Nigeria: attacco contro una base militare, sospettato l’ISWAP

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 19:43 in Africa Nigeria

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Un gruppo armato, probabilmente formato da militanti affiliati allo Stato Islamico, ha attaccato una base militare nel Nord-Est della Nigeria, uccidendo oltre 30 soldati prima di ritirarsi a seguito di un’offensiva aerea. 

La base è situata nella città di Mainok, nello Stato nord-orientale del Borno, ed è stata attaccata il pomeriggio del 25 aprile. Il bilancio delle vittime ammonta ad almeno 33 soldati. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, le autorità locali ritengono che i responsabili dell’assalto siano una sezione dello Stato Islamico, attiva nella regione. I militanti indossavano una mimetica militare e sono arrivati con circa 16 camion e 6 veicoli militari resistenti alle mine, secondo quanto ha riferito uno dei soldati. Dopo diverse ore, hanno preso il controllo della base, e i rinforzi inviati sul campo sono caduti in un’imboscata. Un residente ha riferito che gli aggressori hanno anche dato alle fiamme il quartier generale della polizia della città. Verso mezzanotte, con l’arrivo della copertura aerea, il gruppo è stato costretto a ritirarsi. La città di Mainok si trova a circa 55 km, da Maiduguri, la capitale dello Stato del Borno.

L’ultimo episodio violento nella regione si era verificato il 23 aprile, quando almeno 11 civili sono rimasti uccisi a seguito di un attacco effettuato da forze armate jihadiste. Stando a quanto riferito da Ali Kolo Kachalla, un rappresentante politico della città colpita, Geidam, situata nello stato di Yobe, i combattenti del gruppo della Provincia dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale (in inglese noto con l’acronimo ISWAP) hanno preso d’assalto la città dopo essere giunti a bordo di 8 veicoli dotati di mitragliatrici. I terroristi sono arrivati mentre gli abitanti di Geidam si stavano preparando a interrompere il consueto digiuno previsto per il mese sacro di Ramadan, attualmente in corso. Poco dopo essere entrati in città, altri combattenti, che si nascondevano tra la popolazione civile, si sono schierati a fianco dei militanti jihadisti.

L’ISWAP è nato a seguito dell’uscita di un gruppo di militanti dall’organizzazione terroristica nota come Boko Haram. Lo Stato Islamico dell’Africa occidentale, nel 2016, ha giurato fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che l’ha riconosciuto come proprio affiliato. L’ISWAP è radicato nella regione del Lago Ciad, un’area strategica che tocca la Nigeria, il Ciad, il Niger e il Camerun. Il gruppo in questione conta, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, tra i 3.500 e i 5.000 combattenti. L’organizzazione è diventata particolarmente nota quando, il 26 dicembre 2019, alcuni suoi membri hanno pubblicato un video in cui si vedono alcuni militanti decapitare 11 nigeriani cristiani. Il gruppo aveva dichiarato che il gesto era parte di una campagna volta a vendicare la morte del leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso in Siria il 27 ottobre 2019 in un raid statunitense. 

Tuttavia, Boko Haram rimane la principale organizzazione terroristica attiva in Nigeria. È stata fondata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della Sharia. Dal 2013, le forze di sicurezza nigeriane, insieme ai militanti civili della Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno represso in maniera efficace il gruppo, costringendolo a lasciare le città occupate e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza sia i civili. Il gruppo è stato responsabile di importanti attacchi e rapimenti di massa. Tra questi, è da ricordare il sequestro di 344 studenti dell’11 dicembre 2020, a Kankara, nel Nord-Ovest del Paese, e quello del 15 aprile 2014, dove sono state rapite 276 studentesse a Chibok, nello Stato di Borno. 

Esistono numerose missioni che cercando di arginare le violenze in questa area del mondo. A tale proposito, un nuova iniziativa è la “Task Force Takuba”, attiva in Mali da marzo del 2020. L’operazione era stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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