La Russia smentisce la sospensione dell’accordo militare con il Sudan

Pubblicato il 29 aprile 2021 alle 9:06 in Russia Sudan

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L’Ambasciata russa in Sudan ha smentito la sospensione dell’accordo con la Federazione Russa per la costruzione di una base militare sul territorio del Paese. La conferma che i piani tecnico-militari tra Mosca e Khartun sono ancora in corso è giunta il 29 aprile.

“In connessione con la presunta sospensione dell’Accordo sulla creazione di un centro logistico per la Marina russa presso il territorio della Repubblica del Sudan, l’Ambasciata sottolinea che tali dichiarazioni non corrispondono alla realtà dei fatti”, questo quanto annunciato dalle autorità russe in Sudan. La missione diplomatica moscovita, inoltre, ha chiarito di non aver ricevuto nessuna informazione ufficiale in merito alla presunta interruzione dell’intesa. I diplomatici russi hanno ribadito che l’accordo entrerà in vigore solo quando sarà ratificato da tutte le parti competenti e che le recenti notizie sono state diffuse solo per “danneggiare le relazioni tradizionalmente amichevoli tra la Federazione Russa e il Sudan”.

Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri nel Paese Nordafricano, Al Mansour Bulad, ha dichiarato, in un’intervista esclusiva rilasciata all’agenzia di stampa RIA, che il dipartimento non ha ricevuto conferma della sospensione dei piani russo-sudanesi.

In precedenza, il 27 aprile, l’emittente Al-Arabiya, citando fonti proprie, aveva reso nota l’intenzione del Sudan di congelare il suddetto accordo e, insieme a ciò, di interrompere il dispiegamento di truppe russe presso la base navale Flamingo. Secondo quanto riferito da Al-Arabiya, l’accordo era stato congelato in attesa di essere approvato dal parlamento del Paese.

La prima volta che si è parlato di tale accordo è stato nel novembre 2020, quando il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, aveva richiesto al ministro della Difesa, Sergei Shoigu, di occuparsi della penetrazione in Sudan.

L’obiettivo è quello di creare la prima area logistica russa in Sudan. Secondo il documento, citato dalla stampa russa, la base militare accoglierà circa 300 dipendenti e un massimo di quattro imbarcazioni russe alla volta, incluse quelle a propulsione nucleare. Altrettanto rilevante è il fatto che gli aeromobili potranno atterrare presso l’area dato che dispone di una pista di atterraggio.

L’accordo, sottoscritto il primo dicembre 2020, conferisce a Mosca la possibilità di stazionare nell’area per 25 anni e sarà automaticamente rinnovato per altri 10 anni se nessuna delle parti si opporrà. L’intesa svolgerà un ruolo centrale per gli export bellici della Russia nel territorio africano che, nel 2020, hanno registrato un forte aumento. Nello specifico, l’anno scorso, Mosca ha stipulato contratti di forniture militari con l’Africa, tra cui anche il Sudan, per un valore di oltre 2.5 miliardi di dollari. Data l’instabilità della situazione politica nel Paese, gli analisti hanno sottolineato l’importanza di supervisionare che le disposizioni del documento vengano applicate come da contratto. L’accordo ha un valore strategico anche dal punto di vista economico perché consentirà alla Russia di utilizzare i porti marittimi e gli aeroporti sudanesi per i propri import e export, che saranno esenti da dazi doganali. È importante sottolineare che il territorio è stato fornito gratuitamente alla Marina militare russa.  

Khartoum, dal canto suo, potrà sfruttare le forze militari di Mosca per far fronte ai problemi che perturbano la stabilità della regione, tra cui la pirateria, il contrabbando e la tratta degli schiavi. Nonostante ciò, gli esperti russi hanno sottolineato che, in passato, le basi militari che il Paese possedeva nei territori africani, ovvero in Yemen, in Somalia e in Etiopia, erano collocate presso aree ben più strategiche che garantivano a Mosca controllo del traffico marittimo nel Mar Rosso. Tuttavia, oggi, per questioni di natura politica e militare, non è possibile stazionare nei suddetti punti.

L’importanza della regione Nordafricana del Sudan è confermata anche dal fatto che la Cina, recentemente, ha avviato ambiziosi progetti nell’area che, nei prossimi 30 anni, garantiranno a Pechino la possibilità di collocare le proprie forze armate nei territori sudanesi. Infine, nel 2018, è stato inaugurato il primo punto logistico oltreoceano della Cina nella Repubblica di Gibuti, in Sudan.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione