’alleanza multietnica composta da quattro partiti che ha guidato il Paese per quasi 30 anni, fin quando Abiy è asceso al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Nel 2019, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Le tensioni tra il TPLF e il governo di Addis Abeba si sono poi esacerbate dall’agosto 2020, quando Abiy ha deciso di posticipare le elezioni previste per tale mese a causa del coronavirus. A quel punto, il TPLF ha indetto comunque votazioni regionali a settembre e ha disconosciuto la leadership di Abiy sostenendo che fosse illegittima.

Dall’altro lato, oltre a combattere il TPLF, il governo etiope è altresì impegnato in un conflitto, tutt’ora in corso, nella regione di Oromia contro l’ala militare dello OLF, ovvero l’Esercito di liberazione Oromo (OLA). Quest’ultimo è accusato dalle autorità di uccidere civili e di essere responsabile di varie distruzioni nella regione e in altre parti del Paese. Lo scorso 30 aprile, ad esempio, il gruppo è stato accusato di aver ucciso 15 civili ma lo OLA ha negato la responsabilità dei fatti accusando, a sua volta, il governo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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