Marocco: spesa militare aumentata del 54% negli ultimi 10 anni

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 17:42 in Africa Marocco

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La spesa militare del Marocco è aumentata, nel 2020, del 29% rispetto a due anni fa, facendo scalare il Paese al 40esimo posto nella classifica mondiale, dal 45esimo del 2019. I dati, pubblicati nel nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), hanno stimato che il costo degli acquisti di armi in Marocco è stato, nel corso dell’anno passato, pari a 4,8 miliardi di dollari. La cifra è cresciuta del 54% rispetto al 2011, stando ai numeri del report. 

L’ultimo documento del SIPRI, pubblicato il 26 aprile, ha citato una serie di fattori alla base dell’aumento della spesa militare in Marocco, inclusa l’implementazione di un “programma di acquisto di armi di grandi dimensioni”, lanciato nel 2017. Tra le questioni che hanno contribuito al progressivo armamento di Rabat c’è anche la disputa con il Fronte Polisario, che si batte per l’indipendenza del Sahara Occidentale, e varie tensioni con l’Algeria, coinvolta anch’essa nella suddetta controversia territoriale. 

Secondo il SIPRI, il Marocco è tra i Paesi la cui spesa militare è più aumentata negli ultimi tempi. Al contrario, per quanto riguarda l’Algeria, benchè i numeri sugli acquisti di armi continuino a rimanere alti, la sua spesa, nel 2020, ha segnato una diminuzione del 3,4% rispetto al 2019. L’anno scorso, con un totale di 9,7 miliardi di dollari spesi per comprare armamenti, Algeri si è collocata al 24esimo posto della classifica mondiale. La riduzione della spesa, pertanto, non ha impedito al Paese di rimanere il primo a investire nelle forze armate in Nord Africa e in tutto il continente. 

L’Algeria ha continuato a puntare sul suo esercito nonostante la crisi socioeconomica, aggravata dalla pandemia, che ha provocato un serio aumento della disoccupazione e della povertà. Anche rispetto al mercato del petrolio, il governo algerino ha dovuto affrontare un calo degli introiti a causa della diminuzione del prezzo del greggio. Questi i motivi principali che hanno comportato la riduzione degli acquisti militari. “Il calo dei prezzi del petrolio, a partire dal 2014, e il successivo calo delle entrate petrolifere dell’Algeria hanno avuto un impatto sostanziale sulla sua spesa militare a partire dalla fine del 2016”, si legge nel rapporto. Il documento specifica poi che il bilancio militare algerino ha assistito ad un successivo calo tra il 2017 e il 2020. In questo arco temporale, la spesa è diminuita complessivamente del 5,3%. “Il forte calo del PIL algerino, correlato alla pandemia di Covid-19, non hanno impedito all’Algeria di spendere il 6,7% del PIL in acquisti militari, nel 2020, la cifra più alta in Africa e la terza più alta al mondo”, ha riferito l’Istituto di Stoccolma. 

I nuovi dati del SIPRI fanno seguito ad un rapporto, pubblicato a marzo, in cui il Marocco è comparso tra i primi 40 maggiori importatori di armi di grandi dimensioni, classificandosi al 29esimo posto. Secondo le stime, Rabat è tra i principali Paesi di riferimento per le armi statunitensi. Gli USA sono in assoluto il maggiore fornitore di armi per il Marocco, rappresentando almeno il 90% delle importazioni, seguiti dalla Francia (9,2%) e dal Regno Unito (0,3%). L’Algeria, d’altro canto, figura come il sesto importatore di armi al mondo. Il Paese importa la maggior parte delle sue attrezzature militari dalla Russia (69%), seguita da Germania (12%) e dalla Cina (9,9%). In aggiunta, a gennaio, il Global Firepower Index ha classificato la forza militare del Marocco al 53esimo posto su 137 e al quinto in tutto il continente africano. 

Riguardo ai rapporti militari Washington-Rabat, negli ultimi mesi della precedente amministrazione USA, fonti statunitensi avevano parlato di un accordo dal valore di circa un miliardo di dollari per l’acquisto, da parte del Marocco, di quattro droni MQ-9B SeaGuardian, prodotti dalla compagnia privata General Atomics, oltre a munizioni guidate ad alta precisione Hellfire, Paveway e JDAM, fabbricate da Lockheed Martin, Raytheon e Boeing. I droni MQ-9B hanno un raggio pari a circa 11.100 km e sono in grado di monitorare ampie aree sia desertiche sia marittime, oltre ad essere progettati per operare all’interno dello spazio aereo civile.

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Chiara Gentili

di Redazione