Nigeria: gli Stati Uniti dovrebbero spostare l’AFRICOM in Africa

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 6:31 in Nigeria USA e Canada

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Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha suggerito a Washington di spostare il Comando Africano degli Stati Uniti (AFRICOM) dalla Germania e portarlo nel continente, per affrontare meglio la crescente violenza armata sul campo. 

Tali dichiarazioni sono state rilasciate il 27 aprile, in occasione di un incontro virtuale con il Segretario di Stato degli USA, Antony Blinken. “Considerando le crescenti sfide alla sicurezza nell’Africa occidentale e centrale, nel Golfo di Guinea, nella regione del Lago Ciad e nel Sahel, che pesano pesantemente sul continente, cresce la necessità per gli Stati Uniti di prendere in considerazione il riposizionamento della sede dell’AFRICOM”, ha dichiarato Buhari, secondo una dichiarazione rilasciata dalla presidenza nigeriana. L’AFRICOM è uno degli undici comandi combattenti unificati del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, con sede a Kelley Barracks, Stoccarda, in Germania. È responsabile delle operazioni militari statunitensi e del mantenimento delle relazioni militari con 53 Paesi del continente africano, tutti tranne l’Egitto. 

“Le sfide alla sicurezza in Nigeria rimangono per noi motivo di grande preoccupazione e hanno un impatto più negativo sulle complesse pressioni negative esistenti nel Sahel, nell’Africa centrale e occidentale, così come nella regione del Lago Ciad”, ha affermato Buhari. Il suo discorso arriva una settimana dopo la morte del presidente del Ciad, Idriss Deby, ucciso da un gruppo ribelle armato il 19 aprile. Deby, al potere da 30 anni, è stato un importante alleato occidentale nella lotta contro i militanti islamisti e sotto di lui i soldati del Paese sono stati una componente chiave di una forza multinazionale che combatteva Boko Haram e la sua propaggine, l’ISWAP, che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico.

Anche le forze di sicurezza nigeriane affrontano molteplici sfide alla sicurezza, tra cui i rapimenti nelle scuole da parte di bande armate nel Nord-Ovest e la pirateria nel Golfo di Guinea, nonché l’insurrezione decennale del gruppo militante islamista Boko Haram, che effettua anche attacchi nel vicino Niger, Camerun e Ciad. In generale, tutta la regione del Sahel e dell’Africa occidentale è preda di una crisi di sicurezza causata dai continui attacchi di gruppi con legami con al Qaeda e lo Stato islamico contro le forze armate, ma anche contro i civili, nonostante l’intervento delle missioni supportate dalla Francia e dalle Nazioni Unite.

L’ultimo episodio violento si è verificato il 25 aprile, quando un gruppo di militanti ha attaccato una base militare nella città di Mainok, nello Stato nord-orientale del Borno. Il bilancio delle vittime ammonta ad almeno 33 soldati. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, le autorità locali ritengono che i responsabili dell’assalto siano una sezione locale dello Stato Islamico, attiva nella regione. I militanti indossavano una mimetica militare e sono arrivati con circa 16 camion e 6 veicoli militari resistenti alle mine, secondo quanto ha riferito uno dei soldati. Dopo diverse ore, hanno preso il controllo della base, e i rinforzi inviati sul campo sono caduti in un’imboscata. Verso mezzanotte, con l’arrivo della copertura aerea, il gruppo è stato costretto a ritirarsi. 

Esistono numerose iniziative che cercando di arginare le violenze in questa area del mondo. A tale proposito, a marzo del 2020 è stata lanciata la “Task Force Takuba”. L’operazione era stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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