Le elezioni in Palestina ufficialmente rimandate

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 8:35 in Israele Palestina

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Il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha dichiarato, il 29 aprile, che le elezioni, previste a partire dal mese di maggio, verranno rinviate fino a quando non sarà possibile votare anche nei territori di Gerusalemme Est, posti sotto il controllo di Israele.

In tal modo, la Palestina, in cui l’ultima tornata elettorale risale al 2006, si ritrova nuovamente a rimandare un processo elettorale tanto atteso, in quanto si sperava potesse risanare le fratture interne al sistema politico palestinese. Era stato lo stesso Abbas ad annunciare, il 15 gennaio scorso, che sarebbero state indette elezioni legislative e presidenziali, le prime per la Palestina negli ultimi 15 anni. Queste erano state programmate, rispettivamente, per il 22 maggio e il 31 luglio, mentre il 31 agosto avrebbero dovuto svolgersi le elezioni per il Consiglio nazionale, l’organo legislativo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

Tuttavia, nel corso di un meeting con i diversi gruppi palestinesi, il presidente ha affermato che non è possibile recarsi alle urne se Israele non garantirà le procedure di candidatura e voto anche a Gerusalemme Est, la “futura capitale” dello Stato palestinese. Stando a quanto riferito dal leader, è stato chiesto alla comunità internazionale di esercitare pressioni su Israele, affinché questo consenta di svolgere il processo elettorale anche nelle aree da esso occupate dal 1967. Tuttavia, al momento, nemmeno gli sforzi internazionali hanno portato al risultato auspicato. Motivo per cui, è stato deciso di rimandare le elezioni “fino a quando non vi saranno garanzie su Gerusalemme”. Nel frattempo, ha dichiarato il leader, i gruppi palestinesi continueranno a incontrarsi e a dialogare e lavoreranno per rafforzare l’Organizzazione per la liberazione della Palestina.

Prima dell’annuncio di Abbas, mentre circolavano voci sul possibile rinvio delle elezioni, la Commissione elettorale palestinese aveva chiarito che 6.300 elettori a Gerusalemme Est avrebbero dovuto presentare le loro schede attraverso gli uffici postali israeliani, in conformità con un accordo raggiunto nel 1995, mentre altri 150.000 avrebbero potuto votare con o senza il permesso israeliano. Alla luce di ciò, alcuni avevano sottolineato che il numero dei cittadini che necessitano dell’autorizzazione israeliana è esiguo e non avrebbe avuto un impatto decisivo sul risultato finale.

Fino ad ora, non sono giunte dichiarazioni da parte di Israele circa la propria autorizzazione per il processo elettorale a Gerusalemme Est. Prima dell’annuncio del 29 aprile, il Ministero degli Esteri israeliano aveva affermato che le elezioni in Palestina sono una “questione interna” e che Israele non aveva intenzione né di intervenire né di ostacolarle. Tuttavia, non era stato fatto riferimento a Gerusalemme, considerata da Israele una capitale indivisibile. È stato Abbas ad affermare di non aver ricevuto ancora alcuna autorizzazione, probabilmente anche alla luce dell’assenza di un governo in Israele.  

La decisione di Abbas, vista da alcuni analisti come un annullamento più che come un rinvio, non è stata esente da critiche, soprattutto dagli oppositori che credono che il leader palestinese non sia interessato alle elezioni e semplicemente teme una sconfitta, consapevole delle divergenze interne al suo movimento, Fatah. Il gruppo rivale, Hamas, etichettato come terroristico da diversi Stati occidentali, era visto come meglio organizzato e ben posizionato per guadagnare terreno in Cisgiordania. Tuttavia, erano stati proprio tali due movimenti a mostrare segnali di riconciliazione e a concordare l’organizzazione delle elezioni. La situazione è cambiata a seguito dei primi accordi di normalizzazione raggiunti da Israele nel 2020, che hanno portato i gruppi palestinesi a riunirsi, consapevoli che la resistenza popolare non violenta sia la strategia migliore per resistere all’occupazione militare israeliana.

A livello internazionale, sono state diverse le voci a sostegno delle elezioni in Palestina. A tal proposito, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 29 aprile stesso, ha nuovamente esortato le parti coinvolte a consentire il voto in tutti i territori palestinesi, Gerusalemme Est compresa. In particolare, è stato evidenziato come il popolo palestinese desidera assumersi la responsabilità del proprio destino e di esercitare i propri diritti inalienabili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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