Somalia: il Parlamento vota per indire elezioni indirette

Pubblicato il 1 maggio 2021 alle 18:30 in Africa Somalia

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I 140 membri della Camera bassa del Parlamento somalo, il primo maggio, hanno votato all’unanimità il ripristino dell’accordo dello scorso 17 settembre per consentire al Paese di indire elezioni indirette, sia presidenziali, sia parlamentari. La notizia è stata annunciata dal presidente del Parlamento somalo, Mohamed Mursal, il quale ha affermato che nessun legislatore ha espresso opposizione durante il voto.

Il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, rivolgendosi al Parlamento prima del voto, ha chiesto ai legislatori di ritornare all’accordo del 17 settembre. Oltre a questo, Mohamed ha anche affermato di aver istruito il primo ministro, Mohamed Hussein Roble, di guidare il processo di preparazione e d’implementazione dell’iter elettorale, comprese disposizioni chiave in materia di sicurezza elettorale, per garantire che le elezioni si svolgano in modo pacifico e stabile. Infine, Mohamed ha altresì fatto un appello ai leader dell’opposizione a svolgere il proprio ruolo nella pacificazione del Paese e della capitale Mogadiscio, in particolar modo, “per il bene del popolo, del Paese e della religione”.

La Somalia è stata teatro di tensioni interne da quando, lo scorso 13 aprile, il Parlamento aveva votato in favore dell’estensione del mandato del presidente Mohamed di due anni e aveva approvato l’istaurazione del sistema “una persona, un voto” a partire dalle successive elezioni che si sarebbero tenute in Somalia a conclusione di una fase di transizione. Più fazioni interne alla Somalia avevano espresso opposizione per tale decisione e l’avevano respinta. Tra questi vi erano stati il Senato, il primo ministro, i leader dell’opposizione e quattro tra i sei Stati federali del Paese. Nella capitale Mogadiscio si era creata una situazione di stallo che ha coinvolto anche l’apparato di sicurezza del Paese, all’interno del quale alcuni sostengono una proroga del mandato presidenziale di Mohamed, mentre altri la respingono. Anche la comunità internazionale aveva affermato che vi fossero rischi che il gruppo estremista Al-Shabab potesse trarre vantaggio dalle divisioni generate dalla decisione del 13 aprile.

Alla luce di tale quadro, il 21 aprile, le forze leali al senatore ed ex signore della guerra, Muse Sudi Yalahow, e all’ex presidente, Hassan Sheikh Mohamud, avevano occupato gran parte dei distretti di Abdiasis e Karan, temendo i possibili attacchi dei militari fedeli al presidente. La tensione era poi degenerata il 25 aprile quando i soldati somali avevano attaccato la residenza dell’ex presidente su ordine del capo di Stato. In seguito agli eventi del 25 aprile scorso, tra le 60.000 e le 100.000 persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni.

Secondo il corrispondente di Al-Jazeera Enlish in Kenya, Malcom Webb, la mossa del Parlamento somalo del primo maggio sarebbe servita a ridimensionare le tensioni a Mogadiscio, ciò nonostante, potrebbero rimanere importanti sfide. Prima fra tutti, per Webb, vi sarebbe il fatto che gran parte dell’opposizione somala riterrebbe che il presidente in carica non approverebbe i termini di alcuna elezione che potrebbe non andare a suo favore.

Gli attuali problemi a livello politico in Somalia sono nati dalla mancata organizzazione di elezioni parlamentari e presidenziali prima della scadenza del mandato di Mohammed, l’8 febbraio scorso. Tale data era stata fissata lo scorso 17 settembre, quando il presidente somalo e gli Stati federali della Somalia avevano deciso di indire elezioni indirette entro quella data, durante le quali delegati speciali nominati dai clan degli anziani della Somalia avrebbero scelto i legislatori, i quali a loro volta avrebbero nominato un presidente. Tuttavia, alla scadenza del mandato presidenziale, il Paese non è riuscito ad indire elezioni in quanto il governo centrale e i leader regionali non sono riusciti a raggiungere un accordo elettorale.

Nel frattempo, sono cresciute le pressioni da parte dell’opposizione che aveva più volte sottolineato che il mandato del Parlamento fosse terminato il 27 dicembre 2020 e che quindi l’organo non avesse il potere di estendere il mandato quadriennale del presidente. La questione ha visto anche l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, i cui membri, il 23 aprile, oltre a dirsi preoccupati per il perdurante stallo politico, avevano nuovamente esortato tutte le parti coinvolte a respingere la violenza e ad impegnarsi in un dialogo incondizionato il prima possibile, al fine di risolvere la controversia relativa al processo elettorale.

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera English, la Somalia non avrebbe indetto elezioni dirette in cui a ogni persona corrisponde un voto dal 1969 con il fallimento di ripetuti tentativi a causa di problemi di sicurezza o di mancanza di volontà politica.

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Camilla Canestri

di Redazione

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