Ancora tensioni nel Golfo Persico: la Marina USA lancia segnali di avvertimento a navi iraniane

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 8:33 in Iran USA e Canada

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Per la prima volta dal 2017, la Marina statunitense ha riferito di aver sparato colpi di avvertimento contro imbarcazioni iraniane nelle acque settentrionali del Golfo Persico, appartenenti al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).

In particolare, in una dichiarazione rilasciata nella sera del 27 aprile, tre navi da attacco rapido di Teheran sono state accusate, dalla Quinta Flotta degli USA, di essersi avvicinate alle imbarcazioni di Washington, la nave pattuglia della Marina USS Firebolt e la motovedetta della Guardia costiera statunitense USCGC Baranoff, in acque internazionali, mentre stavano svolgendo operazioni di sicurezza marittima di routine. Di conseguenza, gli equipaggi statunitensi hanno emesso molteplici avvertimenti via radio da ponte a ponte e tramite altoparlanti, ma le imbarcazioni dell’IRCG hanno continuato le proprie manovre a corto raggio, il che ha portato l’equipaggio della Firebolt a sparare colpi di avvertimento. A quel punto, le navi iraniane si sono spostate a una distanza di sicurezza prevista.  L’episodio ha avuto luogo il giorno precedente al comunicato, il 26 aprile, alle ore 20:00, e, al momento, non sono ancora note le motivazioni che hanno portato le imbarcazioni iraniane ad avvicinarsi a una distanza che ha raggiunto i 68 yard.

Nel comunicato, la Quinta Flotta specifica che le azioni della Marina dell’IRGC hanno aumentato il rischio di errori di calcolo e/o collisioni, non in linea con quanto stabilito nella Regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare (COLREGS) o con altre norme riconosciute a livello internazionale. Inoltre, Teheran ha altresì violato l’obbligo, previsto dal Diritto internazionale, di agire nel rispetto della sicurezza delle altre navi nell’area. Motivo per cui, la Marina degli USA si è detta pronta a rimanere vigile, seppur rispettando la professionalità che la caratterizza. Gli Stati Uniti, è stato specificato, non sono un Paese aggressore e le proprie forze continueranno ad agire in modo non provocatorio, ma sono state addestrate a condurre misure difensive efficaci laddove necessario.

Quanto accaduto il 26 aprile rappresenta il secondo episodio di tal tipo in un mese, sebbene incidenti simili non si verificassero da circa un anno nelle acque del Golfo. Il 27 aprile, la Marina degli Stati Uniti ha confermato che un gruppo di navi da guerra iraniane ha tagliato la strada a due mezzi della Guardia Costiera statunitense nel Golfo Persico. L’accaduto risale al 2 aprile, data dell’annuncio dei nuovi negoziati di Vienna tra i firmatari dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015, ma le notizie  non erano state confermate, in un primo momento, da nessuna delle due parti. Poi, parallelamente all’inizio di un nuovo round degli incontri diplomatici nella capitale austriaca, la Marina degli USA ha riferito che, il 2 aprile, 3 navi da attacco rapido iraniane e un mezzo di supporto a doppio scafo, noto come Harth 55, si sono confrontate con due navi della Guardia Costiera statunitense, la USCGC Monomoy e la USCGC Wrangell, che stavano pattugliando le acque internazionali nella parte meridionale del Golfo Persico.

Secondo la portavoce della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti in Medio Oriente, Rebecca Rebarich, mentre l’Iran aveva in gran parte smesso di utilizzare tattiche intimidatorie in mare nel 2018 e quasi per tutto il 2019, Washington aveva registrato 14 casi nel 2017, 35 nel 2016 e 23 nel 2015. Questo tipo di incidenti aveva quasi sempre coinvolto l’IRGC, un corpo armato d’élite che risponde solo al leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. 

Il quadro delle attività degli USA nella regione del Golfo comprende altresì i diversi voli di ricognizione effettuati tramite bombardieri B-52 alla fine del 2020, uno degli ultimi risalente al 30 dicembre. Per il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), responsabile altresì delle operazioni in Medio Oriente, l’obiettivo era dimostrare l’impegno e le abilità difensive delle forze armate statunitensi nei confronti dei suoi partner regionali e la capacità di dispiegare rapidamente le proprie forze in qualsiasi parte del mondo. Tuttavia, secondo un ufficiale militare degli USA, non erano da escludersi nuove tensioni tra Washington e Teheran. In particolare, il rischio che gli iraniani commettessero un errore di calcolo era “superiore al livello normale” a causa di diversi fattori, tra cui il parziale ritiro delle forze degli Stati Uniti dalla regione mediorientale e il cambio alla presidenza della Casa Bianca. Inoltre, si era prossimi al primo anniversario della morte del comandante della Quds Force iraniana, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dal capo dell’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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