Turchia-Egitto: rafforzare i legami per sostenere la pace in Libia

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 12:12 in Egitto Turchia

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Secondo Ankara, gli incontri annunciati per la prima settimana di maggio potranno stabilire una rinnovata cooperazione tra l’Egitto e la Turchia e sostenere gli sforzi profusi per riportare la pace in Libia. Parallelamente, da parte turca è stato espresso il desiderio di migliorare le proprie relazioni con l’Arabia Saudita.

Questo è quanto affermato, il 26 aprile, da Ibrahim Kalin, portavoce e consigliere del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, le cui dichiarazioni si collocano nel quadro del progressivo riavvicinamento tra Egitto e Turchia, ufficialmente annunciato il 12 marzo scorso. A tal proposito, il portavoce ha riferito che i capi dei servizi di intelligence e i ministri degli Esteri di entrambi i Paesi sono in contatto e che una missione diplomatica turca si recherà in Egitto all’inizio di maggio. Come dichiarato precedentemente dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, obiettivo della visita sarà discutere della normalizzazione dei rapporti tra Il Cairo e Ankara e delle questioni connesse, tra cui la nomina degli ambasciatori.

Secondo Kalin, data la realtà dei fatti, è nell’interesse di entrambi i Paesi e della regione normalizzare le relazioni. In particolare, il riavvicinamento tra Ankara e Il Cairo potrà favorire anche la stabilità in Libia, Paese confinante con l’Egitto e la cui sicurezza è legata a quella dei territori egiziani. Ad ogni modo, il consigliere di Erdogan ha sottolineato che il proprio Paese è tuttora legato alla Libia da un accordo, siglato il 27 novembre 2019, ancora in vigore. Il riferimento va all’intesa raggiunta con l’ex governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), relativo alla cooperazione in materia di difesa e alla delimitazione dei confini marittimi nella contesa regione del Mediterraneo Orientale.

Turchia ed Egitto avevano interrotto i contatti nel 2013, con la destituzione dell’allora presidente egiziano, Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana, il quale venne sostituito da Abdel Fattah al-Sisi. Per Ankara, un presidente democraticamente eletto non poteva essere deposto da un colpo di stato militare e, sin dalla salita di al-Sisi al potere, ha rivolto critiche contro il presidente egiziano e i suoi sostenitori, tra cui anche alcuni Paesi occidentali e rivali del Golfo. Da parte sua, il governo egiziano ha più volte esortato la Turchia a non intervenire negli affari interni del Paese Nord-africano. 

In un gesto volto ad ottenere la fiducia del Cairo, il mese scorso, la Turchia ha chiesto ai canali televisivi dell’opposizione egiziana, che operano sul suo territorio, di moderare le critiche rivolte al presidente al-Sisi. L’Egitto ha accolto con favore la mossa, ma ha mostrato cautela di fronte alle richieste turche di legami migliori tra i due Paesi. Per Il Cairo, dimostrare semplicemente buona volontà non è sufficiente, ma è necessario che Ankara concretizzi le “raccomandazioni egiziane”. I dossier che vedono le due parti su fronti opposti riguardano, in particolare, la crisi in Libia e il sostegno alla Fratellanza Musulmana.

Al contempo, nelle dichiarazioni del 26 aprile, Kalin ha altresì affermato che il proprio Paese desidera migliorare le proprie relazioni con l’Arabia Saudita, messe a repentaglio dall’assassinio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, il 2 ottobre 2018, a Istanbul. In realtà, Ankara si era allontanata da Riad già nel 2017, dopo che l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto, noti come il “quartetto arabo”, avevano deciso di recidere i rapporti con il Qatar, alleato della Turchia, in seguito alle accuse di finanziamento del terrorismo e supporto ai gruppi islamici considerati illegali, come la Fratellanza Musulmana, nonché per i suoi legami con l’Iran.

In tale quadro, nell’ultimo anno, il valore degli scambi commerciali tra Ankara e Riad ha registrato una diminuzione del 98%, dopo l’approvazione da parte degli imprenditori sauditi di un boicottaggio non ufficiale delle merci turche, in risposta alle “ostilità” di Ankara. “Cercheremo modi per riparare il rapporto con un’agenda più positiva”, ha dichiarato Kalin, il quale spera che il blocco possa essere revocato. Circa l’omicidio di Khashogghi, il portavoce ha accolto con favore il processo che ha portato a pene detentive per otto individui e che coinvolge 20 funzionari sauditi, accettando quanto stabilito da Riad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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