Siria: che cosa sta succedendo a Nord-Est

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 10:58 in Medio Oriente Siria

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Dopo circa una settimana di tensioni, una tregua apparente sembra prevalere nella città di Qamishli, nel Nord-Est della Siria, a seguito dell’insediamento delle Syrian Democratic Forces (SDF) presso il quartiere di al-Tayy e un accordo raggiunto con la mediazione di Mosca.

A riportarlo, il 26 aprile, sia al-Jazeera sia al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni fornite da fonti locali. I violenti scontri dell’ultima settimana avevano avuto inizio nella sera del 20 aprile, quando un veicolo delle Forze di Difesa Nazionale (NDF), affiliate all’esercito regolare legato al presidente Bashar al-Assad, è stato attaccato dalle forze di sicurezza curde Asayish. Ciò ha dato vita a perduranti scontri, protrattisi per circa sei giorni, con perdite per entrambe le parti, e che hanno portato la Russia a intervenire come mediatrice per risolvere la disputa e riportare la tregua nella regione. L’annuncio ufficiale del cessate il fuoco è poi giunto il 26 aprile, dopo che le forze di sicurezza curde sono riuscite a ottenere quanto richiesto, ovvero l’allontanamento delle truppe delle NDF dai quartieri di al-Tay e Halko, il che, secondo attivisti locali, significa che la presenza delle Forze di Difesa Nazionale a Qamishli è oramai limitata alla periferia meridionale e Sud-orientale della città. In tale quadro, la tregua ha consentito a centinaia di civili locali di far ritorno nelle proprie abitazioni.

Non è la prima volta che le aree del Nord-Est della Siria assistono a tensioni di tal tipo tra i gruppi curdi e le forze filo-damascene, più volte placate grazie alla mediazione di Mosca. Ad essere al centro di ondate di scontri sono state soprattutto Qamishli e Hasakah, due città il cui controllo è ancora condiviso dalle SDF e dall’esercito di Assad. In tale quadro, sebbene le due fazioni abbiano vissuto per anni in maniera apparentemente pacifica, Damasco accusa le forze curde di continuare a “imporre un assedio soffocante” e di impedire l’ingresso di macchinari e rifornimenti nelle aree settentrionali del Paese. Le SDF, invece, accusano il regime di aver assediato diverse aree a maggioranza curda nel governatorato di Aleppo, nel Nord della Siria, e di imporre procedure e tariffe per l’ingresso delle merci. Tuttavia, erano stati proprio i gruppi curdi a richiedere l’aiuto di Assad quando, il 9 ottobre 2019, Ankara ha dato inizio all’operazione “Fonte di pace”, volta ad allontanare le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia.

Anche tra gennaio e febbraio scorso, per più di 22 giorni, le forze di sicurezza interna curde hanno assediato le aree di influenza del regime ad Hasakah e Qamishli, mentre le forze filogovernative hanno occupato diverse città e villaggi controllati dalle SDF nella periferia settentrionale di Aleppo, all’interno di quella che è conosciuta come l’area di al-Shahba, dove i posti di blocco della Quarta Divisione e delle forze aeree di Damasco hanno impedito l’ingresso di farina, carburante e medicinali, imponendo ingenti royalties a chi desiderava entrare. Di fronte a tale scenario, è intervenuta Mosca, la quale ha profuso intensi sforzi per evitare che le tensioni provocassero una più violenta escalation, scongiurata ufficialmente il 2 febbraio. Secondo alcuni analisti, la Russia non desidera che la regione Nord-orientale della Siria venga destabilizzata, in quanto ciò potrebbe provocare un nuovo conflitto che non verrebbe ben visto dagli Stati Uniti, i quali si sono detti disposti a salvaguardare il ruolo delle SDF nel panorama siriano, considerato un loro partner fondamentale.  

Qamishli rappresenta il centro amministrativo dell’amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale, guidato dal Democratic Union Party, che sostiene l’autonomia curda nella regione. Tuttavia, tale amministrazione non è riconosciuta dal governo di Damasco e gli scontri a Qamishli stanno ad indicare il clima di perdurante tensione tra le due parti. Questo perché anche il governo siriano è presente nella città, in aree prevalentemente cristiane e nelle vicinanze dell’aeroporto, da esso gestito. Tuttavia, sono le SDF, sostenute dagli Stati Uniti, a costituire la forza militare dominante nell’amministrazione, mentre le forze Asayish hanno il compito di preservarne la sicurezza. In generale, l’intera regione della Siria nordorientale è abitata da una popolazione mista di curdi, arabi, cristiani siriaci e vede la presenza di diversi partiti politici con diversi gradi di sostegno. Le stesse Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG).

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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