Hong Kong: attivista si dichiara colpevole per le manifestazioni del 4 giugno 2020

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 18:08 in Cina Hong Kong

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L’attivista pro-democrazia di Hong Kong, Joshua Wong, si è dichiarato colpevole, insieme ad altri tre imputati, di aver partecipato ad una protesta vietata, il 4 giugno dello scorso anno, per commemorare la repressione dei manifestanti di Piazza Tiananmen, a Pechino, avvenuta nel 1989. Era la prima volta che la celebrazione veniva dichiarata illegale sull’isola, con la polizia che ha giustificato la misura citando le restrizioni imposte dalla pandemia di coronavirus. Si prevede che anche quest’anno l’evento continui a rimanere vietato. 

Decine di migliaia di persone avevano partecipato alla commemorazione, lo scorso anno, accendendo candele in tutta la città e dando vita ad una manifestazione piuttosto pacifica, salvo brevi diverbi con la polizia antisommossa in alcuni, isolati, quartieri di Hong Kong. Wong, già in prigione dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver partecipato e organizzato un’assemblea non autorizzata durante le proteste di massa pro-democrazia, nel 2019, si è dichiarato colpevole di quest’altra imputazione davanti al tribunale distrettuale della città, venerdì 30 aprile. Gli altri attivisti che, insieme a lui, hanno dichiarato la propria colpevolezza sono Lester Shum, Jannelle Leung e Tiffany Yuen. Un altro attivista, Eddie Chu, ha chiesto un rinvio del caso e verrà ascoltato l’11 giugno, insieme ad altre 19 persone, che affronteranno accuse simili.

L’anniversario del 4 giugno è capitato, l’anno scorso, in un momento particolarmente delicato per Hong Kong. L’evento ha coinciso con i preparativi di Pechino per introdurre una nuova legge sulla sicurezza dell’isola, poi approvata ufficialmente il 30 giugno. La legislazione, che i più critici sostengono sia finalizzata a reprimere il dissenso e aumentare il controllo della Cina, a discapito delle libertà individuali dei cittadini di Hong Kong, punisce tutto ciò che il governo cinese considera reati di sovversione, secessione, terrorismo o collusione con forze straniere, con pene che vanno fino all’ergastolo. Mentre era già in prigione, Wong è stato sospettato, a gennaio, di aver infranto proprio la nuova legge sulla sicurezza, avendo partecipato ad una votazione, non ufficiale, volta a scegliere i candidati dell’opposizione che si sarebbero presentati ad un’elezione, da allora posticipata, che le autorità descrivono come un “complotto vizioso” finalizzato “a rovesciare il governo”.

Rispondendo alle domande sulla commemorazione delle vittime di Tiananmen, la leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha dichiarato, questa settimana, che la cosa importante è mostrare rispetto al Partito comunista cinese. Le celebrazione sono vietate nella Cina continentale, ma Hong Kong ha sempre tenuto, tradizionalmente, le più grandi veglie a livello mondiale ogni anno. Pechino non ha mai fornito un resoconto completo delle violenze commesse nella celebre piazza nel 1989, ma il bilancio delle vittime fornito dai funzionari cinesi parla di circa 300 persone, la maggior parte militari. I gruppi per la difesa dei diritti umani, al contrario, sostengono che migliaia di civili potrebbero essere morti. 

Il 2 dicembre, Joshua Wong e altri due ex-membri dell’organizzazione Demosisto, sciolta lo scorso 30 giugno, ovvero Zhou Ting, anche conosciuta come Agnes Chow, e Lin Langyan, chiamato Ivan Lam, sono stati giudicati colpevoli da un tribunale di Hong Kong. I giovani dovranno scontare pene che potranno prevedere dai 7 ai 13 mesi di carcere per aver incitato, organizzato e partecipato alle proteste non autorizzate del 21 giugno 2019, di fronte al quartier generale della polizia di Hong Kong. L’evento era stato definito dal Washington Post come la “maggior sollevazione contro il dominio del Partito comunista cinese condotto in territorio nazionale dal 1989”.

Nello specifico, il 24enne Joshua Wong è stato condannato a 13 mesi e mezzo di carcere per “aver incitato altre persone a partecipare consapevolmente ad incontri non autorizzati” e per “aver organizzato incontri non autorizzati”. Agnes Chow, 26 anni, è stata condannata a 7 mesi di detenzione per “aver incitato altre persone a partecipare consapevolmente ad incontri non autorizzati”. Infine, il 23enne Ivan Lam è stato condannato a 10 mesi di reclusione sia per “aver incitato altre persone a partecipare consapevolmente ad incontri non autorizzati” sia “per aver partecipato consapevolmente ad incontri non autorizzati”.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma, per molti, la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe erosi. Lo scorso 11 marzo, poi, Pechino ha deciso di apportare modifiche al sistema elettorale dell’isola, incontrando nuove critiche da parte di più Paesi, per lo più occidentali, compreso il Regno Unito.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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