“Lunga vita all’Egitto”: il fondo di al-Sisi oggetto di elogi e polemiche

Pubblicato il 29 aprile 2021 alle 11:16 in Africa Egitto

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Il fondo “Lunga vita all’Egitto”, stabilito nel 2014 dal presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha suscitato nuove polemiche dopo che il Parlamento ha approvato la concessione di privilegi e vantaggi mai ottenuti prima da altri fondi del Paese Nord-africano.

A riferirlo, il 28 aprile, il quotidiano al-Jazeera. Il fondo in questione, posto sotto il diretto controllo della presidenza egiziana, è stato lanciato da al-Sisi il primo luglio 2014. In realtà, già il 24 giugno dello stesso anno, il presidente aveva rinunciato a metà del proprio stipendio, pari a circa 5900 dollari, e a metà delle sue ricchezze a favore del fondo noto come “Tahya Misr”, dall’arabo “Lunga vita all’Egitto”, definito una fonte di sostegno per l’economia egiziana, volto a far fronte al fragile quadro economico e sociale che caratterizzava allora il Paese. A seguito del suo lancio ufficiale, il primo luglio 2014, la popolazione egiziana è stata esortata a contribuire in tale fondo attraverso donazioni, con l’obiettivo di raggiungere una crescita economica sostenibile, diminuire i tassi di povertà, rispondere alle esigenze delle categorie più bisognose e stabilire partnership tra settori locali, regionali e internazionali per raggiungere standard di sviluppo sostenibile, incoraggiando la partecipazione del settore privato e delle agenzie governative interessate al processo di sviluppo. Tra i settori interessati dai finanziamenti di Tahya Misr vi sono salute, sviluppo urbano, emancipazione economica, istruzione e formazione.

È stato il medesimo fondo a ottenere, il 19 novembre 2020, il titolo di Guinness World Record per aver lanciato il più grande convoglio umanitario a sostegno di un milione di famiglie nella nuova capitale amministrativa e per aver condotto la più grande campagna di donazione di polli al mondo. Poi, nel mese di gennaio scorso, Tahya Misr ha lanciato un’iniziativa volta a fornire vaccini anti-Covid a famiglie povere, bambini e anziani, stanziando circa 2 miliardi di lire egiziane e cooperando con diverse organizzazioni non governative. Anche nel corso della prima ondata della pandemia di Coronavirus, il suddetto fondo ha fornito cibo e assistenza umanitaria a 660.000 famiglie, oltre a ventilatori e dispositivi di sterilizzazione e disinfezione.

In tale quadro, il 27 aprile, il Parlamento egiziano, guidato da Hanafi Jabali, ha approvato un emendamento alla legge numero 84 del 2015, che consente l’esenzione per le entrate del fondo Tahya Misr e le linee di credito ad esso collegate da tasse e commissioni di qualsiasi tipo, sia quelle già emesse sia quelle da emettere in futuro. Il fondo, specifica al-Jazeera, non gode di alcun controllo reale, sulla base di una decisione di al-Sisi di luglio 2015. Ora, con l’emendamento del 27 aprile, Thaya Misr potrà godere di uno status eccezionale e di privilegi mai concessi prima ad enti governativi egiziani, se non alle forze armate o alle agenzie a queste affiliate. Le esenzioni riguardano, in particolare, le commissioni per beni immobili e la relativa documentazione, le spese di autenticazione per la firma di eventuali contratti che coinvolgono il Fondo, tasse e spese doganali sulle importazioni e i costi sulle donazioni e i contributi ricevuti.

Sebbene il fondo partecipi in diverse attività di beneficienza, sono diverse le iniziative a scopo di lucro che lo riguardano. A tal proposito, nel giugno 2018 è stata annunciata la costituzione della Holding Company for Investment and Development, definita il braccio finanziario di “Long Live Egypt”, la quale comprende sei società operanti nella produzione di farmaci antitumorali, nella creazione e gestione di scuole, nel marketing elettronico, nel finanziamento di piccole e medie imprese e nello sviluppo di industrie e fabbriche in difficoltà.

Tuttavia, il fatto che Tahya Misr non sia soggetto a controlli, mantenendo i propri affari e conti segreti, continua a suscitare polemiche da chi si interroga sull’effettivo destino delle donazioni e dei beni del fondo, così come sull’origine del denaro che confluisce al suo interno. Alcuni ritengono che “Lunga vita all’Egitto” venga sfruttato altresì per nascondere casi di corruzione e vendere o concedere proprietà statali lontano dal controllo dello Stato e delle leggi egiziane.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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