ONU: 29 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria nel Sahel

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 10:18 in Burkina Faso Mali Niger

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Secondo le Nazioni Unite, ad oggi, 29 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria nei Paesi del Sahel, una regione colpita, ormai da quasi un decennio, da una violenta insurrezione che ha causato lo sfollamento interno di 2 milioni di abitanti.

A renderlo noto sono stati i funzionari delle Nazioni Unite in una dichiarazione congiunta pubblicata il 27 aprile insieme ad altre organizzazioni non governative, quali il Norwegian Refugee Council e Plan International. I firmatari hanno riferito che il numero di persone bisognose di assistenza è aumentato di 5 milioni e che si trovano nel Nord del Camerun, in Ciad, in Mali, in Niger e nel Nord-Est della Nigeria. Negli ultimi anni, ampie parti del Sahel occidentale, una regione semi arida situata a Sud del deserto del Sahara, sono state colpite da violenze che coinvolgono molteplici gruppi armati, campagne militari di eserciti nazionali e partner internazionali, nonché milizie locali.

“Il conflitto nel Sahel sta diventando più ampio, più complesso e coinvolge più attori armati”, ha dichiarato Xavier Creach, coordinatore del Sahel per l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Di conseguenza, a detta del funzionario, sono i civili a pagarne il prezzo più alto, dovendo affrontare un numero crescente di attacchi mortali, di episodi di violenza di genere, di estorsione o di intimidazione, e sono costretti a fuggire, spesso più volte. Con il passare degli anni e l’aumentare delle operazioni antiterrorismo, condotte sopratutto dalla Francia, il costo umano di tali missioni è diventato sempre più alto.

Di fatto, in base a quanto emerso dai dati dell’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), le forze di sicurezza hanno causato più vittime civili in Mali e Burkina Faso nel 2020 rispetto a quante ne abbiano fatte i gruppi islamisti nella regione del Sahel. Nondimeno, anche gli estremisti sono responsabili di numerosi attacchi mortali. Soltanto dall’inizio del 2021, oltre 300 persone sono morte in una serie di assalti senza precedenti soltanto nel Niger occidentale. Questo include circa 203 morti civili in meno di una settimana, dal 16 al 21 marzo.

La vasta regione del Sahel, di cui ne fanno parte il Mali, la Nigeria, il Niger, la Mauritania e il Burkina Faso, è popolata da circa 100 milioni di persone e si trova ad affrontare molte difficoltà, tra cui la crescente minaccia del terrorismo. L’insurrezione jihadista nel Sahel è iniziata quando, nel 2012, i jihadisti, sfruttando una ribellione del gruppo etnico Tuareg, hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. I gruppi armati in questione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS). La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti nella regione, influendo sul deterioramento della sicurezza dei Paesi colpiti. 

Fin dall’inizio della crisi della sicurezza nel Sahel, la Francia è stata fortemente impegnata a contenere la minaccia terroristica. Ad oggi, nella regione operano molteplici forze militari per contrastare l’avanzata jihadista, tra cui la missione francese Barkhane, che conta 5.100 soldati, e il G5 Sahel, composta da uomini provenienti dagli eserciti dei Paesi interessati e della Francia.

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Julie Dickman

di Redazione

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