Russia espelle diplomatici di Slovacchia e dei Paesi Baltici  

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 15:32 in Repubbliche Baltiche Russia

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Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha annunciato, mercoledì 28 aprile, l’espulsione di due dipendenti dell’Ambasciata lituana a Mosca, un diplomatico della Lettonia e un collega dell’Estonia. Secondo il comunicato ministeriale, ai funzionari è stato ordinato di lasciare il Paese entro il 5 maggio. 

La mattina del 28 aprile, l’ambasciatore della Lettonia, Maris Reikstins, il suo omologo lituano, Eitvydas Bayarunas, il rappresentante dell’Estonia, Piret Reintamm Benno, e lo slovacco, Lubomir Regak, sono stati convocati presso il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa. Lo scopo era quello di porre l’accento sulle recenti azioni “antirusse” dei Paesi Baltici. Questi ultimi, il 23 aprile, avevano espulso diplomatici russi con l’accusa di attività incompatibili con lo status diplomatico.

Lettonia, Estonia, Lituania e Slovacchia si sono unite per esprimere la propria solidarietà alla Repubblica Ceca, la quale, il 17 aprile, aveva accusato l’intelligence russa di aver causato l’esplosione del deposito militare di Vrbetice, nel Sud-Est di Praga, accaduto il 16 ottobre 2014. Come conseguenza, Praga aveva deciso di espellere 18 diplomatici russi dal Paese. Il giorno dopo, domenica 18 aprile, il Paese ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata della Repubblica Ceca di Mosca “persona non grata” ed è stato ordinato loro di lasciare il Paese entro 48 ore. Il culmine è stato raggiunto il 22 aprile, quando Praga ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa nella nazione. La Repubblica Ceca aveva chiarito che la mossa era in linea con la volontà del Paese di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa.

Nell’ultimo periodo, le relazioni tra la Russia e i Paesi Occidentali si sono notevolmente deteriorate. Oltre alla Polonia, anche la Slovacchia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, l’Ucraina, l’Italia e, infine, gli Stati Uniti hanno annunciato l’espulsione di diplomatici russi. Mosca ha sempre risposto adottando misure speculari a quelle degli altri Paesi.  

La Russia, il 23 aprile, ha dichiarato “persona non grata” cinque diplomatici polacchi per rispondere alle “azioni provocatorie della Polonia e all’espulsione di diplomatici russi”. In precedenza, il 15 aprile, la Polonia aveva dichiarato “persona non grata” tre diplomatici russi per sostenere le recenti misure che gli Stati Uniti avevano imposto contro Mosca.

Per quanto riguarda la Slovacchia, il primo ministro del Paese, Eduard Heger, aveva annunciato, giovedì 22 aprile, l’espulsione di tre diplomatici russi da Bratislava. Durante una conferenza stampa, il nuovo premier aveva spiegato che la decisione era legata “all’attuale situazione geopolitica”, non fornendo ulteriori chiarimenti. In risposta, la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zacharova, ha riferito che “Mosca è rimasta atterrita dalle azioni ostili di Bratislava”, e ha aggiunto che era chiaro che, attraverso tale mossa, intendeva mandare un segnale di solidarietà a Praga.

Infine, vale la pena menzionare le recenti misure adottate dal presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Quest’ultimo, il 23 aprile, ha sottoscritto un decreto che conferisce al Cremlino il diritto di imporre contromisure come risposta alle azioni ostili degli Stati stranieri. Oltre a ciò, la Federazione ha redatto una “lista nera” in cui ha inserito una serie di “Paesi ostili” nei confronti della Russia, tra questi sono stati inclusi anche gli Stati Uniti. In relazione a ciò, la portavoce degli Esteri russa, Maria Zacharova, ha dichiarato che tali misure sono una “risposta” alla linea politica statunitense, dato che sarebbe stata Washington l’iniziatrice delle provocazioni “imponendo sanzioni e, di conseguenza, aggravando le relazioni”.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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