Kirghizistan e Tagikistan concordano un cessate il fuoco al confine

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 11:57 in Kirghizistan Tajikistan

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Il Kirghizistan e il Tagikistan hanno concordato, il 29 aprile alle 20.00 ora locale, un cessate il fuoco per porre fine agli scontri scoppiati lo stesso giorno lungo il confine tra le due Repubbliche.

Il presidente del Comitato Statale per la Sicurezza nazionale del Kirghizistan, Kamchybek Tashiev, si è recato, il 30 aprile, nella città tagika di Guliston per avviare i negoziati con il rappresentante plenipotenziario del governo tagiko, Omurbek Suvanaliev, al fine di normalizzare la situazione di crisi. Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri kirghiso, Ruslan Kazakbayev, lo stesso giorno, gli scontri sono terminati e l’area è tornata ad essere stabile. I rappresentanti dei due Paesi hanno dichiarato che i confini sono controllati dalle truppe di frontiera. Inoltre, il Kirghizistan e il Tagikistan, il 30 aprile, hanno concordato di ritirare le truppe che erano state dispiegate il giorno precedente. Anche la Russia è intervenuta, invitando le due Repubbliche a ratificare un accordo per prevenire che una tale situazione si possa verificare nel prossimo futuro.

Il giorno precedente, il 29 aprile, i Ministeri degli Esteri di Kirghizistan e Tagikistan avevano avviato i negoziati, che, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa RIA, sarebbero durati tutta la notte. Analoghe dichiarazioni sono state rilasciate dall’ufficio stampa del presidente del Kirghizistan, Sadyr Japarov, il quale ha assicurato che sono ancora in corso i negoziati del gruppo di lavoro interstatale per stabilire quali misure adottare al fine di prevenire un’escalation delle tensioni.

Nel frattempo, il 30 aprile, l’agenzia di stampa Sputnik Kirghizistan ha reso noto, alle 10.40 ora di Mosca, che presso la regione di Leilek del Paese gli sconti non sono ancora cessati perché si sentono ancora colpi di arma da fuoco. Dall’altra parte, l’analoga agenzia stampa, Sputnik Tagikistan, ha negato la violazione del cessate il fuoco. “La situazione è calma, il confine è pattugliato”, si legge nell’articolo.

Gli scontri si sono acuiti il 29 aprile e, secondo la stampa russa, sarebbero durati per più di sei ore. Durante il conflitto, decine di edifici sono stati bruciati, perlopiù quelli situati presso la regione kirghisa di Batken. I dati ufficiali del Ministero della Salute del Kirghizistan hanno rivelato che 134 persone sono rimaste ferite e che il numero delle vittime si attesta a 13. Il Tagikistan, invece, ha registrato 3 vittime e decine di feriti.

La disputa è iniziata il 28 aprile e le due parti hanno rilasciato versioni differenti in relazione all’iniziatore del conflitto. Secondo quanto riferito dai media del Kirghizistan, tutto sarebbe iniziato il 28 aprile intorno alle 11.00 ora locale, quando le autorità del Tagikistan hanno deciso di installare telecamere a circuito chiuso nella zona dell’impianto di distribuzione dell’acqua di Golovnoy. I lavori sono poi stati ostacolati da residenti locali kirghisi e le due parti avrebbero iniziato a scagliarsi pietre a vicenda.

Il Tagikistan, dal canto suo, ha presentato una versione più complessa di quanto accaduto. Secondo Dushanbe, il Kirghizistan, avrebbe tentato di impadronirsi dell’impianto idrico di Golovnoy. Pertanto, dietro agli scontri vi sarebbe una disputa sulla distribuzione delle risorse idriche circostanti e, in particolare, sulla sovranità dell’area in cui è situato il suddetto l’impianto idrico. 

La situazione già tesa si poi è intensificata la mattina del giorno successivo, quando, il 29 aprile, alle 5:45 ora locale, sono iniziate le sparatorie, come ha riferito la polizia distrettuale di Batken. A quel punto sarebbero state coinvolte unità militari, con le autorità del Kirghizistan che hanno accusato il Tagikistan di aver allestito una posizione per il lancio di mortai. Di conseguenza, le autorità kirghise hanno dichiarato lo stato di emergenza in tre città, quali Ak-Tatyr, Ak-Sai e Samarkandek, e hanno iniziato a evacuare i residenti. Più di 800 persone sono state allontanate dall’area di conflitto.

Il confine tra Kirghizistan e Tagikistan diventa periodicamente teatro di disordini, sin dallo scioglimento dell’ex Unione Sovietica, avvenuto nel 1991. I due Paesi Centro-asiatici condividono 976 chilometri di confine, di cui 451 chilometri non sono chiaramente definiti e sono oggetto di contesa tra Bishkek e Dushanbe.

 Il quotidiano russo Izvestija ha spiegato che il fatto che le linee di confine siano state tracciate senza tenere in considerazione il “fattore etnico”, rappresenta uno dei motivi alla base delle dispute. A tal riguardo, fu proprio in epoca sovietica, dopo lo scioglimento dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), che i confini vennero stabiliti prendendo in considerazione solo l’aspetto economico. Finché entrambi i Paesi facevano parte dell’URSS non si erano mai verificati contenziosi sul confine. Le dispute sono iniziate quando il Kirghizistan e il Tagikistan dichiararono l’indipendenza dall’Unione Sovietica, rispettivamente il 31 agosto e il 9 settembre del 1991, delimitando le rispettive linee di confine. Le parti rivendicano infrastrutture, percorsi stradali, pozzi e canali appellandosi a documenti diversi. Inoltre, ancora oggi, la pressione dell’opinione pubblica contribuisce ad impedire di raggiungere un compromesso.

Il contenzioso si complica in riferimento alle enclave. Ce ne sono otto in Asia centrale e, una di queste è Vorukh. Appartenente al territorio del Tagikistan, l’enclave è collocata nella regione di Batken, in Kirghizistan. Vorukh, che si estende su 130 km quadrati, ospita 35.000 residenti. Stando a quanto riferito da Izvestija, la suddetta enclave è considerata il luogo più critico dell’Asia centrale. In particolare, sono in corso controversie per il controllo della strada che collega Vorukh al Tagikistan e per il bacino idrico locale.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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