Yemen: tensioni da Ma’rib a Taiz

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 11:13 in Arabia Saudita Yemen

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Mentre l’esercito yemenita, legato al presidente legittimo Rabbo Mansour Hadi, continua a respingere gli attacchi delle milizie Houthi nel governatorato strategico di Ma’rib, anche a Taiz, nel sud-Ovest dello Yemen, la situazione è tesa. Nel frattempo, l’inviato degli USA, Timothy Lenderking, è impegnato in colloqui con le parti coinvolte nel dossier yemenita, al fine di giungere a una risoluzione del conflitto.

Le tensioni del 28 e 29 aprile a Taiz si sono concentrate prevalentemente nel distretto occidentale di Maqbanah, dove le milizie Houthi sono state accusate di aver bombardato, con colpi di artiglieria, villaggi abitati da civili, causando la morte di due bambini. Nel frattempo, le forze filogovernative si sono scontrate sul campo con i combattenti sciiti, nel tentativo di ostacolare i canali di approvvigionamento e riprendere possesso della città di Barah, definita “strategica”. Il comandante della 17esima Brigata di fanteria, posta sull’asse di Taiz, il generale di brigata Abdul-Malik al-Ahdal, ha definito le battaglie di Maqbanah e delle aree periferiche circostanti “cruciali”, mentre ha riferito che, negli ultimi giorni, sono stati notevoli i progressi compiuti dall’esercito yemenita a Taiz, mentre sono state inflitte perdite materiali e di vite umane alle milizie ribelli.

Ma’rib, considerata l’ultima roccaforte più rilevante per le forze governative nel Nord dello Yemen, continua a essere al centro di una violenta offensiva, intrapresa dai combattenti Houthi nella prima settimana di febbraio. I combattimenti via terra e i bombardamenti aerei interessano perlopiù i fronti di Sirwah, al-Mashajeh e Kassara. Fonti locali hanno riferito che i ribelli hanno subito “migliaia” di perdite tra le proprie truppe nel corso degli ultimi mesi, ma ciò non ha impedito loro di continuare a mobilitarsi per espugnare un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere.

Nel frattempo, l’inviato di Washington, il 29 aprile, ha intrapreso il suo quinto tour in Medio Oriente, volto a discutere con gli attori coinvolti nel dossier yemenita degli ultimi sviluppi e degli sforzi congiunti, profusi a livello internazionale, per giungere a un cessate il fuoco globale e definitivo. Particolare attenzione verrà altresì posta all’invio di aiuti umanitari e alla situazione a Ma’rib, dove la perdurante offensiva rischia di esacerbare il già fragile quadro umanitario, oltre all’avvio di un processo di transizione. La prima tappa del tour è stata l’Arabia Saudita, dove Lenderking ha tenuto colloqui con il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, mentre la seconda sarà l’Oman.

Alcuni analisti hanno collegato il tour di Lenderking in Medio Oriente ai colloqui sul nucleare iraniano in corso a Vienna, alla luce della recente visita del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in Oman, del 28 aprile. L’Iran, sostenitore delle milizie sciite, si è detto a favore di un cessate il fuoco in Yemen e ha ribadito che l’unica soluzione al conflitto è di tipo politico. Secondo alcune fonti, Zarif ha riferito agli Houthi che Teheran è consapevole dell’importanza del ruolo svolto da Ma’rib per il gruppo sciita, ma, al contempo, ha evidenziato che i ribelli potrebbero dover fare delle concessioni ed eventualmente porre fine alla propria offensiva, nel caso in cui a Vienna Washington e Teheran raggiungano un accordo sul cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Secondo alcuni, attraverso le proprie parole, Zarif ha probabilmente voluto lanciare un messaggio agli USA, sottolineando la sua disponibilità a collaborare con Washington in dossier regionali, ma non è da escludersi l’ipotesi secondo cui il ministro iraniano abbia provato semplicemente ad accelerare i colloqui sul nucleare.

I circoli yemeniti hanno riferito che gli sforzi di Lenderking, il quale desidera separare la questione umanitaria dalle mosse a livello politico, sono in linea con le richieste degli Houthi, i quali hanno esortato il governo yemenita e la coalizione a guida saudita ad alleggerire le pressioni sulle aree poste sotto il loro controllo. Tuttavia, gli sforzi internazionali profusi fino ad ora, tra cui anche quelli dell’inviato dell’Onu, Martin Griffiths, non hanno portato a risultati significativi. Al contrario, gli Houthi, oltre a mostrare una crescente “intransigenza”, hanno sollevato il tetto delle proprie richieste e hanno lanciato una violenta offensiva a Ma’rib, rendendo sempre più lontana l’ipotesi di una soluzione politica al conflitto. Ad oggi, gli Houthi chiedono l’interruzione delle operazioni militari della coalizione guidata da Riad, la riapertura dell’aeroporto di Sana’a e l’allentamento delle restrizioni nel porto occidentale di Hodeidah. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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