Egitto, Sinai del Nord: l’ISIS uccide 3 civili

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 12:04 in Africa Egitto

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Tre civili sono stati uccisi, a colpi di arma da fuoco, nel corso di un’operazione condotta dallo Stato Islamico, e, nello specifico, dall’organizzazione ad esso affiliata, Wilayat Sinai, il 29 aprile, nella regione egiziana del Sinai del Nord.

A riportare la notizia è stato il quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base di informazioni fornite da fonti locali, le quali hanno specificato che i militanti jihadisti hanno preso d’assalto il villaggio di al-Amal, situato a Est del Canale di Suez, e, in particolare, le abitazioni degli abitanti locali, con il pretesto di stare collaborando con l’esercito egiziano. Non trovando gli individui da loro ricercati, i terroristi hanno sparato sui membri di una famiglia locale, provocando 3 morti. L’episodio si è verificato in concomitanza con la visita del capo di stato maggiore dell’esercito egiziano nella regione, Mohamed Farid, il quale ha condotto ispezioni presso le postazioni delle forze armate egiziane, per valutare la sicurezza e lo stato di attuazione dei piani congiunti dell’esercito e della polizia, volti a contrastare la minaccia terroristica nel Sinai del Nord.

Anche nella sera del 28 aprile, membri di Wilayat Sinai hanno causato la morte di un individuo e il ferimento di altri membri di una tribù di Sheikh Zweid, ritenuti essere collaboratori dell’esercito egiziano. Risale, invece, al 18 aprile, l’annuncio della medesima organizzazione terroristica, la quale ha rivendicato la responsabilità dell’esecuzione di un cristiano copto e di due membri di una tribù del Sinai. Le uccisioni e la rivendicazione sono apparse in un video di 13 minuti pubblicato su Telegram.

Wilayat Sinai trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, l’organizzazione ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più nella regione del Sinai, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane. Il 2 novembre 2019, inoltre, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà al nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi.

L’intera regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, vive da tempo in uno stato d’allerta. Le tensioni si sono intensificate a partire dal 2013, quando, con un colpo di Stato, l’esercito egiziano ha rovesciato l’allora presidente Mohamed Morsi, vicino alla Fratellanza Musulmana. Poi, nel mese di febbraio 2018, il governo dell’attuale presidente, Abdel Fatah al-Sisi, ha lanciato un’operazione a livello nazionale contro i gruppi armati concentrati nel Sinai del Nord. La campagna di sicurezza, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, avviata il 9 febbraio 2018, ha avuto l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

In tale quadro, a luglio 2020, l’esercito egiziano si è ritrovato a contrastare i militanti dello Stato Islamico presso Bir al-Abd, dove Wilayat Sinai era riuscita ad assumere il controllo di diversi villaggi nell’area occidentale di tale città. Le tensioni avevano avuto inizio il 22 luglio, dopo che Il Cairo aveva dichiarato di aver sventato un attacco terroristico nella regione del Sinai del Nord, uccidendo 18 militanti. Da allora, sono state piantate mine ed esplosivi in punti strategici dei villaggi di Bir al-Abd, impedendo alle forze egiziane di dare la caccia agli insorti. Per tale ragione, l’esercito del Cairo aveva fatto ricorso ai bombardamenti aerei, rischiando di provocare un alto numero di vittime civili.

Di fronte ad una situazione di sicurezza ancora instabile, accompagnata da una perdurante emergenza sanitaria, al-Sisi ha prolungato lo stato di emergenza nel Paese Nord-africano per altri tre mesi, a partire dal 25 aprile. Ciò significa che le forze armate e di polizia sono autorizzate a prendere le misure necessarie a far fronte alla minaccia terroristica, al suo finanziamento e a preservare la sicurezza dell’Egitto, proteggendo altresì le proprietà pubbliche e private e la vita dei cittadini stessi. Parallelamente, sono vietati raduni e manifestazioni, se viene rilevato un pericolo che influisce sulla sicurezza nazionale o minaccia la stabilità dello Stato.

In realtà, l’Egitto è in uno stato di emergenza continuo dal 10 aprile 2017, quando una serie di bombardamenti contro alcune chiese situate nei governatorati del Cairo e di Alessandria hanno provocato la morte di circa 47 persone. Sebbene la Costituzione egiziana preveda che lo stato di emergenza venga promulgato per soli sei mesi consecutivi, negli ultimi anni il presidente egiziano si è spesso affrettato a rinnovarlo ancor prima della scadenza stabilita.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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