Allarme degli USA in Afghanistan: rimpatriato il personale diplomatico non essenziale

Pubblicato il 28 aprile 2021 alle 20:38 in Afghanistan USA e Canada

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A cinque mesi dal ritiro totale delle proprie truppe dal Paese, gli Stati Uniti hanno ordinato al personale non essenziale della propria ambasciata di lasciare l’Afghanistan, citando l’aumento delle minacce alla sicurezza. 

La notizia è stata resa nota il 27 aprile dal Dipartimento di Stato degli USA, che ha pubblicato un avviso nel quale comunica un livello di allerta alto per l’Afghanistan e richiede ai cittadini statunitensi di lasciare il Paese il prima possibile. Tra le minacce rilevate si legge: “Gruppi terroristici e ribelli continuano a pianificare ed eseguire attacchi in Afghanistan”.

Ross Wilson, l’ambasciatore ad interim degli Stati Uniti a Kabul, ha commentato la questione affermando che la decisione arriva “alla luce della crescente violenza e delle notizie di minacce a Kabul”. Per quanto riguarda l’ambasciata, tuttavia, questo ha affermato che l’ordine ha interessato un “numero relativamente piccolo” di dipendenti, senza specificare quanti, e ha aggiunto che l’ambasciata sarebbe rimasta operativa. Il 27 aprile, anche il generale Kenneth McKenzie, a capo del comando centrale degli Stati Uniti, ha affermato che l’amministrazione rimane impegnata a mantenere un’ambasciata funzionante a Kabul. “Avremo una presenza militare molto, molto minima, quella che è strettamente necessaria per difendere l’ambasciata”, ha aggiunto. 

Il 22 aprile, durante un’udienza del Comitato per le Forze armate del Senato degli USA, lo stesso generale ha dichiarato di essere preoccupato dal fatto che l’esercito afghano potrebbe non essere in grado di “tenere duro” dopo che le truppe straniere si saranno ritirate. Tali osservazioni arrivano a seguito dell’annuncio del 14 aprile da parte del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, su un azzeramento della presenza americana nel Paese, entro l’11 settembre. Lo stesso giorno, anche la NATO ha annunciato il ritiro delle truppe, in coordinamento con gli USA. “Sono preoccupato per la capacità delle forze armate afghane di resistere dopo la nostra partenza, la capacità dell’aeronautica afghana di volare, in particolare”, ha affermato McKenzie, capo del comando centrale degli Stati Uniti. Il generale ha aggiunto che le forze armate afghane si sono abituate al sostegno statunitense e della NATO. 

Intanto, la stampa afghana ha riferito che le violenze sul campo non si fermano. Secondo i dati raccolti dal quotidiano Tolo News, più di 44 civili e quasi 100 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in diversi incidenti di sicurezza e attacchi talebani in tutto l’Afghanistan dall’inizio del mese sacro del Ramadan, il 13 aprile. Il Ministero della Difesa ha specificato che anche i talebani hanno subito perdite “massicce” in questi 10 giorni. Secondo le agenzie di sicurezza afghane, l’aumento degli attacchi dei talebani era atteso e non è altro che quella che i militanti, gli scorsi anni, hanno definito “offensiva di primavera”. Tuttavia, al momento sono in corso una serie di iniziative diplomatiche e questo avrebbe spinto i talebani a non annunciare ufficialmente l’offensiva, che però questi starebbero comunque portando avanti. 

L’Afghanistan ha vissuto decenni di conflitti e violenze, prima con l’invasione sovietica, poi con le lotte interne e la presa del potere dei talebani e successivamente con una sanguinosa guerra civile e l’aumento della minaccia terroristica. Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, l’intesa non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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