Libia: il governo mette in guardia dal fallimento del processo politico

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 9:49 in Africa Libia

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Dopo il rinvio del primo meeting a Bengasi del governo di unità nazionale libico, previsto per il 26 aprile, l’esecutivo ha messo in guardia da un possibile “collasso” del processo politico in Libia. Nel frattempo, per martedì 27 aprile, è previsto un incontro del Comitato militare congiunto 5+5, che, per la prima volta, verrà presieduto dal Consiglio presidenziale libico.

In particolare, stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, l’esecutivo libico ha rilasciato un comunicato, in cui ha espresso il proprio rammarico di fronte ai tentativi di chi cerca di acuire le divisioni interne a livello politico, oltre a “disintegrare” lo Stato e minarne le istituzioni. Tale dichiarazione è giunta dopo che il 26 aprile, l’incontro governativo previsto a Bengasi è stato rinviato per ragioni non chiarite dai canali ufficiali. Fonti di al-Jazeera hanno rivelato che, in realtà, ad aver ostacolato l’organizzazione della seduta sono stati uomini armati e civili fedeli al generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, i quali hanno impedito a una delegazione governativa, incaricata di ultimare i preparativi, di entrare a Bengasi dopo l’atterraggio del loro aereo presso l’aeroporto di Benina. Per il governo libico, l’incidente del 26 aprile rappresenta un’opportunità per coloro che cercano di minare il percorso politico libico.

Mentre alcuni hanno affermato che l’episodio è stato conseguenza della situazione di precaria sicurezza nella città orientale, di fatto ancora controllata da Haftar e dai gruppi a lui affiliati, altri hanno messo in luce come il rinvio dell’incontro governativo celi delle divergenze interne al nuovo esecutivo non ancora del tutto risanate, ed evidenzia come la Libia sia ancora lontana dal raggiungere quel pieno consenso auspicato. Motivo per cui, i circoli politici libici hanno espresso il timore che l’incidente possa essere un precursore dell’emergere di una nuova crisi. Una prova di una riconciliazione ancora fragile è altresì da ritrovarsi nella mancata approvazione del bilancio da parte della Camera dei Rappresentanti libica, che, secondo alcuni esperti, è da collegarsi alla lotta per le cosiddette “posizioni sovrane”, tra cui quella del governatore della Banca centrale.

Da parte sua, il governo e, nello specifico, il vicepremier Ramadan Abojanah, ha affermato che nessun attore libico potrebbe trarre vantaggio da una nuova situazione di divisione e violenza, e che sono proprio gli ostacoli e le minacce al processo politico a rafforzare il suo sostegno alla stabilità della Libia. Tale posizione è in linea con il desiderio della popolazione, la quale si oppone a chi cerca di impedire la riconciliazione nazionale e il ripristino della sovranità libica. Alla luce di ciò, il governo si è impegnato a comunicare con tutti gli attori coinvolti nella crisi libica, affinché possa essere attuato a pieno l’accordo raggiunto sotto l’egida delle Nazioni Unite. “La Libia sta vivendo un momento storico in cui non vi è spazio per fomentare discordia”, è stato infine dichiarato da Abojanah.

Nel frattempo, per martedì 27 aprile si è in attesa dei colloqui del Comitato militare congiunto 5+5, l’organismo nato a seguito della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, composto da delegati delle parti che per anni si sono affrontate presso i fronti di combattimento, ovvero l’esercito legato al Governo di Accordo Nazionale (GNA), con sede a Tripoli, e l’LNA guidato da Haftar. Si prevede che all’incontro del 27 aprile parteciperanno anche una delegazione “internazionale” e i membri del Consiglio presidenziale, ovvero il capo Mohamed al-Menfi e i suoi due vice, Musa al-Koni e Abdullah Hussein al-Lafi.

Tra le questioni all’ordine del giorno vi è la riapertura della strada costiera che collega l’Est e l’Ovest libico e la fuoriuscita di forze e mercenari stranieri dalla Libia, due punti inclusi nell’accordo di cessate il fuoco, raggiunto il 23 ottobre 2020 all’interno del suddetto Comitato. Al contempo, si tratta dei due dossier ritenuti essere più “spinosi”, tuttora oggetto di profonde divergenze, la cui mancata risoluzione potrebbe minare il processo di pace del Paese Nord-africano. Ad oggi, la Sala operativa di Sirte e al-Jufra ed esponenti del precedente governo tripolino credono che, per riaprire la strada costiera tra Sirte e Misurata, sia necessario che l’LNA si ritiri dalle postazioni situate nell’area. Da parte sua, l’esercito di Haftar ha chiesto dapprima l’allontanamento delle forze turche stanziate in Libia, una mossa respinta da gruppi di Tripoli e da membri della Fratellanza Musulmana.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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