Russia: ambasciatori di Stati baltici e Slovacchia convocati al Ministero degli Esteri

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 8:43 in Repubbliche Baltiche Russia Slovacchia

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Gli ambasciatori degli Stati baltici, nonché il capo della missione diplomatica della Slovacchia, sono stati convocati presso il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, il 28 aprile. Ciò è avvenuto dopo che Estonia, Lettonia e Lituania hanno annunciato, il 23 aprile, la decisione di espellere diplomatici russi con l’accusa di attività incompatibili con lo status diplomatico, mentre il 22 aprile la Slovacchia ha dichiarato “persona non grata” tre funzionari russi a Bratislava.

Le autorità dei quattro Paesi hanno riferito che tali misure sono state adottate in solidarietà con la Repubblica Ceca, la quale ha attribuito a Mosca il coinvolgimento nelle esplosioni nei depositi di munizioni di Vrbetice nel 2014. Il 17 aprile, Praga ha reso nota l’espulsione di 18 membri dell’Ambasciata russa nel Paese, definendoli “ufficiali dei servizi speciali russi dell’SVR e del GRU”. In risposta, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato 20 membri dello staff della missione ceca a Mosca “persona non grata”.

Tale vicenda va contestualizzata in un clima di crescenti “crisi diplomatiche” tra la Federazione Russa, gli Stati Uniti e l’Unione europea, le quali hanno portato all’espulsione di numerosi diplomatici dai rispettivi Paesi. L’inizio delle tensioni risale allo scorso 5 febbraio, quando il Ministero degli Affari Esteri di Mosca ha dichiarato “persona non grata” tre diplomatici provenienti da Germania, Polonia e Svezia. L’accusa mossa dalla Russia è di aver partecipato a proteste non autorizzate in supporto dell’oppositore russo Alexei Navalny, il 23 gennaio precedente, sia nella capitale sia a San Pietroburgo. In seguito, il 10 febbraio scorso, i tre Paesi europei hanno contraccambiato allontanando funzionari di Mosca.

Tra i casi più eclatanti, lo scorso 31 marzo, due funzionari russi sono stati espulsi dall’Italia in relazione alla vicenda della vendita di informazioni militari riservate, operata da parte di un ufficiale della Marina italiano. Più di recente, il 15 aprile, gli Stati Uniti hanno espulso 10 diplomatici russi da Washington come parte di un pacchetto di sanzioni imposte contro Mosca per presunte accuse di cyber-hacking. In risposta, il 21 aprile, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi, ordinando loro di lasciare il Paese entro il 22 maggio.

Infine, il 19 aprile, la Repubblica Ceca ha annunciato l’espulsione di 18 diplomatici russi dalla nazione in relazione alle accuse di coinvolgimento nell’esplosione di Vrbetice, avvenuta del 2014. Reciprocamente, il 19 aprile, Mosca ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata ceca nella Federazione “persona non grata”. Le tensioni si sono poi acuite il 22 aprile, dopo che il Governo della Repubblica Ceca ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa a Praga, giustificando la mossa come un tentativo di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa nel Paese, per corrispondere al numero di diplomatici cechi a Mosca.

In tale contesto, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha firmato un decreto sulle contromisure alle azioni ostili degli Stati stranieri. Il documento è stato pubblicato, il 23 aprile, sul sito web del Cremlino. Stando al testo, le missioni diplomatiche, le istituzioni consolari e gli uffici delle istituzioni governative di Paesi stranieri che agiscono in “modo ostile” contro Mosca, i cittadini russi o le persone giuridiche dovranno affrontare restrizioni, o anche un divieto totale, se necessario, in termini di assunzione di cittadini russi. A tal proposito, il Governo della Federazione ha il compito di definire il numero di individui che possono essere impiegati da missioni estere.

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Mariela Langone

di Redazione

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