Mosca cerca il dialogo con Washington

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 11:05 in Russia USA e Canada

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Il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, ha dichiarato, martedì 27 aprile, in cosa consisterebbe il piano di Mosca per ripristinare le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

Secondo la Russia, i due Paesi dovrebbero annullare le misure e le contromisure imposte, tra cui le sanzioni, così da poter mandare un “segnale evidente” che confermi l’intenzione di avviare un dialogo costruttivo tra le parti. Il quotidiano russo Izvestija ha reso noto che, in precedenza, Mosca aveva avanzato una proposta analoga a Washington, poco dopo l’insediamento del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Lavrov ha affermato che era stato lui stesso a suggerire tale progetto al segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, sottolineando che, in tal modo, si sarebbe normalizzato il legame tra i due Paesi.

Lo stesso 27 aprile, il vice-ministro degli esteri russo, Sergei Ryabkov, ha annunciato che il Cremlino ha invitato la Casa Bianca ad intavolare un dialogo sulla stabilità strategica, considerando il ruolo chiave che gli Stati Uniti e la Russia svolgono nell’arena internazionale. Secondo gli analisti russi, la proposta di Mosca potrebbe essere una risposta alla richiesta della portavoce degli USA, Jen Psaki, la quale aveva ribadito che Washington stava cercando di fare il possibile per ridurre le tensioni tra le due potenze.

Nonostante a livello diplomatico entrambi i Paesi si esprimano a favore del dialogo e del risanamento delle relazioni, nella pratica la situazione appare differente. In primo luogo, è opportuno ricordare che, il 23 aprile, il presidente russo, Vladimir Putin, ha sottoscritto un decreto che conferisce al Cremlino il diritto di imporre contromisure come risposta alle azioni ostili degli Stati stranieri. Oltre a ciò, la Federazione ha redatto una “lista nera” in cui ha inserito una serie di “Paesi ostili” nei confronti della Russia, tra questi sono stati inclusi anche gli Stati Uniti. In relazione a ciò, la portavoce degli Esteri russa, Maria Zacharova, ha dichiarato che tali misure sono una “risposta” alla linea politica statunitense, dato che sarebbe stata Washington l’iniziatrice delle provocazioni “imponendo sanzioni e, di conseguenza, aggravando le relazioni”.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo piuttosto complesso, soprattutto nel mese di aprile. Nel dettaglio, il 16 aprile, Mosca ha risposto alle sanzioni punitive che Washington ha imposto il 15 aprile, dichiarando “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi. La Russia non si è limitata solo a questo, ma ha altresì suggerito all’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, John Sullivan, di rientrare a Washington per “consultazioni serie”, dopo aver inserito dieci alti funzionari della presente e delle passate amministrazioni presidenziali nella lista nera delle persone che non possono entrare in Russia. Più tardi, il 20 aprile, Sullivan, è stato convocato a Washington per consultazioni. Il giorno seguente, il 21 aprile, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi, ordinando loro di lasciare il Paese entro il 22 maggio.

In precedenza, il 15 aprile, gli USA, oltre a inserire nella lista nera 32 società russe, avevano anche espulso 10 diplomatici russi e avevano imposto una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato da Biden ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura ha vietato agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno.

Infine, è importante ricordare che Biden, durante un’intervista rilasciata all’emittente statunitense ABC News, il 17 marzo, aveva definito Putin un “killer“. Come risposta, lo stesso 17 marzo, la Russia aveva convocato a Mosca Anatoly Antonov, il proprio l’ambasciatore a Washington, per analizzare le relazioni bilaterali russo-americane e per valutare le misure da adottare. Il giorno successivo, il 18 marzo, Putin aveva commentato le dichiarazioni USA.  Il presidente russo aveva spiegato che Joe Biden gli aveva dato dell’assassino perché era lui a sentirsi tale. “Chi lo dice lo è”, aveva affermato Putin. Augurando “buona salute” al collega americano, il capo del Cremlino aveva proseguito il discorso, contestualizzando le accuse statunitensi ai “pesanti, traumatici e sanguinosi eventi” che modellano ogni Nazione, USA compresi. “Quando valutiamo altre persone, o anche quando valutiamo altri Stati, ci sembra sempre di guardarci allo specchio. Ci vediamo sempre lì. Perché spostiamo sempre su un’altra persona ciò che, in realtà, appartiene a noi stessi”, aveva aggiunto Putin.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione