Yemen: Teheran a favore del cessate il fuoco

Pubblicato il 29 aprile 2021 alle 8:36 in Iran Oman Yemen

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Nel corso di una visita nel Sultanato dell’Oman, il 28 aprile, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha ribadito il sostegno del proprio Paese al cessate il fuoco in Yemen. Giovedì 29 aprile, invece, sarà l’inviato speciale degli USA, Timothy Lenderking, a recarsi in Arabia Saudita e in Oman per colloqui sul dossier yemenita.

La visita di Zarif nella capitale omanita è stata occasione per incontrare il portavoce delle milizie di ribelli sciiti Houthi, Mohammed Abdul Salam, il quale vive in esilio a Muscat. Nel corso dei colloqui, il ministro iraniano ha ribadito che, per Teheran, l’unica soluzione alla crisi in Yemen è politica e che l’Iran è a favore del cessate il fuoco e di colloqui intra-yemeniti, che possano portare alla formazione di un nuovo governo privo di influenze esterne. Tuttavia, lo stesso Zarif si è detto rammaricato per il conflitto a cui il popolo yemenita assiste da circa sei anni e, oltre a esortare alla pace, ha chiesto all’Arabia Saudita di porre fine al blocco imposto nel Paese.

Parallelamente, Zarif ha discusso con l’omologo omanita, Sayyid Badr Hamad al-Busaidi, degli sviluppi di alcuni dossier di mutuo interesse a livello regionale e internazionale e delle relazioni bilaterali tra Muscat e Teheran in diversi ambiti. Entrambe le parti hanno ribadito la necessità di rispettare il principio di non ingerenza negli affari interni dei Paesi, oltre a quelli sanciti nella Carta delle Nazioni Uniti e nel Diritto internazionale. Parallelamente, è stata ribadita l’importanza di risolvere questioni e controversie in modo pacifico, aprendo canali di dialogo e di impegnarsi per garantire stabilità e sicurezza. Infine, Zarif e al-Busaidi si sono detti concordi a continuare a consultarsi per scambiare opinioni su questioni regionali e globali.

Per il 29 aprile è attesa una nuova visita dell’inviato speciale degli USA, Lenderking, il quale si recherà sia in Arabia Saudita sia in Oman per discutere del conflitto in Yemen, nel quadro del suo quinto tour nel Golfo dall’inizio del suo mandato, il 4 febbraio. Si prevede che a parlare con Lenderking vi saranno funzionari del governo yemenita, con i quali verranno prese in esame le modalità per garantire l’arrivo regolare e senza ostacoli di merci e aiuti umanitari in Yemen, oltre alle mosse da intraprendere per un cessate il fuoco permanente e l’avvio di una transizione politica. Inoltre, verrà posta particolare attenzione alla situazione a Ma’rib, città situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, testimone di una violenta offensiva dalla prima settimana di febbraio scorso, dove la situazione umanitaria è in continuo peggioramento. Era stato lo stesso Lenderking ad affermare, il 21 aprile, che le battaglie di Ma’rib rischiano di compromettere gli sforzi profusi sinora per riportare la pace in Yemen. Inoltre, per l’inviato statunitense, a destare maggiore preoccupazione è il sostegno dell’Iran agli Houthi, definito significativo oltre che letale, che consiste nel fornire addestramento e nell’aiutare le milizie ribelli a “mettere a punto” i propri programmi missilistici e di droni.

Nel frattempo, le tensioni sul campo continuano. Nella sera del 28 aprile, le forze dell’esercito yemenita hanno lanciato attacchi contro le milizie Houthi stanziate sul fronte di Sirwah, nell’Ovest di Ma’rib, in concomitanza con i raid della coalizione a guida saudita, che hanno provocato vittime tra le fila dei ribelli e perdite materiali. È proprio il fronte di Sirwah ad essere stato oggetto di intensi scontri e attacchi mordi e fuggi sin dal 7 febbraio scorso, in quanto funzionale a raggiungere i giacimenti di petrolio e gas della regione. Dal canto loro, le forze filogovernative, legate al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi, hanno dichiarato di star continuando a registrare una serie di vittorie nella regione di Ma’rib, nonostante la determinazione degli Houthi a conquistare un governatorato dal valore strategico, ritenuto essere una “carta vincente” da dover controllare prima di sedersi al tavolo dei negoziati di pace.

Parallelamente, nonostante le violente tensioni, nella sera del 28 aprile, gli Houthi e le forze filogovernative hanno portato a termine un nuovo scambio di prigionieri proprio a Ma’rib, il secondo in una sola settimana. Questa volta, il numero di detenuti scambiati è stato pari a 9, per ciascuna parte, mentre il 26 aprile erano stati 21 i prigionieri rilasciati nel quadro di un processo guidato dai leader delle tribù locali. Tale sviluppo segue il fallimento dell’ultimo round di negoziati mediati dalle Nazioni Unite, svoltosi in Giordania dal 24 gennaio al 21 febbraio scorso, che avrebbe dovuto portare allo scambio di 300 prigionieri.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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