Russia-USA: Ambasciata statunitense a Mosca ridurrà il personale del 75%

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 12:43 in Russia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno annunciato, venerdì 30 aprile, che il personale diplomatico dell’Ambasciata USA a Mosca subirà un taglio del 75% come conseguenza del decreto ritorsivo emanato dal governo russo il 23 aprile. Washington, inoltre, sospenderà la procedura di rilascio dei visti non migratori nel Paese. 

A partire dal 12 maggio, l’Ambasciata degli USA a Mosca ridurrà il numero dei servizi consolari forniti e si limiterà a lasciare attivi solo quelli di emergenza. Tali misure sono collegate al decreto che il governo russo ha approvato, il 23 aprile. Il suddetto documento ha conferito al Cremlino il diritto di imporre contromisure come risposta alle azioni ostili degli Stati stranieri. Oltre a ciò, la Federazione ha redatto una “lista nera” in cui ha inserito una serie di “Paesi ostili” nei confronti della Russia, tra questi potrebbero essere inclusi gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Polonia, il Canada e le Repubbliche baltiche. Questi ultimi non potranno assumere cittadini russi per le proprie missioni diplomatiche. L’elenco non è ancora stato pubblicato, secondo quanto riferito dal quotidiano russo Izvestija. In relazione a ciò, la portavoce degli Esteri russa, Maria Zacharova, ha dichiarato che tali misure sono una “risposta” alla linea politica statunitense, dato che sarebbe stata Washington l’iniziatrice delle provocazioni “imponendo sanzioni e, di conseguenza, aggravando le relazioni”. Secondo Mosca, la limitazione sulle assunzioni diplomatiche è giustificata dal fatto che la parte statunitense possiede un “numero inaccettabile” di dipendenti presso la Federazione.

Nel frattempo, lo stesso 30 aprile, Washington ha altresì annunciato che, dal 12 maggio, sospenderanno il rilascio dei visti non migratori. Anche questa una delle conseguenze delle misure adottate dalla Federazione Russa per limitare il numero di dipendenti delle missioni diplomatiche USA nel Paese.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo piuttosto complesso, soprattutto nel mese di aprile. Nel dettaglio, il 16 aprile, Mosca ha risposto alle sanzioni punitive che Washington ha imposto il 15 aprile, dichiarando “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi. La Russia non si è limitata solo a questo, ma ha altresì suggerito all’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, John Sullivan, di rientrare a Washington per “consultazioni serie”, dopo aver inserito dieci alti funzionari della presente e delle passate amministrazioni presidenziali nella lista nera delle persone che non possono entrare in Russia. Più tardi, il 20 aprile, Sullivan, è stato convocato a Washington per consultazioni. Il giorno seguente, il 21 aprile, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi, ordinando loro di lasciare il Paese entro il 22 maggio.

In precedenza, il 15 aprile, gli USA, oltre a inserire nella lista nera 32 società russe, avevano anche espulso 10 diplomatici russi e avevano imposto una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato da Biden ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura ha vietato agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno.

Infine, è importante ricordare che Biden, durante un’intervista rilasciata all’emittente statunitense ABC News, il 17 marzo, aveva definito Putin un “killer“. Come risposta, lo stesso 17 marzo, la Russia aveva convocato a Mosca Anatoly Antonov, il proprio l’ambasciatore a Washington, per analizzare le relazioni bilaterali russo-americane e per valutare le misure da adottare. Il giorno successivo, il 18 marzo, Putin aveva commentato le dichiarazioni USA.  Il presidente russo aveva spiegato che Joe Biden gli aveva dato dell’assassino perché era lui a sentirsi tale. “Chi lo dice lo è”, aveva affermato Putin. Augurando “buona salute” al collega americano, il capo del Cremlino aveva proseguito il discorso, contestualizzando le accuse statunitensi ai “pesanti, traumatici e sanguinosi eventi” che modellano ogni Nazione, USA compresi. “Quando valutiamo altre persone, o anche quando valutiamo altri Stati, ci sembra sempre di guardarci allo specchio. Ci vediamo sempre lì. Perché spostiamo sempre su un’altra persona ciò che, in realtà, appartiene a noi stessi”, aveva aggiunto Putin.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione