Etiopia: nuovi scontri nella regione di Oromia, almeno 20 morti

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 19:52 in Africa Etiopia

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Un gruppo di uomini armati, nella regione occidentale etiope di Oromia, ha ucciso almeno 20 persone in quello che, secondo le autorità, sarebbe stato un attacco contro civili del gruppo etnico di Amhara. L’incidente è avvenuto nel distretto di Limmu Kosa, nella zona di Jimma. A rendere nota la notizia, il portavoce del governo regionale di Oromia, Getachew Balcha, il quale ha specificato che gli aggressori avrebbero lanciato la loro offensiva una settimana fa. Secondo il funzionario locale, i responsabili proverrebbero dal cossiddetto OLF-Shane o Oromo Liberation Army (OLA), un gruppo scissionista dell’Oromo Liberation Front (OLF), che, a sua volta, rappresenta un movimento di opposizione precedentemente bandito ma poi legalizzato quando il primo ministro, Abiy Ahmed, è entrato in carica, nell’aprile 2018.

Tuttavia, un portavoce dell’OLA, Odaa Tarbii, ha negato le accuse e scaricato le responsabilità sulle autorità regionali di Oromia. In particolare, Tarbii ha affermato che le forze di sicurezza dello stato avrebbero abbandonato l’area, consentendo ai “miliziani affiliati al governo”, e non, a differenza di quanto sostenuto dai funzionari locali, ai membri dell’OLA, di prendere d’assalto l’area e uccidere gli Amhara. Un residente ha altresì riferito all’agenzia di stampa Reuters che le forze di sicurezza regionali non avrebbero fatto nulla per fermare le uccisioni e ha dichiarato che uomini armati andavano di casa in casa ad assassinare le persone. L’uomo ha infine aggiunto che alcuni degli aggressori indossavano uniformi simili a quelle usate dalle truppe federali.

Gli Oromo sono il più grande gruppo etnico del Paese, mentre gli Amhara il secondo. Le due regioni di Amhara e Oromia sono confinanti e, negli ultimi mesi, gli attacchi tra i due gruppi etnici nelle aree situate lungo la frontiera sono aumentati. Scontri interetnici, durante il mese di aprile, sono scoppiati, in particolare, ad Amhara, dopo che migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case per via di una serie di attacchi avvenuti nelle aree orientali della regione, dove la maggioranza Amhara risiede insieme ad una minoranza di Oromo.

La violenza politica ed etnica è una delle maggiori sfide che Abiy sta incontrando durante il suo mandato. Le riforme politiche introdotte dal primo ministro hanno, da un lato, consentito una maggiore apertura ai gruppi etnici del Paese, ma, dall’altro, hanno incoraggiato gli attori locali ad aumentare la loro base di potere dopo quasi tre decenni di governo caratterizzati da una politica di repressione e pugno di ferro. In quanto seconda nazione più popolosa dell’Africa, l’Etiopia è una delle economie in più rapida crescita del continente e si prevede che terrà nuove elezioni a giugno. Tuttavia, decenni di frustrazione derivanti dalle repressioni attuate dal governo di Addis Abeba e una serie di riforme democratiche introdotte da Abiy, al momento della presa del potere, stanno favorendo una rinascita delle milizie regionali, che vogliono far sentire la propria voce sfidando il partito di governo. Come notato dall’analista etiope Mohamed Olad, intervistato da Reuters, “le frustrazioni a lungo represse spesso esplodono in violenza etnica”, e questo sembrerebbe proprio il caso del Paese del Corno d’Africa, negli ultimi mesi.

Il difensore civico Endale Haile aveva riferito, a inizio mese, che il bilancio delle vittime degli scontri intercomunitari aveva provocato più di 300 morti nel giro di qualche giorno, nel mese di marzo. Jemal Hassen Mohammed, amministratore capo dell’area di Jile-Temuga, nella zona speciale di Oromia, aveva precisato che le violenze erano iniziate il 19 marzo, dopo che un leader religioso di etnia Oromo era stato ucciso a colpi di arma da fuoco fuori da una moschea. Ciò aveva scatenato pesanti scontri tra le forze di sicurezza di Amhara e i civili Oromo. In base alle informazioni finora disponibili, inoltre, circa 250.000 persone sono state costrette a fuggire dalla zona di North Shoa a causa dei combattimenti, mentre circa un quarto delle case di Ataye sono state date alle fiamme. Nella zona speciale di Oromia, altre 78.000 persone hanno dovuto lasciare le loro case, mentre una cittadina della zona è stata incendiata interamente a marzo. Di recente proteste di massa sono state indette in diverse città della regione degli Amhara, inclusa la capitale Bahir Dar, per chiedere la fine delle violenze contro la loro etnia.

Il primo ministro, Abiy Ahmed, sta subendo crescenti pressioni da parte di enti nazionali e internazionali che lo esortano ad affrontare la violenza nello stato di Amhara e altrove. “Il governo dovrebbe assumersi la propria responsabilità nel proteggere le persone”, ha affermato la Commissione etiope per i diritti umani. Abiy è salito al potere nell’aprile 2018 dopo diversi anni di proteste antigovernative organizzate principalmente da giovani attivisti di etnia Amhara e Oromo. Il premier etiope ha poi vinto il Premio Nobel per la Pace, l’anno successivo, grazie ad una serie di iniziative di riforma politiche ed economiche. Tuttavia, il suo mandato è stato compromesso dall’incessante diffusione di violenze a base etnica e gli analisti temono che le elezioni nazionali, attese per il 5 giugno, potrebbero portare ulteriore insicurezza. In particolare, secondo gli esperti, i disordini potrebbero ostacolare gli sforzi per organizzare le votazioni. Birtukan Medeksa, capo del consiglio elettorale nazionale, ha dichiarato, il 14 aprile, che gli scontri etnici hanno già provocato un’interruzione temporanea nella procedura di registrazione degli elettori in diverse località, comprese le zone speciali di Oromia e l’area di North Shoa.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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