Bulgaria: riaperte le indagini contro la Russia su esplosioni e avvelenamenti

Pubblicato il 30 aprile 2021 alle 10:19 in Bulgaria Russia

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Il Ministero degli Esteri della Bulgaria ha dichiarato, giovedì 29 aprile, “persona non grata” un diplomatico russo perché sospettano il coinvolgimento di Mosca negli avvelenamenti e nelle esplosioni avvenute nel Paese tra il 2011 e il 2020. Continua così la “guerra diplomatica” tra l’Europa e la Russia, la quale si prepara a rispondere con analoghe misure.

Come si legge nel comunicato ministeriale bulgaro, Sofia ha altresì invitato Mosca a fornire piena assistenza alle autorità bulgare nelle indagini su una serie di esplosioni nei depositi di armi del Paese e sul tentativo di avvelenamento di tre cittadini bulgari. Nonostante l’espulsione e le tecenti tensioni diplomatiche, la Bulgaria ha riferito di voler mantenere con la Russia “relazioni reciprocamente vantaggiose”.

Mosca non ha accolto con favore le misure disposte da Sofia e la portavoce degli Esteri del Paese, Maria Zacharova, ha annunciato che presto verranno prese misure speculari. Inoltre, la Russia si è resa disponibile a cooperare nelle indagini e ha sottolineato di aver sempre considerato la Bulgaria come un “partner per cooperare in una pluralità di settori”.

Le autorità di Sofia hanno accusato sei russi di aver causato l’esplosione di quattro depositi militari bulgari tra il 2011 e il 2020 con lo scopo di bloccare temporaneamente la consegna di munizioni in Ucraina e Georgia. Tali magazzini, secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa russa RIA, erano gestiti dalla società EMCO, di proprietà del commerciante di armi bulgaro Emilian Ghebrev, il quale ha fornito armamenti alle forze armate ucraine nel 2014, quando nel Donbass si è raggiunto il culmine nel conflitto per l’indipendenza delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Inoltre, tre cittadini russi, i cui nomi non sono stati rivelati, sarebbero accusati di aver tentato di avvelenare Ghebrev, il figlio, e un altro individuo. Come riportato dall’Ufficio del procuratore bulgaro, il 28 aprile 2015, Ghebrev, dopo una cena di lavoro, ha iniziato ad accusare malori ed è stato portato d’urgenza in ospedale. Pochi giorni dopo, il primo maggio 2015, le autorità del Paese hanno aperto le indagini per tentato omicidio. Più tardi, il 4 maggio, anche il figlio del commerciante ha avuto un malore con sintomi analoghi a quelli del padre. Durante le indagini, le forze dell’ordine di Sofia hanno esaminato approfonditamente l’auto, l’abitazione e l’ufficio dell’uomo e hanno trovato tracce di clorpirifos nel cibo di Ghebrev. Si tratta di una sostanza estremamente velenosa che, se ingerita in grandi quantità, può portare alla morte. All’epoca, il sospetto assassino non era stato indentificato e questo, nel 2016, aveva condotto alla momentanea sospensione delle indagini. Tuttavia, nel 2018, Ghebrev, a seguito del caso di avvelenamento dell’ex ufficiale del GRU, Sergej Skripal e la figlia Yulia, ha dichiarato di sospettare che il veleno utilizzato per gli Skripal appartenesse alla stessa famiglia del clorpirifos. Dopo tali sviluppi, la procura bulgara ha riaperto, il 15 ottobre 2016, le indagini anche per il caso Ghebrev.

L’esplosione dei depositi militari bulgari potrebbe essere collegata a quella di Vrebetice, recentemente denunciata dalle autorità della Repubblica Ceca. Nello specifico,  il 17 aprile, il primo ministro ceco, Andrej Babis, aveva accusato l’intelligence russa di essere stata l’artefice dell’esplosione del deposito militare di Vrbetice, nel Sud-Est di Praga, accaduto il 16 ottobre 2014. Come conseguenza, la Repubblica Ceca ha deciso di espellere 18 diplomatici russi dal Paese. La risposta della Russia non ha tardato ad arrivare. Il giorno dopo, domenica 18 aprile, il Paese ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata della Repubblica Ceca di Mosca “persona non grata”, ordinando loro di lasciare il Paese entro 48 ore. Il culmine è stato raggiunto il 22 aprile, quando Praga ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa nella nazione. Il ministro degli Esteri ceco, Jakub Kulhanek, ha altresì specificato che la mossa si inserisce all’interno dell’iniziativa del Paese di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa.

È importante ricordare che, il 4 marzo 2018, l’ex spia russa, Sergej Skripal, e la figlia Yulia vennero trovati semi-incoscienti su una panchina di Salisbury, in Gran Bretagna. Furono portati d’urgenza allo Salisbury District Hospital, dove le loro condizioni migliorarono. Più tardi, il distretto antiterroristico di Scotland Yard dichiarò che gli Skripal avevano subito un avvelenamento da gas nervino, successivamente identificato come Novichok, un’arma chimica sovietica. Le autorità britanniche classificarono l’avvelenamento come tentato omicidio e accusarono la Russia. Gli Skripal, successivamente, vissero per circa un anno in una “safe house” dell’Mi5, il servizio di controspionaggio britannico, in una località segreta del Regno Unito. È importante ricordare che, nel 2006, Sergej Skripal fu condannato dalla Russia per alto tradimento  a seguito di attività di spionaggio a favore dei servizi segreti britannici.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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