Israele vende ad Abu Dhabi parte del suo giacimento nel Mediterraneo

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 12:13 in Emirati Arabi Uniti Israele

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti (UAE) prevede di acquistare una quota in un giacimento israeliano di gas naturale per un massimo di 1,1 miliardi di dollari, nel quadro di quello che è stato definito il maggiore affare tra Abu Dhabi e Tel Aviv dalla normalizzazione delle loro relazioni, sancite con l’accordo siglato alla Casa Bianca il 15 settembre 2020.

In particolare, la società emiratina Mubadala Petroleum ha siglato un memorandum di intesa, preliminare e non vincolante, che prevede l’acquisto della partecipazione del 22% dell’israeliana Delek Drilling LP nel giacimento offshore di Tamar, situato nella regione del Mediterraneo Orientale. La notizia è stata resa nota, il 26 aprile, dalla stessa Delek, la quale ha precisato che l’accordo ha un valore di circa 1,1 miliardi di dollari. Fonti informate hanno riferito che, al momento, la parte emiratina sta conducendo le attività di ricerca di dati e informazioni relative all’oggetto della trattativa.

Mubadala Petroleum è una controllata di Mubadala Investment Company, un fondo di proprietà statale, con un patrimonio pari a 232 miliardi di dollari. Il memorandum annunciato le consentirebbe di svolgere un ruolo in un giacimento, quello di Tamar, situato a 90 km al largo della costa settentrionale di Israele, e che quando è stato scoperto, nel 2009, costituiva la più grande riserva di gas a livello mondiale. Ad oggi, si stima che le riserve di Tamar ammontino a 238 miliardi di piedi cubi di gas, mentre la capacità di produzione è pari a 11 miliardi di piedi cubi all’anno. Motivo per cui, il giacimento rappresenta uno dei progetti chiave di Israele in campo energetico. Parallelamente, se effettivamente portato a termine, l’accordo consentirebbe ad Abu Dhabi di svolgere un ruolo nella contesa regione del Mediterraneo Orientale. In realtà, Mubadala è già attiva nell’area, in quanto possiede una quota del 10% nel giacimento di gas egiziano di Zohr.

Da parte sua, l’amministratore delegato di Delek, Yossi Abu, ha affermato che il potenziale affare è da inserirsi nel quadro un “allineamento strategico” in Medio Oriente, in cui le risorse di gas naturale potrebbero costituire sempre di più una “fonte di collaborazione”. La compagnia israeliana spera di poter completare l’accordo entro la fine di maggio, ma bisognerà dapprima ottenere l’approvazione del governo di Tel Aviv. Per il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, il memorandum siglato sta a indicare il successo dei piani nel settore del gas, volto a porre fine al monopolio nel settore. Da parte emiratina, Mubadala ha affermato che il memorandum è oggetto di discussione, per valutarne la conformità alla strategia aziendale, basata sulla ricerca di una qualità elevata e su investimenti in linea con obiettivi di transizione energetica.

Sono diversi gli accordi di natura economica e commerciale, oltre che in materia di energia, discussi da Israele e dagli Emirati Arabi Uniti dalla normalizzazione delle loro relazioni. A tal proposito, il 20 ottobre 2020, la società di gasdotti israeliana Eilat Ashkelon Pipeline Company (EAPC) aveva dichiarato di aver firmato un accordo preliminare per favorire il trasporto di petrolio dagli Emirati Arabi Uniti all’Europa, attraverso un gasdotto che collega la città di Elat, sul Mar Rosso, e il porto di Ascalona, situato sulla costa mediterranea. 

Poi, il 19 gennaio scorso, il fondo di investimento Masdar di Abu Dhabi, specializzato in energia pulita, ha annunciato il primo importante investimento degli Emirati Arabi Uniti nelle energie rinnovabili. L’investimento ammonta a centinaia di milioni di dollari ed è volto a sviluppare progetti di energia rinnovabile in Israele. Il suo partner è la filiale della società energetica francese EDF Renewables, che attualmente sta attuando 18 progetti solari in Israele e ne sta pianificando altre decine del valore di 5 miliardi di shekel israeliani, pari a $ 1,52 miliardi. In realtà, il fondo emiratino ha già collaborato con filiali della francese EDF in numerosi progetti in Medio Oriente e Nord Africa.

Masdar è anch’essa una filiale di Mubadala Investments, una società di investimenti strategici con sede ad Abu Dhabi, e rappresenta uno dei maggiori fondi di investimento indipendenti al mondo, considerato che gestisce circa 4 trilioni di dollari. I suoi introiti derivano perlopiù dalle entrate petrolifere. Il fondo è poi legato al principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, il quale ha svolto un ruolo significativo negli accordi Abraham, ed è considerato un attore attivo nel mercato degli investimenti internazionali, con un focus sull’innovazione tecnologica.

In tale quadro, gli UAE, il 16 dicembre, hanno chiesto all’Egitto di entrare a far parte dell’East Mediterranean Gas Forum (EMGF), un’organizzazione internazionale regionale, con sede al Cairo. I Paesi membri, al momento, sono Egitto, Italia, Cipro, Grecia, Israele, Giordania e Palestina, ovvero produttori di gas, consumatori e Stati di transito, il cui obiettivo è promuovere un mercato sostenibile del gas. Al momento, la partecipazione del Paese del Golfo non è stata ancora ufficializzata, ma l’accordo è quello di rendere gli UAE un Paese membro con lo status di osservatore 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.