Myanmar: la giunta chiude al dialogo con i manifestanti e combatte contro le milizie karen

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 13:35 in Myanmar

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La giunta militare al potere dal primo febbraio scorso in Myanmar, che si auto-definisce Consiglio amministrativo di Stato, il 27 aprile, ha affermato che l’incontro avuto con l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) tre giorni prima è stato costruttivo ma la priorità, al momento, è mantenere “ordine e giustizia”. Intanto, al confine con la Thailandia, i combattenti dell’Unione Nazionale Karen (UNK) hanno attaccato e conquistato un avamposto dell’Esercito birmano.

Il Ministro dell’Informazione del Myanmar ha affermato che prenderà in considerazione il piano per ridurre la violenza in Myanmar, chiamato “consenso in cinque punti” e nato da un incontro del leader della giunta militare, il generale Min Aung Hlaing, con l’ASEAN il 24 aprile scorso, solamente dopo aver stabilizzato il Paese. Il consenso in cinque punti prevedeva l’interruzione delle violenze in Myanmar, l’avvio di un dialogo tra tutte le parti coinvolte, l’invio di aiuti in Myanmar, la nomina di un inviato speciale per facilitare il dialogo interno al Paese e l’autorizzazione per tale persona ad entrare in Myanmar. Tra i membri dell’ASEAN, Indonesia, Malesia e Singapore avevano criticato la repressione violenta delle proteste della popolazione e avevano richiesto la liberazione dei leader politici detenuti dall’Esercito.

Parallelamente, il Consiglio amministrativo di Stato ha altresì reso noto che sta valutando di designare il Comitato di rappresentanza dell’Assemblea dell’Unione, ovvero del Parlamento bicamerale del Myanmar, un’organizzazione terroristica in base allo Legge antiterrorismo. Tale raggruppamento è stato istituito il 5 febbraio scorso da alcuni membri della Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito al governo fino al primo febbraio scorso. Il 16 aprile, membri del Comitato di Rappresentanza dell’Assemblea dell’Unione hanno annunciato di aver istituito un governo di unità nazionale (GUN), formato da membri del Parlamento deposti il primo febbraio scorso, alcuni leader delle proteste contro la giunta militare al potere e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese, compresi i karen. Il 20 aprile, tale governo è stato dichiarato “illegale” dalla giunta militare. Rispetto ai cinque punti del consenso ASEAN, anche i membri del GNU hanno affermato che non hanno intenzione di dialogare con chi è stato coinvolto in “crimini contro l’umanità” in Myanmar.

L’Esercito del Myanmar ha preso il potere e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, il primo febbraio scorso. Nella stessa giornata, la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint, sono stati arrestati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni dello scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Dal 6 febbraio successivo sono nate proteste della popolazione che l’Esercito ha represso con la violenza e che, ad oggi avrebbero causato centinaia di morti e migliaia di arresti.

Parallelamente alle dichiarazioni della giunta militare al potere, lo stesso 27 aprile, la KNU ha affermato di aver catturato gli accampamenti dell’Esercito sulla riva occidentale del fiume Salween, che costituisce il confine con la Thailandia. L’Esercito ha quindi risposto con raid aerei, confermati sia dalla milizia etnica, sia dalle autorità thailandesi. Le ultime operazioni hanno causato 450 sfollati che si vanno a sommare ai circa 250.000 stimati dall’Onu.

In Myanmar, sono presenti da decenni gruppi di ribelli appartenenti a diverse etnie che, per anni, hanno lottato contro il governo centrale per ottenere maggiore autonomia. Tra questi vi è il gruppo etnico dei Karen composto da circa 4 milioni di persone che vivono principalmente nello Stato di Kayin, nella parte Sud-orientale del Paese. Alcuni tra loro hanno istituito l’Unione Nazionale Karen, un gruppo armato che ha combattuto con le autorità centrali birmane dal 1949. L’obiettivo originario dell’organizzazione era quello di ottenere l’indipendenza ma, dal 1976, hanno iniziato a richiedere un assetto federale del Paese in cui lo Stato Karen abbia ampie autonomie. Rispetto agli ultimi sviluppi politici, i karen e altre minoranze etniche hanno sostenuto il fronte pro-democrazia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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