Saudi Aramco si apre agli investitori internazionali, la Cina risponde

Pubblicato il 29 aprile 2021 alle 15:32 in Arabia Saudita Cina

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Dopo che il gigante petrolifero saudita, Saudi Aramco, ha annunciato l’intenzione di cedere l’1% del proprio capitale a investitori stranieri, alcune fonti hanno rivelato che la Cina potrebbe essere tra i possibili acquirenti.

In particolare, è stato il principe ereditario saudita, Mohammed Bin Salman, a parlare, in un’intervista del 27 aprile, di discussioni in corso con una “società energetica globale” di rilievo, al fine di vendere l’1% delle quote di Saudi Aramco, che, ai corsi di Borsa attuali, vale 19 miliardi di dollari. Inoltre, il principe ha dichiarato che il colosso saudita potrebbe vendere ulteriori quote a investitori internazionali nell’arco dei prossimi uno o due anni, mentre altre potrebbero essere trasferite al Fondo di Investimento Pubblico o, ancora, quotate nella borsa saudita. “Sarà un accordo davvero rilevante per potenziare le vendite di Aramco in un grande Paese”, ha infine aggiunto bin Salman.

In tale quadro, il 29 aprile, diverse fonti hanno rivelato che alcune compagnie petrolifere statali cinesi e la China Investment Corporation (CIC), un fondo sovrano del Paese asiatico, sono tra coloro che hanno avviato trattative per l’acquisizione delle quote. Sebbene la notizia non sia stata ancora confermata dai canali ufficiali, sono in molti a ritenere Pechino tra gli investitori più plausibili, alla luce della relazione tra il Regno e la Cina. A tal proposito, nel mese di marzo scorso, Riad ha rappresentato, per il settimo mese consecutivo, il principale fornitore di greggio nel mercato cinese. Inoltre, è stato lo stesso bin Salman, nel corso dell’intervista del 27 aprile, a riferire che la Cina, accanto a Russia e India, rappresenta un “partner strategico” con cui il proprio Paese sta rafforzando le relazioni.

Saudi Aramco rappresenta uno dei pilastri per l’approvvigionamento energetico mondiale, ed è quotata nella borsa saudita dalla fine del 2019. In particolare, risale a 2 novembre di quell’anno l’apertura di un’offerta pubblica iniziale (IPO) che ha portato la società saudita a vendere parte delle proprie quote in borsa a investitori pubblici, in modo da aumentare il proprio capitale. In tale occasione, la percentuale delle azioni di vendita è stata pari all’1,7%. L’IPO di Aramco 2019 è stata vista come un pilastro del programma di diversificazione economica volto ad attrarre investimenti esteri. Inoltre, la società è stata in grado di raccogliere 25,6 miliardi di dollari nell’IPO aperta a novembre 2019 e successivamente ha venduto più azioni con una “opzione greenshoe”, raggiungendo in totale 29,4 miliardi di dollari. L’obiettivo è stato consentire la partecipazione di investitori all’interno e all’esterno del Regno, creare migliaia di posti di lavoro e aumentare le dimensioni del mercato azionario saudita. Non da ultimo, era stato riferito che i fondi sarebbero destinati ad alimentare il Fondo pubblico per gli Investimenti, per promuovere progetti promettenti per il Paese.

Ad oggi, Riad continua a perseguire la strategia di riforme economiche promossa dal principe ereditario, la cosiddetta Saudi Vision 2030, il cui obiettivo è diversificare l’economia saudita, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita nel Paese, rendendo il Regno sempre più indipendente dal petrolio. Tuttavia, anche l’Arabia Saudita, e con essa Saudi Aramco, ha dovuto far fronte alle conseguenze della pandemia di Covid-19 e al calo dei prezzi di petrolio. A tal proposito, i profitti della compagnia petrolifera si sono pressoché dimezzati nel corso del 2020. Inoltre, il gigante petrolifero ha dovuto far fronte alle operazioni di controllo degli investitori sulle proprie emissioni di carbonio, dopo che, nel mese di gennaio 2021, la società ha escluso alcune raffinerie e impianti petrolchimici dai rapporti riguardanti le emissioni di Co2. Se tali strutture fossero state incluse, sarebbe stato rivelato che Saudi Aramco produce 55 milioni di tonnellate annue in più di anidride carbonica, una cifra equivalente grossomodo alle emissioni del Portogallo.

Tuttavia, secondo alcuni analisti, la compagnia petrolifera di proprietà del governo saudita sembra essere in una solida posizione finanziaria rispetto ad altre compagnie internazionali, grazie alla strategia di espansione lanciata negli ultimi due anni. Il rapporto tra il debito di Aramco e il suo valore di mercato è sceso a meno 5% nel primo trimestre del 2020, rispetto a un intervallo dall’11% al 36% per i suoi concorrenti occidentali. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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