Siria: 51 candidati alle elezioni presidenziali, l’Onu nega in anticipo la legittimità

Pubblicato il 29 aprile 2021 alle 10:04 in Medio Oriente Siria

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Mentre il numero di candidati alle elezioni presidenziali in Siria, previste per il 26 maggio, ha raggiunto quota 51, alcuni Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno respinto in anticipo i risultati del processo elettorale.

Risale al 18 aprile l’annuncio del presidente dell’Assemblea popolare, Hamouda Sabbagh, circa la data delle prossime elezioni e la successiva apertura delle candidature. Quella del 26 maggio sarà la seconda tornata elettorale per la Siria dallo scoppio del conflitto civile, il cui inizio risale al 15 marzo 2011. Tra le personalità che concorreranno alla carica di presidente vi è anche il capo di Stato attualmente in carica, Bashar al-Assad, che, già il 21 aprile, ha annunciato la propria candidatura. La lista dei 51 candidati dovrà essere sottoposta alla Commissione elettorale. La Costituzione redatta nel 2012 prevede che i candidati debbano ottenere l’approvazione di 35 membri dell’Assemblea popolare, su un totale di 250, e, alla fine, la lista da sottoporre a votazione sarà composta da quattro membri. Tuttavia, sembra difficile raggiungere l’approvazione di 35 membri, se si considera che in Parlamento è il partito Baath, guidato da Assad, a predominare e che ciascun membro dell’Assemblea popolare può concedere il suo sostegno a un solo candidato.

L’Assemblea popolare ha altresì chiesto ad alcuni parlamenti di Paesi, sia arabi sia non, di “accompagnare” il processo elettorale, informandoli sul suo sviluppo, tra cui Algeria, Oman, Mauritania, Russia, Iran, Armenia, Cina, Venezuela, Cuba, Bielorussia, Sud Africa, Ecuador, Nicaragua e Bolivia. Nel frattempo, sono diverse le voci che sono cominciate a circolare sui possibili risultati delle prossime elezioni, da molti considerate una “farsa”. Fonti, definite informate, hanno riferito al quotidiano al-Araby al-Jadeed che l’Assemblea popolare concederà ad altri tre individui, tra cui si presume vi sia anche una donna, di candidarsi al ruolo di presidente, per dimostrare che si tratta di un processo democratico. Tra i nomi trapelati sino ad ora di possibili concorrenti di Assad vi sono Abdullah Salloum Abdullah, Mohammad Firas Yasin Rajjouh, e Faten Ali Nahar. Quest’ultima è un’avvocatessa di 50 anni, che potrebbe rappresentare la prima candidata donna nella storia della Siria. Tuttavia, attivisti e gruppi di opposizione continuano a ritenere che l’elevato numero di candidati sia semplicemente un modo per legittimare un processo elettorale privo di basi legali e la conseguente vittoria di Assad.

In tale quadro, anche dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono giunte voci critiche. In particolare, la Francia, attraverso il suo delegato, Nicolas de Rivière, ha affermato che Parigi non riconoscerà la legittimità delle elezioni di maggio, le quali si svolgeranno senza una supervisione internazionale, non in linea con quanto previsto dalla risoluzione 2254, adottata all’unanimità nel 2015. Parallelamente, l’ambasciatrice degli USA, Linda Thomas Greenfield, ha evidenziato che la mancata adozione di una nuova costituzione è indice del fatto che le cosiddette elezioni del 26 maggio saranno false e ha ribadito la necessità di includere anche rifugiati e sfollati interni nel processo elettorale. A sua volta, il Regno Unito ha messo in luce l’assenza di un ambiente “sicuro e neutrale” e una atmosfera di costante paura, in cui milioni di siriani continuano a necessitare di assistenza umanitaria. Tuttavia, mentre anche diversi Paesi dell’Unione Europea hanno chiesto lo svolgimento delle elezioni sotto l’egida delle Nazioni Unite, Mosca ritiene che sia deplorevole negarne la legittimità ancor prima del loro svolgimento e ha denunciato “ingerenze esterne non autorizzate” negli affari interni della Siria.

Da parte sua, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Geir Otto Pedersen, oltre a porre l’accento sulla necessità di una “diplomazia internazionale costruttiva” per porre fine al perdurante conflitto, ha riferito che l’Onu non prenderà parte alle elezioni del 26 maggio e che queste non sono state incluse nel percorso politico delineato nella Risoluzione 2254 dell’Onu. Quest’ultima, è stato chiarito, prevede elezioni libere ed eque al termine di un processo politico guidato dalle Nazioni Unite e ai sensi di una nuova Costituzione che ne garantisca trasparenza e la partecipazione di tutti i siriani. Ad oggi, le procedure per l’elaborazione o la modifica del testo costituzionale sono in una fase di stallo. 

Stando a quanto determinato sino ad ora dal governo siriano, le elezioni presidenziali del 26 maggio si svolgeranno solo nelle aree poste sotto il controllo delle forze di Damasco. Per quanto riguarda le aree Nord-orientali, perlopiù controllate dall’Amministrazione Autonoma Curda, è possibile che si decida di aprire seggi in aree dove sono dispiegate truppe di Assad, tra cui Hasakah e Qamishli. In altre regioni prevalentemente occupate dai gruppi ribelli e dai loro alleati, invece, tra cui Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, non vi sarà alcun processo elettorale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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