Emergenza coronavirus in India: la Cina pronta ad aiutare

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 11:25 in Cina India

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L’India ha registrato 323.144 nuovi casi giornalieri di coronavirus, il 27 aprile, superando per il sesto giorno consecutivo le 300.000 unità e, il 28 aprile, i decessi legati alla malattia hanno superato i 200.000 casi. In tale contesto di emergenza, tra i Paesi che a livello globale hanno offerto aiuti all’India vi è stata anche la Cina che ha incoraggiato le proprie aziende a fornire sostegno alla parte indiana.

L’ambasciatore cinese in India, Sun Weidong, il 26 aprile, ha confermato il sostegno risoluto della Cina all’India nella lotta all’epidemia e ha dichiarato che Pechino incoraggerà e indirizzerà le aziende cinesi a partecipare positivamente alla cooperazione in tal senso, facilitando l’accesso dell’India ad ogni tipo di bene e materiale sanitario. Il portavoce dell’ambasciata cinese a Nuova Delhi, Wang Xiaojian, ha ricordato che la pandemia è un nemico comune e che la comunità internazionale deve unirsi per contrastarla insieme. La Cina ha quindi espresso le proprie condoglianze all’India per la grave situazione epidemiologica al suo interno.

In seguito alle dichiarazioni dell’ambasciatore, il 27 aprile, la Camera di commercio per le importazioni e le esportazioni di prodotti sanitari e di medicinali della Cina ha proposto di aiutare l’India e di “unire le forze” per combattere l’epidemia. La Camera di commercio ha quindi suggerito alle grandi aziende farmaceutiche cinesi di agire velocemente e sostenere l’India, affermando che la parte cinese farà il massimo per fornire aiuto e sostegno a quella indiana per arginare il problema della mancanza di beni e materiali sanitari. Al momento, le aziende produttrici di attrezzature mediche cinesi hanno ricevuto richieste dall’India per la fornitura di 25.000 concentratori di ossigeno.

Lo stesso 27 aprile, anche il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha dichiarato che Pechino e Nuova Delhi stanno comunicando sull’emergenza e che il proprio Paese è pronto a rispondere alle necessità avanzate dall’India, in base alle proprie capacità. Rispondendo ad una domanda sul fatto che le Nazioni che fanno parte del Quadrilateral Security Dialogue (Quad) insieme all’India, ovvero USA, Australia, e Giappone, non hanno avessero fornito assistenza a Nuova Delhi, Wang ha affermato di sperare che tali Paesi sostengano l’India nella lotta alla pandemia. Wang ha quindi ribadito l’avversione della Cina al cosiddetto “nazionalismo dei vaccini”, ricordando che solamente l’1% della popolazione africana è stato vaccinato.

Secondo un professore di relazioni internazionali della Lanzhou University, Zhu Yongbiao, è probabile che gli aiuti cinesi prevedano strumentazione medica, vaccini e piani per la prevenzione e il trattamento. Zhu ha anche affermato che le aziende sostenute da finanziamenti cinesi in India potrebbero essere incoraggiate a fornire sostegno anche per vie non-governative.

Vista l’emergenza nel Paese, il premier indiano, Narendra Modi, il 24 aprile scorso, aveva annunciato l’annullamento dei dazi sui vaccini, l’ossigeno e le attrezzature connesse. Intanto, gli USA hanno revocato un bando alle esportazioni di materiali grezzi per la produzione di vaccini contro il coronavirus.

L’offerta di aiuto cinese nei confronti dell’India è arrivata in seguito ad un periodo di tensioni militari tra i due Paesi lungo la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra India e Cina, che ha interessato gran parte del 2020. In particolare, tra il 5 e il 6 maggio 2020, si erano verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Per mesi, la Cina non aveva fornito un numero esatto dei propri caduti in tale episodio fin quando, lo scorso 19 febbraio, ha annunciato di aver perso almeno 4 uomini e di aver riportato anche un ferito grave. L’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967, nonché la prima volta dal 1975 in cui scontri di confine sino-indiani hanno causato vittime.

Nonostante tali tensioni, le parti sono legate da strette relazioni economiche che l’India ha cercato di allentare nel corso del 2020 limitando gli investimenti cinesi e colpendo aziende tecnologiche cinesi attive in India.  Ciò nonostante, la Cina si è riconfermata come il maggior partner commerciale dell’India anche per il 2020, quando l’interscambio commerciale tra le parti ha raggiunto il valore di 77,7 miliardi di dollari. Nel quadro degli scambi commerciali sino-indiani, poi, la bilancia commerciale è spostata a favore della Cina e il deficit registrato nel 2020 ammonta a 40 miliardi di dollari.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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