La Russia sanziona 8 funzionari europei, tra questi anche l’italiano Sassoli

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 20:26 in Europa Russia

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La Russia ha sanzionato, venerdì 30 aprile, 8 funzionari europei, vietando loro di entrare nel Paese. La mossa è stata decisa in risposta alle misure limitative introdotte dall’UE il 2 e il 22 marzo di quest’anno nei confronti di 6 cittadini russi. Lo ha riferito il Ministero degli Esteri di Mosca, specificando che, tra le persone colpite dall’ultimo provvedimento russo, figurano il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, la vicepresidente per i valori e la trasparenza presso la Commissione europea esecutiva, Vera Jourova, un membro della delegazione francese all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Jacques Maire, il pubblico ministero di Berlino, Jorg Raupach, e un funzionario dell’Agenzia svedese per la ricerca sulla difesa, Asa Scott. Quest’ultimo era tra coloro che avevano accusato il Cremlino di aver avvelenato l’oppositore russo Alexei Navalny con il Novichok, un agente nervino dell’era sovietica. Tra gli individui oggetto di sanzioni ci sono poi anche tre funzionari degli Stati baltici: Ivars Abolins, presidente del Consiglio nazionale per i media elettronici della Lettonia, Maris Baltins, direttore del Centro linguistico statale lettone e Ilmar Tomusk, capo dell’Ispettorato linguistico estone.

“L’Unione Europea continua a perseguire la sua politica di misure restrittive illegittime e unilaterali contro i cittadini e le organizzazioni russe”, ha affermato il Ministero in un comunicato, giustificando la sua mossa. Mosca ha poi accusato l’UE di minare “apertamente e deliberatamente” l’indipendenza della politica interna ed estera della Russia. A marzo, l’Unione aveva imposto sanzioni contro due cittadini russi accusati di persecuzione omofoba nella regione della Cecenia e contro quattro alti funzionari russi vicini al presidente, Vladimir Putin. 

Appena appresa la notizia delle sanzioni russe, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, secondo quanto si apprende dall’agenzia di stampa Ansa, avrebbe immediatamente sentito Sassoli per esprimergli “piena solidarietà”. “Le sanzioni russe al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, sono un atto di ostilità senza precedenti”, sarebbero state le parole del ministro. Anche il Partito Democratico (PD) si è unito alla condanna e, tramite il suo segretario, Enrico Letta, ha dichiarato: “Il Pd tutto reagisce con durezza, a difesa della democrazia europea”. “Continuiamo a chiedere con ancora più forza la liberazione di Navalny”, ha scritto Letta in un post su Twitter. “Solidarietà a David Sassoli, Vera Jurova e agli altri esponenti europei colpiti dalle sanzioni russe. Tanto ingiustificate quanto inutili”, questo il tweet del commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni. “La mia piena solidarietà al presidente del Parlamento europeo David Sassoli, colpito dalle sanzioni decise dal governo russo. Un gesto di ostilità incomprensibile, non compatibile con i valori della democrazia europea e con i principi del diritto internazionale”, ha scritto invece il presidente della Camera Roberto Fico. 

Poco fa, il 28 aprile, la Russia aveva annunciato l’espulsione di due dipendenti dell’Ambasciata lituana a Mosca, di un diplomatico della Lettonia e di un collega dell’Estonia. La mossa era stata decisa, a detta del Cremlino, per porre l’accento sulle recenti azioni “antirusse” dei Paesi Baltici. Questi ultimi, il 23 aprile, avevano espulso diplomatici russi con l’accusa di attività incompatibili con lo status diplomatico. In particolare, Lettonia, Estonia, Lituania e Slovacchia si erano unite per esprimere la propria solidarietà alla Repubblica Ceca, la quale, il 17 aprile, aveva accusato l’intelligence russa di aver causato l’esplosione del deposito militare di Vrbetice, nel Sud-Est di Praga, accaduto il 16 ottobre 2014. Come conseguenza, Praga aveva deciso di espellere 18 diplomatici russi dal Paese. Il giorno dopo, il 18 aprile, il Paese aveva dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata della Repubblica Ceca di Mosca “persona non grata” e aveva ordinato loro di lasciare il Paese entro 48 ore. Il culmine è stato raggiunto il 22 aprile, quando Praga ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa. La Repubblica Ceca aveva chiarito che la mossa era in linea con la volontà del Paese di ridurre il numero di dipendenti della struttura diplomatica. 

Nell’ultimo periodo, le relazioni tra la Russia e i Paesi Occidentali si sono notevolmente deteriorate. Oltre alla Polonia, anche la Slovacchia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, l’Ucraina, l’Italia e, infine, gli Stati Uniti hanno annunciato l’espulsione di diplomatici russi. Mosca ha sempre risposto adottando misure speculari a quelle degli altri Paesi.  

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Chiara Gentili

di Redazione