Sud Sudan, l’ONU avverte: pericolo di un “conflitto su larga scala”

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 15:55 in Africa Sud Sudan

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Un rapporto delle Nazioni Unite, elaborato da un gruppo di esperti ed inviato, lunedì 26 aprile, al Consiglio di Sicurezza, ha avvertito che i ritardi nell’attuazione dell’accordo di pace tra governo e ribelli in Sud Sudan rischiano di far precipitare il Paese in un “conflitto su larga scala”. 

Le divisioni politiche, militari ed etniche nella nazione si stanno allargando, ha sottolineato il report, portando ad una serie di incidenti violenti tra fazioni, alla possibilità di una nuova guerra e al deterioramento delle condizioni economiche e sociali di oltre 100.000 nuove persone, costrette ad affrontare “condizioni simili alla carestia”. Nel rapporto, della lunghezza di 81 pagine, il gruppo di esperti ha affermato che le lente riforme del presidente Salva Kiir e le lunghe controversie politiche e i disaccordi sulle modalità di attuazione dell’accordo di pace del 2018 e del cessate il fuoco del febbraio 2020 rischiano di logorare ulteriormente i rapporti tra il capo di Stato e il suo vice, l’ex leader ribelle Riek Machar. Inoltre, il malcontento tra il Movimento di liberazione del popolo sudanese (SPLM), che fa capo a Kiir, e la sua base di potere, che risiede principalmente nel gruppo etnico Dinka, per la gestione della transizione, “sta portando alla richiesta di una nuova leadership”, si legge nel rapporto. Il documento, ad esempio, cita diverse fonti riservate, tra i seguaci di Kiir, secondo cui “si sarebbero formate divisioni sulla distribuzione delle posizioni governative e sul fatto che i tentativi del presidente di gestire le tensioni interne sarebbero falliti e avrebbero provocato incidenti e problemi di sicurezza fuori dalla capitale”.

Per quanto riguarda il vice-presidente Machar, il gruppo di esperti ha affermato che la sua poca capacità di riuscire a influenzare il processo decisionale del governo o di stimolare l’attuazione del cessate il fuoco ha portato il suo Movimento-Esercito di Opposizione per la liberazione del popolo del Sudan (SPLM-IO) a “sgretolarsi” gradualmente. Alcuni leader politici e militari vicini a Machar stanno sfidando la sua leadership e alcuni ufficiali hanno abbandonato il governo, hanno spiegato gli esperti.

Quando il Sud Sudan ha dichiarato la sua indipendenza dal Sudan, nel 2011, c’erano grandi speranze di pace e stabilità. In breve tempo, tuttavia, il Paese è scivolato nella violenza etnica, con le forze fedeli a Kiir che hanno iniziato, nel dicembre 2013, a combattere contro quelle fedeli a Machar, appartenente al gruppo etnico Nuer. Numerosi tentativi di pace sono falliti nel corso degli anni, incluso un accordo che aveva visto il leader dei ribelli tornare come vicepresidente, nel 2016, e poi rifuggire mesi dopo a causa di nuovi combattimenti. La guerra civile sud-sudanese ha ucciso quasi 400.000 persone e provocato milioni di sfollati, dal dicembre 2013 al febbraio 2020, quando è stata firmata l’ultima intesa tra il governo e il movimento d’opposizione.

La pressione internazionale è riuscita a fare in modo che, circa un anno fa, le parti firmassero un accordo di pace in base al quale, il 22 febbraio 2020, è stato istituito un governo di coalizione guidato da Kiir, con Machar come suo vice. Tuttavia, il nuovo esecutivo non è riuscito a realizzare molte riforme,tra cui il completamento dell’unificazione del comando dell’esercito, il potenziamento di una forza unificata e la ricostituzione dell’Assemblea legislativa nazionale di transizione.

“Date le preoccupazioni della società civile, dei leader politici e dei funzionari militari per quanto riguarda la capacità dell’accordo di portare a una pace duratura nel Sud Sudan e date le recenti richieste di dimissioni di Kiir e Machar, provenienti da più parti, è necessario un impegno urgente per evitare un ritorno ad un conflitto su larga scala”, ha dichiarato il gruppo nel suo rapporto. Gli esperti hanno citato diverse fonti del governo ed esponenti di gruppi armati la cui idea comune è che, a due anni e mezzo dalla firma dell’accordo di pace, lo slancio e l’efficacia dell’iniziativa siano diminuite. In particolare, molti funzionari, sia da parte di Kiir sia di Machar, concordano sul fatto che “il lento ritmo di attuazione e le mutevoli posizioni politiche di alcuni dei firmatari dell’accordo stiano rendendo improbabile la sua piena attuazione”. Il panel ha poi evidenziato che il governo di unità nazionale non sarebbe ancora riuscito a migliorare il livello di protezione dei diritti per i civili sud-sudanesi, i quali “continuano ad affrontare continue minacce da parte delle forze di sicurezza governative e dei gruppi armati”.

Circa la metà della popolazione del Sud Sudan, infine, sta affrontando “un’insicurezza alimentare acuta” e più di 92.000 persone che vivono in diverse aree del Paese, tra cui l’area amministrativa del Grande Pibor, Bahr al-Ghazal e Warrap, si troverebbero in “condizioni di seria carestia dall’inizio di marzo 2021″, secondo quanto riferito dagli esperti. La popolazione del Sud Sudan “ha bisogno di assistenza umanitaria nel 2021 come mai prima d’ora”, afferma il rapporto. “Nonostante i bisogni umanitari di 8,5 milioni di persone, il governo ha imposto barriere burocratiche alla fornitura di aiuti umanitari e il conflitto in corso ne ha impedito la consegna sicura”, ha aggiunto.

Gli esperti, in ultimo, hanno chiesto il mantenimento di un embargo sulle armi, che scadrà alla fine di maggio, e nuove sanzioni contro coloro che ostacolano l’attuazione dell’accordo di pace e la consegna degli aiuti umanitari. La necessità di una valutazione indipendente su come il governo gestisce le sue scorte di armi è stata poi messa in evidenza come ulteriore priorità. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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