Kirghizistan-Tagikistan: scontri ad arma da fuoco lungo il confine

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 8:29 in Kirghizistan Tajikistan

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Le guardie di frontiera del Kirghizistan hanno annunciato, giovedì 29 aprile, di aver sequestrato il posto di frontiera del Tagikistan, denominato Khoja Allo, dopo che, il 28 aprile, le forze armate delle due Repubbliche hanno riaperto il conflitto a fuoco.

A violare il cessate il fuoco, secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa russa RIA, sarebbe stata la parte tagika, la quale è accusata di aver incendiato una serie di avamposti kirghisi, tra cui Dostuk. L’occupazione di Khoja Allo sarebbe la risposta kirghisa alle violazioni dell’altra parte. In totale, sarebbero stati circa 150 gli individui che hanno preso parte agli scontri. La responsabilità, in questo caso, ricade sulle autorità dei due Paesi.

A detta di Bishkek, capitale del Kirghizistan, la parte tagika avrebbe tentato di installare telecamere a circuito chiuso lungo la linea di confine tra i due Paesi. In risposta, i civili kirghisi si sono opposti e hanno tentato di distruggere le telecamere. Durante le prime fasi del conflitto, le due parti belligeranti si sono limitate a lanciarsi pietre a vicenda. Tuttavia, durante la notte, i disordini si sono intensificati trasformandosi in scontri a fuoco.

Dall’altra parte, il Comitato Statale per la Sicurezza nazionale del Tagikistan ha affermato che il conflitto è scoppiato in seguito alle provocazioni dei cittadini kirghisi, guidati dal presidente del distretto di Batken, Orazov Akylbek.

Secondo quanto reso noto dal Ministero della salute di Bishkek, dopo il conflitto sono stati registrati 16 feriti e una vittima kirghisi. Inoltre, tre cittadini del Tagikistan sono stati ricoverati d’urgenza per ferite da arma da fuoco all’ospedale della città di Isfara. Due di questi sono in gravi condizioni. Il giorno precedente, il 28 aprile, sono stati registrati 7 feriti presso l’enclave di Chorkuh. Quattro di questi sono stati ricoverati in ospedale.

Nel frattempo, sembrerebbe che entrambe le Repubbliche stiano procedendo a dispiegare le forze armate lungo il confine.

Il confine tra Kirghizistan e Tagikistan è stato più volte teatro di disordini, sin dallo scioglimento dell’ex Unione Sovietica, avvenuto nel 1991. I due Paesi Centro-asiatici condividono 976 chilometri di confine, di cui 451 chilometri non sono chiaramente definiti e sono oggetto di contesa tra Bishkek e Dushanbe.

È importante ricordare che, in precedenza, il 7 aprile, a seguito delle minacce del Tagikistan, il Kirghizistan ha iniziato le esercitazioni militari sulla linea di frontiera contesa tra i due Paesi. Analogamente, dal primo al tre aprile, il Kirghizistan ha organizzato esercitazioni militari di sicurezza lungo la linea di confine con il Tagikistan. Le operazioni hanno coinvolto 2000 militari, 100 carri armati e mezzi corazzati. Durante le esercitazioni, è stata emessa l’ordinanza di coprifuoco nella regione di Batken, in Kirghizistan.

La lunghezza del confine tra Kirghizistan e Tagikistan è di 976 km, di cui 519 km sono stati specificati e delimitati. Nonostante ciò, i restanti 451 km della linea di frontiera rimangono, ancora oggi, fonte di controversie tra i due Paesi. Izvestija ha spiegato che il fatto che le linee di confine siano state tracciate senza tenere in considerazione il “fattore etnico”, rappresenta uno dei motivi alla base delle dispute. A tal riguardo, fu proprio in epoca sovietica, dopo lo scioglimento dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), che i confini vennero stabiliti prendendo in considerazione solo l’aspetto economico. Finché entrambi i Paesi facevano parte dell’URSS non si erano mai verificati contenziosi sul confine. Le dispute sono iniziate quando il Kirghizistan e il Tagikistan dichiararono l’indipendenza dall’Unione Sovietica, rispettivamente il 31 agosto e il 9 settembre del 1991, delimitando le rispettive linee di confine. Da quel momento, sono iniziate le dispute territoriali perché le parti rivendicano infrastrutture, percorsi stradali, pozzi e canali appellandosi a documenti diversi. Inoltre, la pressione dell’opinione pubblica contribuisce ad impedire di raggiungere un compromesso.

Il contenzioso si complica in riferimento alle enclave. Ce ne sono otto in Asia centrale e, una di queste è Vorukh. Appartenente al territorio del Tagikistan, l’enclave è collocata nella regione di Batken, in Kirghizistan. Vorukh, che si estende su 130 km quadrati, ospita 35.000 residenti. Stando a quanto riferito da Izvestija, la suddetta enclave è considerata il luogo più critico dell’Asia centrale. In particolare, sono in corso controversie per il controllo della strada che collega Vorukh al Tagikistan e per il bacino idrico locale.

Si ricorda che, nel luglio 2019, un incontro tra i leader di Kirghizistan e Tagikistan, Sooronbai Jeenbekov ed Emomali Rahmon, nei pressi di un’area di confine contestata, era stato interpretato come gesto che sembrava presagire un accordo per porre fine alla disputa. Nonostante ciò, i successivi colloqui sulla delimitazione dei confini non hanno prodotto il risultato desiderato, sebbene siano state messe in atto alcune correzioni tecniche. Ad aprile 2020, entrambi i governi hanno installato telecamere di videosorveglianza in alcune aree delle regioni contestate in modo da poter effettuare una valutazione più chiara dei conflitti transfrontalieri.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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