L’Arabia Saudita alla ricerca di buone relazioni con l’Iran

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 16:11 in Arabia Saudita Iran

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Il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, nel corso di un’intervista televisiva del 27 aprile, trasmessa da al-Arabiya, ha mostrato toni “conciliatori” nel parlare della posizione del proprio Paese nei confronti dell’Iran, affermando di essere alla ricerca di “buone relazioni”.

In particolare, il principe ha affermato che l’Arabia Saudita guarda all’Iran come un Paese vicino e, pertanto, è sua intenzione instaurare buoni rapporti. Tuttavia, è il comportamento negativo di Teheran a rappresentare un problema, riferendosi soprattutto al programma sul nucleare e di missili balistici e al sostegno offerto a milizie “fuorilegge”, tra cui le milizie di ribelli Houthi. In tale quadro, bin Salman ha chiarito che il desiderio di Riad non è vedere l’Iran in difficoltà, ma, al contrario, assistere alla sua crescita, così che possa condurre la regione e il mondo intero “verso la prosperità”. A ragione di ciò, Riad si sta impegnando con altri partner mediorientali e internazionali per risolvere le problematiche con Teheran.

Circa gli Houthi, il principe ereditario ha messo in luce come il proprio Paese non possa accettare la presenza di milizie armate al confine, le quali rappresentano una minaccia alla sicurezza del Regno. Riferendosi, poi, al ruolo del gruppo sciita in Yemen, bin Salman ha affermato che il colpo di Stato, del 21 settembre 2014, è da considerarsi illegale e ha invitato gli Houthi a sedersi al tavolo dei negoziati per porre fine al perdurante conflitto, nell’interesse della regione. I ribelli, è stato poi specificato, hanno una forte relazione con l’Iran, ma, in fin dei conti, la loro discendenza è araba, oltre che yemenita, e, pertanto, la speranza è che possano rendersene conto e cominciare a badare agli interessi della propria patria. Ad ogni modo, per Riad è necessario che il gruppo sciita si impegni in negoziati di pace per ottenere l’assistenza finanziaria promessa dal Regno.

Nel corso della sua intervista, il principe bin Salman ha altresì rivolto l’attenzione ai rapporti con gli Stati Uniti e con il capo della Casa Bianca, Joe Biden, il quale, a seguito del suo insediamento, ha annunciato che avrebbe posto fine al sostegno militare di Washington alla coalizione internazionale a guida saudita, intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in quanto accusata di aver preso di mira i civili ed esacerbato la situazione umanitaria in Yemen. Tuttavia, il principe ereditario ha affermato che le due parti sono tuttora dei partner “strategici”, sebbene Riad sia riluttante a forme di ingerenza estera nei propri affari interni. “Le questioni su cui non siamo d’accordo rappresentano meno del 10%”, ha poi dichiarato bin Salman, specificando che per il restante 90% gli interessi di USA e Arabia Saudita convergono e che i due Paesi stanno lavorando per rafforzarli ulteriormente.

Il principe ereditario ha altresì rivolto l’attenzione a dossier interni al proprio Paese e ha affermato che gli obiettivi inclusi nella Saudi Vision potrebbero essere raggiunti ancor prima del 2030, considerato che si è già a buon punto. Il riferimento va alla strategia di riforme economiche promossa dal principe stesso, il cui obiettivo è diversificare l’economia saudita, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita nel Paese, rendendo il Regno sempre più indipendente dal petrolio.

Ciò che ha destato maggiore interesse nell’intervista del 27 aprile è il tono conciliatorio utilizzato da bin Salman quando ha parlato dell’Iran, considerato uno dei principali rivali nella regione e precedentemente accusato di essere il responsabile dell’instabilità della regione mediorientale. Le ultime dichiarazioni del principe sono giunte dopo che, il 18 aprile, erano trapelate notizie circa colloqui tra funzionari sauditi e iraniani, presumibilmente svoltisi il 9 aprile a Baghdad, e che, secondo un alto funzionario iraniano e due fonti regionali, avevano l’obiettivo di allentare le tensioni tra Iran e Arabia Saudita.  Il suddetto incontro non avrebbe portato a risultati significativi, ma, stando a quanto rivelato dalle fonti, è stato funzionale per comprendere se possa esservi un modo per favorire una de-escalation nella regione mediorientale. Tuttavia, neanche bin Salman ha parlato di tali presunti colloqui.

Riad e Teheran hanno lottato per decenni per l’influenza regionale, ma le loro relazioni si sono interrotte all’inizio del 2016, dopo che, il 2 gennaio di quell’anno, manifestanti iraniani hanno dato fuoco all’ambasciata saudita, in risposta all’esecuzione di un importante religioso musulmano sciita, accusato di incitamento al disordine. Nel corso degli ultimi anni, l’Iran ha più volte accusato l’Arabia Saudita di sostenere vari gruppi jihadisti, nel tentativo di suscitare discordia a livello regionale e promuovere una visione conservatrice dell’Islam sunnita. Riad, da parte sua, ha più volte criticato le politiche espansionistiche di Teheran e il ruolo di quest’ultima a sostegno delle milizie Houthi, responsabili anche di attacchi missilistici contro obiettivi energetici sauditi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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