L’Arabia Saudita passa alle rinnovabili per risparmiare più di 200 miliardi di dollari

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 13:21 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita ha riferito di aver sviluppato un piano volto a sostituire il combustibile liquido con gas e fonti di energia rinnovabile, da destinare all’uso domestico. Questo potrebbe far risparmiare più di 200 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.

A riferirlo è stato il ministro delle Finanze saudita, Mohammed al-Jadaan, il quale ha sottolineato che il proprio Paese necessita sempre più di ridurre costi e spese, al fine di accumulare denaro per finanziare i progetti volti a modernizzare la propria economia e, al contempo, portare avanti la cosiddetta Saudi Vision 2030, la strategia di riforme economiche promossa dal principe ereditario, Mohammed bin Salman, il cui obiettivo è diversificare l’economia saudita, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita nel Paese, rendendo il Regno sempre più indipendente dal petrolio. In tale quadro si inserisce il piano a cui ha fatto riferimento al-Jadaan, relativo alla “sostituzione dei liquidi”. Nello specifico, anziché acquistare carburante dai mercati internazionali a 60 dollari per poi rivenderlo alle utility saudite a 6 dollari, o utilizzare parte delle quote OPEC, Riad mira a sostituire almeno un milione di barili al giorno di petrolio equivalente con gas ed energie rinnovabili nei prossimi dieci anni. Ciò consentirà al governo saudita di risparmiare quasi 800 miliardi di riyal, pari all’incirca a 213,34 miliardi di dollari, da poter impiegare in investimenti.

Il nuovo piano va di pari passo con le ultime iniziative del Regno e, nello specifico con la Saudi Green Initiative, i cui progetti sono stati svelati il 27 marzo scorso. L’obiettivo è generare metà del fabbisogno energetico del Regno da fonti rinnovabili entro il 2030, salvaguardando, in tal modo, l’ambiente e mostrando l’impegno di Riad nella lotta al cambiamento climatico. Un altro obiettivo cardine consiste nel piantare 10 miliardi di alberi all’interno del Paese nei prossimi decenni, il che significa aumentare le aree verdi di 12 volte. In tale quadro si inseriscono, poi, i sette progetti in materia di energia rinnovabile, con cui l’Arabia Saudita mira a “nazionalizzare” tale settore, promuoverne il contenuto locale e “consentire la fabbricazione di quanto necessario a produrre energia solare ed eolica”. A tal proposito, l’8 aprile, il principe ereditario ha annunciato l’apertura di una centrale elettrica fotovoltaica, la prima per il Regno, soprannominata Sakaka, mentre tra le prossime centrali ad essere inaugurate vi sarà quella di Dumat al-Jandal, il primo impianto a energia eolica dell’Arabia Saudita. Questo, insieme alla centrale di Sakaka e agli altri progetti annunciati l’8 aprile, avranno una capacità di produzione totale pari a più di 3.600 MW. Ciò significa fornire energia a oltre 600.000 famiglie saudite e ridurre le emissioni di gas serra di circa 7 milioni di tonnellate.

Parallelamente, il ministro delle Finanze saudita ha dichiarato che fino al 2025, o probabilmente fino al 2030, tra le priorità di Riad vi sarà la “sostenibilità fiscale”, la quale, accanto al controllo della spesa pubblica, sarà alla base del raggiungimento degli obiettivi della Saudi Vision. Al momento, ha riferito al-Jadaan, il Regno sta provando a mantenere gli obiettivi stabiliti in materia di disoccupazione. Il desiderio è ritornare, entro la fine del 2021, ai livelli pre-Covid della fine del 2019. Tuttavia, ha chiarito il ministro, non si è ancora “fuori pericolo” e, pertanto, non è possibile avere stime certe per l’anno in corso. Alla fine del 2020, il tasso di disoccupazione del Regno è stato pari al 12,6%, in diminuzione rispetto al 15,4% registrato nel secondo trimestre, ma comunque lontano dall’obiettivo fissato, pari al 7%.

Non da ultimo, per al-Jadaan, al fine di realizzare quanto delineato nella Saudi Vision, saranno altresì necessari investimenti da parte di aziende pubbliche e private in diversi settori. A tal proposito, il Fondo sovrano per gli investimenti pubblici (PIF) ha come obiettivo investire 3 trilioni di riyal, pari a circa 800 miliardi di dollari, in nuovi settori, nei prossimi dieci anni. Attraverso un piano quinquennale, si creeranno 1,8 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti entro il 2025, superando i 331.000 posti di lavoro registrati alla fine del terzo trimestre del 2020. Parallelamente, la compagnia petrolifera statale Saudi Aramco si è impegnata a iniettare 1,3 trilioni di dollari nel settore privato locale nei prossimi nove anni.

Tuttavia, è stata la medesima compagnia a registrare, nel 2020, una diminuzione dell’utile netto pari al 44,4%, come conseguenza del calo dei prezzi di petrolio e della pandemia di Covid-19. In generale, anche l’Arabia Saudita è stata colpita dagli effetti provocati dai due fenomeni, in un anno, il 2020, che è risultato essere difficile per l’intera economia globale. I ricavi sono ammontati a 770 miliardi di riyal, mentre la spesa effettiva nel 2020 è stata pari a 1068 miliardi, il che ha fatto sì che il deficit ammontasse a 298 miliardi di riyal, pari al 12% del PIL. Il debito pubblico saudita ha toccato, invece, il 34% del PIL nel 2020. Inoltre, la spesa nel bilancio saudita 2020 è aumentata del 4,7% rispetto alle stime iniziali, mentre gli stanziamenti aggiuntivi sul bilancio approvato nel 2020 sono ammontati a 159 miliardi di riyal. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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