Venezuela: 8 soldati uccisi in scontri al confine con la Colombia

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 6:39 in Colombia Venezuela

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Otto soldati venezuelani sono rimasti uccisi durante gli scontri con gruppi armati al confine colombiano. La notizia, che riporta un episodio avvenuto tre giorni fa, il 27 aprile, si aggiunge alle decine di morti registrate da quando è iniziata l’offensiva di Caracas contro i combattenti, il 21 marzo. Il ministro della Difesa venezuelano,Vladimir Padrino Lopez, nel rendere noto l’incidente, ha fatto i nomi dei militari e ha rivolto le sue condoglianze alla famiglia, senza fornire ulteriori dettagli. Nei giorni precedenti, il governo aveva denunciato aspri combattimenti tra l’esercito e “gruppi armati colombiani irregolari”, scontri che avevano provocato, a detta della autorità, un “numero significativo” di vittime.

Dal 21 marzo, le forze armate venezuelane sono impegnate nel contrastare i gruppi armati colombiani nello stato di Apure, al confine occidentale. Le offensive hanno provocato lo sfollamento di migliaia di civili, molti dei quali fuggiti in Colombia. Le operazioni, finora, hanno portato a diversi arresti e al sequestro di numerose armi, esplosivi e sostanze stupefacenti, secondo Caracas. I gruppi armati ritenuti responsabili dei disordini non sono stati pubblicamente identificati dal governo venezuelano che, nei suoi interventi, si limita a definirli “terroristi”, a collegarli al traffico di stupefacenti o, talvolta, al presidente colombiano, Ivan Duque. Secondo fonti di sicurezza di Bogotà, tuttavia, si tratterebbe di dissidenti del gruppo ribelle delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), ormai sciolto. Per il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, questa versione potrebbe essere credibile. 

Le FARC hanno firmato uno storico accordo di pace con il governo di Bogotà, nel novembre del 2016, dopo circa 50 anni di guerra. Alcuni combattenti, però, rifiutano di unirsi al processo di pace e continuano a portare avanti la loro lotta, unendosi o appoggiandosi ai trafficanti di droga nelle aree più incontrollate della Colombia. Il conflitto armato aveva provocato un totale di almeno 260mila morti e milioni di sfollati. Funzionari governativi e forze armate stimano che ci siano ancora circa 2.500 dissidenti delle FARC attivi in tutto il Paese. 

L’amministrazione del presidente Duque ha ripetutamente promesso di combattere i gruppi armati illegali che ritiene responsabili delle recenti violenze. Tuttavia, l’insicurezza dilagante nel Paese ha reso il capo di Stato bersaglio di numerose critiche internazionali, dal momento che in molti lo accusano di non riuscire ad arginare lo spargimento di sangue.

Le relazioni tra Caracas e Bogotà sono sempre più tese da quando la Colombia si è unita agli Stati Uniti e ad altri Paesi della comunità internazionale nel riconoscere il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaido, come presidente del Paese, nel 2019. Il governo colombiano ha a lungo accusato il suo vicino di proteggere i membri delle FARC e di altri gruppi ribelli, come quelli, di ispirazione marxista-leninista, dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), ancora attivi nel Paese. Maduro, tuttavia, nega fortemente tutte le accuse sul suo conto. A inizio aprile, il presidente venezuelano ha altresì esortato le Nazioni Unite a fornire “aiuti immediati” al Paese per eliminare le mine antiuomo che, a suo dire, i gruppi armati colombiani avrebbero piantato sul territorio del Venezuela. L’ONU, dal canto suo, ha ricordato che, entro il prossimo novembre, tutta la società colombiana, compresi i militari, dovrà contribuire agli sforzi di una commissione per la verità, creata in base all’accordo del 2016, per chiarire gli eventi che hanno avuto luogo durante il conflitto, durato mezzo secolo.

Venezuela e Colombia condividono un confine di circa 2.000 km, un territorio che per anni è stato un focolaio per il contrabbando e il traffico di droga. Il 18 febbraio, Maduro ha accusato Duque di proteggere e incentivare il traffico di droga nel Paese, trasformandolo così “in un vero narco-Stato”, mentre, nello stesso mese, Padrino Lopez, ha dichiarato che la Colombia starebbe sistematicamente cercando di mettere a repentaglio la stabilità del Venezuela e ha accusato la Colombia di essere diventata un “centro di cospirazione”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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