Trattato sui Cieli Aperti: per la Russia, si è vicini alla fine

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 9:24 in Russia

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Il capo della delegazione della Federazione Russa ai colloqui di Vienna sulla sicurezza militare e il controllo delle armi, Konstantin Gavrilov, ha dichiarato che il Trattato sui Cieli Aperti è vicino alla sua fine, e che Mosca approverà a breve la sua rinuncia.

“Non ci si deve aspettare concessioni unilaterali dalla Russia. Pur mantenendo lo status quo, le nostre procedure interne, che precedono la notifica russa della decisione di recedere dal trattato, saranno completate entro la fine di maggio”, ha riferito Gavrilov nella prima riunione plenaria della 85esima sessione della Commissione Consultiva Open Skies di Vienna.

Come ha notato il diplomatico, la parte russa vede un continuo desiderio da parte di un gruppo di nazioni guidate dagli Stati Uniti di ritenere Mosca responsabile “della deplorevole situazione che si sviluppa intorno al Trattato”. In particolare, le accuse rivolte alla Russia riguardano presunte violazioni dell’accordo, le quali secondo Mosca continuano ad essere reiterate prima che qualcuno possa cominciare a riflettere sulla probabilità di un ritorno al Trattato.

In tale contesto, Gavrilov ha sottolineato che la Federazione ha espresso la disponibilità fondamentale a discutere le preoccupazioni dei suoi partner in una serie di formati di piccoli gruppi ai margini della commissione consultiva Open Skies. Tuttavia, il diplomatico ha chiarito che un confronto pratico sarà possibile solo dopo che gli Stati Uniti avranno chiaramente e inequivocabilmente deciso di rientrare nel Trattato.

Anche il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, l’8 aprile, ha annunciato che Mosca si aspetta che la posizione di Washington sul Trattato sui Cieli Aperti sia chiarita quanto prima, sottolineando che il non aver ricevuto una nota da Washington in merito al suo ritorno potrebbe inviare il segnale sbagliato alla Russia.

Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo, il 22 novembre 2020, ha causato gravi danni nell’ambito della cooperazione militare internazionale, ostacolando l’equilibrio degli interessi delle parti e minando il ruolo del Trattato sui Cieli Aperti come strumento di costruzione della fiducia e della sicurezza. Il patto è stato firmato il 24 marzo 1992 a Helsinki, ed è entrato in vigore con la ratifica di tutte le parti il primo gennaio 2002. Attualmente, vi partecipano 34 paesi, per lo più europei e il Canada. Il Trattato consente, al momento della notifica a uno Stato partner, voli di osservazione su tutto il suo territorio con apparecchiature di osservazione certificate, come telecamere ottiche e infrarosse e radar a vista laterale. In aggiunta, l’accordo impone un limite alle capacità hardware, ma nonostante sia inferiore alle attrezzature di intelligence militare e ai migliori satelliti spia, supera ancora ciò che può essere acquistato sul mercato commerciale aperto della fotografia satellitare. Infine, l’aereo come piattaforma ha dei vantaggi rispetto ai satelliti, in quanto è possibile far navigare l’oggetto da tutte le angolazioni senza dipendere dalle nuvole.

Il vantaggio principale del Trattato sui Cieli Aperti è che tutti i voli sono condotti apertamente e servono a potenziare le misure di rafforzamento della fiducia tra le parti dell’accordo. Un ufficiale locale è tenuto a salire a bordo di un aeromobile che arriva nel Paese in cui deve volare e a garantire che l’intero processo di fotografia avvenga secondo un itinerario concordato e le regole stabilite dal patto. Ogni Stato ha la propria quota di volo sui propri vicini. Ad esempio, la Russia, come gli Stati Uniti, ha diritto a 42 voli all’anno.

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Mariela Langone

di Redazione

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