Canarie: recuperato barcone con 24 cadaveri

Pubblicato il 29 aprile 2021 alle 13:03 in Immigrazione Spagna

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Un barcone alla deriva al largo delle Isole Canarie è stato recuperato, mercoledì 28 aprile, con 24 cadaveri a bordo. L’imbarcazione di legno è stata rimorchiata fino al porto di Los Cristianos, sull’isola di Tenerife, da un’unità dei soccorsi marittimi spagnoli. Tra i corpi, anche quelli di due minori.

Un aereo dell’aviazione spagnola aveva avvistato per la prima volta il barcone nella mattinata di lunedì 26 aprile, circa 500 chilometri a Sud-Est dell’isola di El Hierro. Un elicottero militare aveva quindi soccorso e portato sulla terraferma gli unici 3 sopravvissuti, 2 uomini e una donna. I superstiti sono stati assistiti dal personale medico di un ospedale di Tenerife. Uno dei due uomini si trova in condizioni precarie a causa di una “grave disidratazione”, secondo quanto riportato su Twitter dai servizi di emergenza.

“Erano così deboli che ho avuto bisogno dell’aiuto del mio collega per tenerli in piedi”, ha riferito ai giornalisti Juan Carlos Serrano, membro dello squadrone di elicotteri dell’aeronautica militare spagnola che ha tratto in salvo i migranti ancora vivi. Le persone che si erano imbarcate per la Spagna erano tutte provenienti dall’Africa sub-sahariana. 

Gli arrivi di migranti che attraversano la rotta atlantica, passando lungo la costa africana nord-occidentale, sono aumentati dalla fine del 2019 ad oggi, in contemporanea con un maggior pattugliamento della costa meridionale dell’Europa, per cercare di ridurre i flussi lungo le rotte del Mediterraneo. Lo scorso anno, circa 23.023 migranti a bordo di almeno 745 imbarcazioni hanno raggiunto le Canarie, una cifra otto volte superiore rispetto al 2019.

“Il mare mosso in questo periodo dell’anno e le lunghe distanze percorse rendono questa rotta particolarmente pericolosa”, hanno affermato, in una dichiarazione congiunta, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), aggiungendo: “Le barche possono andare alla deriva per giorni, a corto di acqua e cibo”. I due enti si sono infine detti “particolarmente rattristati dalla notizia dell’ultima tragedia al largo delle Isole Canarie”.

Nel suo punto più breve, la rotta marittima dalle coste marocchine verso le isole atlantiche spagnole è di circa 100 chilometri, ma si tratta di un percorso rischioso soprattutto a causa delle forti correnti. I barconi di migranti, spesso sovraffollati e in cattive condizioni, non sono adatti ad affrontare una simile traversata. L’anno scorso, almeno 1.851 persone hanno perso la vita lungo questa rotta, secondo l’organizzazione Caminando Fronteras, che monitora i flussi migratori. 

L’effetto del coronavirus in Africa settentrionale e nella regione subsahariana ha spinto un maggior numero di persone a intraprendere la traversata verso l’Europa. Tra il primo gennaio e il 31 marzo di quest’anno, sono approdati sulle coste delle isole Canarie circa 3.400 migranti, meno della metà di quelli arrivati sull’arcipelago nello stesso periodo del 2019. 

In uno degli ultimi incidenti avvenuti quest’anno, almeno 4 persone erano state trovate morte su un barcone di migranti avvistato, l’11 aprile, al largo delle Isole Canarie, in prossimità di El Hierro. Lo aveva riferito la Croce Rossa spagnola, specificando che circa 23 persone si trovavano a bordo dell’imbarcazione e che almeno 16 di loro erano in “gravi condizioni”. Solo per 3 migranti era stato accertato uno stato di salute “buono”.

Il barcone era stato avvistato da un peschereccio a circa 193 chilometri a Sud di El Hierro, una delle più piccole tra le Isole Canarie. Dopo aver ricevuto la comunicazione, le autorità avevano effettuato le operazioni di soccorso, schierando tre elicotteri per portare in sicurezza le persone in difficoltà. 

Dal 2014, più di 20.000 migranti e rifugiati sono morti in mare mentre cercavano di raggiungere l’Europa partendo dal continente africano. Più di 17.000 di questi sono deceduti lungo la rotta del Mediterraneo centrale, descritta dalle Nazioni Unite come la più pericolosa al mondo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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